11 settembre 21 anni dopo

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di Paul Craig Roberts

Questo articolo di Paul Craig Roberts è stato pubblicato dall’autore sul proprio blog proprio l’11 settembre 2022

 

Cari lettori,

Oggi è il 21° anniversario dell’attacco al World Trade Center di New York. Non c’è mai stata un’indagine ufficiale degli Stati Uniti sull’attacco. Dopo molte pressioni da parte delle famiglie di coloro che morirono nel crollo delle torri, la Casa Bianca ha finalmente e con molta riluttanza riunito una Commissione sull’11 settembre composta in gran parte da politici e da un direttore dello staff neocon per sedersi ad ascoltare la narrazione governativa e metterla per iscritto. Questo è il rapporto della Commissione sull’11 settembre. In seguito, i co-presidenti e i consulenti legali della Commissione scrissero dei libri in cui affermavano che la Commissione sull’11 settembre era stata preparata per fallire, che le risorse e le informazioni erano state nascoste alla Commissione e che quest’ultima aveva preso in considerazione la possibilità di presentare al Dipartimento di Giustizia delle accuse penali nei confronti di alcuni dei funzionari governativi che avevano testimoniato il falso davanti alla Commissione stessa. Queste confessioni sono state ignorate dai presidenti e non hanno avuto alcun effetto sulla narrazione altamente implausibile del governo.

Il resoconto del NIST sul crollo è semplicemente una simulazione al computer che ha prodotto i risultati programmati dal NIST nella simulazione.

Per 21 anni ho riferito delle indagini indipendenti e delle scoperte di scienziati, studiosi, ingegneri e architetti che hanno concluso, sulla base di prove concrete, che il racconto del governo era un falso. Inizialmente, gli illustri scienziati, architetti e ingegneri che rifiutavano la narrazione ufficiale furono caratterizzati dalle prostitute della stampa come “teorici della cospirazione”, seguendo la linea adottata dalla CIA contro gli esperti che contestavano la narrazione ufficiale dell’assassinio del presidente John F. Kennedy.

Tuttavia, col tempo, gli sforzi di Architects & Engineers for 9/11 Truth hanno convinto sempre più americani che la storia ufficiale era falsa. Negli ultimi anni i sondaggi hanno mostrato che la metà degli intervistati non crede più alla storia ufficiale.

Mi è apparso subito evidente che l’11 settembre è stato un lavoro dall’interno, un evento sotto falsa bandiera attribuito ai musulmani per giustificare due decenni di “guerra al terrore” il cui scopo era distruggere gli oppositori mediorientali di Israele che finanziavano Hezbollah, la milizia libanese che per due volte ha cacciato il vantato esercito israeliano nei suoi tentativi di occupazione del Libano meridionale da parte di Israele. Eliminando i sostenitori di Hezbollah – Iraq, Siria e Iran – Israele avrebbe potuto impadronirsi delle risorse idriche del Libano meridionale.

Questo, e i profitti e il potere per il complesso militare/sicurezza degli Stati Uniti, sono tutto ciò che la “guerra al terrorismo” ha rappresentato.

Il motivo per cui, per me, era ovvio che l’11 settembre fosse un lavoro dall’interno è che, per come è stato presentato, si trattava della peggiore umiliazione subita da una superpotenza in tutta la storia registrata. Un manipolo di giovani sauditi, senza il sostegno di alcuno Stato o agenzia di sicurezza, aveva inferto un duro colpo all’immagine degli Stati Uniti. L’onnipotente apparato di sicurezza nazionale non è stato in grado di tenere a bada un manipolo di stranieri che, magicamente, ha fatto fallire la sicurezza degli aeroporti statunitensi per quattro volte nella stessa mattina, ha dirottato quattro aerei di linea, ha fatto sì che l’esercito statunitense conducesse una simulazione dell’attacco nello stesso momento in cui si stava verificando un attacco vero e proprio, causando così un’enorme confusione che ha impedito all’aviazione statunitense di intercettare gli aerei di linea dirottati. Questi giovani hanno anche impedito al vicepresidente Dick Cheney, che stava monitorando “l’attacco all’America”, di bloccare l’attacco al Pentagono.

Quando si osserva questo record di straordinari fallimenti del multimiliardario Stato di Sicurezza Nazionale e non si sente alcuna richiesta da parte del Presidente degli Stati Uniti, del Pentagono e dei Capi di Stato Maggiore, del Congresso e dei media di indagare e rendere conto del totale fallimento del governo, sentendo invece l’opposizione a qualsiasi indagine, si sa per certo che i più alti livelli del governo degli Stati Uniti sono stati responsabili dell’attacco per scatenare la guerra in Medio Oriente, proprio come Pearl Harbor fu un’orchestrazione di Roosevelt per far entrare gli Stati Uniti in una guerra a cui il Congresso e il popolo americano si opponevano.

Se il governo statunitense avesse creduto alla sua narrazione, il governo stesso, imbarazzato fino al midollo, avrebbe chiesto spiegazioni e responsabilità. Ci sarebbero state infinite indagini. Sarebbero rotolate molte teste. Ho trascorso un quarto di secolo a Washington e so per certo che il governo non si sarebbe accontentato di riunire una Commissione per poi leggere loro un resoconto poco plausibile e definirlo un’indagine sull’umiliazione dell’America e sulla propria.

Ciò che il governo ha fatto, invece di un’indagine, è stato distruggere rapidamente tutte le prove. Le massicce travi d’acciaio delle torri, chiaramente tagliate ad angolo da esplosivi ad alta temperatura, sono state raccolte in fretta e furia, senza che i vigili del fuoco si opponessero, spedite fuori dal Paese per sbarazzarsi delle prove e vendute come rottami metallici in Asia. Non è stata fornita alcuna spiegazione o ammissione per l’acciaio fuso sotto le macerie ancora settimane dopo l’evento. È stata ignorata la testimonianza di oltre un centinaio di pompieri, poliziotti e addetti alla manutenzione degli edifici che hanno avvertito esplosioni in tutte le torri, compresa una nel seminterrato prima ancora che i presunti aerei di linea colpissero le torri. È stato ignorato il fatto che i tre edifici siano crollati sulle loro stesse fondamenta come in una demolizione controllata. È stato ignorato il fatto che la giornalista della BBC abbia annunciato il crollo del terzo edificio 30 minuti prima che avvenisse, mentre si trovava di fronte all’edificio ancora in piedi.

Ma gli americani erano bersagli facili per il loro inganno, come sempre. Gli americani, moralisti, soddisfatti della bontà del loro Paese, con la convinzione rafforzata dal patriottismo e dallo sventolio delle bandiere, erano lieti di credere di essere stati attaccati, come ha detto il presidente Bush, perché l’America è così buona.

Ci si chiede se oggi, dopo 21 anni di Politica dell’Identità, di Razzismo Aversivo, di Teoria Critica della Razza, di teoria transgender, di Progetto 1619 del NY Times, di demonizzazione dei nostri Padri Fondatori, di distruzione della loro reputazione e rimozione delle loro statue e di glorificazione della perversità, ci si chiede se oggi gli americani avrebbero ancora la fiducia nella loro bontà per cadere vittime di un altro inganno dell’11 settembre.

Forse sì. Molti di loro sembrano essere caduti nel “dobbiamo salvare la libertà dell’Ucraina da Putin”, che in realtà significa “dobbiamo salvare l’operazione di riciclaggio di denaro della famiglia Biden e dei Democratici in Ucraina”. Gli sprovveduti americani hanno inviato miliardi di dollari e il denaro torna indietro, con un taglio per Zelensky e i suoi scagnozzi, ai Democratici per consigli, consulenze, facilitazioni per le necessità belliche.

Nella storia ci sono stati imperi corrotti, ma quello americano è il migliore in questo. Potrebbe ancora prendersi le nostre vite.

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: Michael Foran

14 settembre 2022

 

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