A Madrid la NATO si conferma come strumento del potere Anglo-USA

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di Luciano Lago

Il vertice di Madrid senza dubbio ha segnato una svolta geopolitica e ha aperto una nuova fase nella lotta per l’egemonia del blocco USA contro le potenze considerate “revisioniste”, Cina e Russia.

Il summit della NATO, da poco concluso a Madrid, ha di fatto determinato una nuova era per l’Alleanza Atlantica che, per la prima volta, ha travalicato (nelle sue intenzioni) i suoi tradizionali ambiti euro atlantici per affermarsi come blocco militare globale che vede apertamente la Cina (RPC)come un rischio, la Russia come una minaccia e la regione Asia-Pacifico come il nuovo scenario di un’offensiva strategica guidata da gli Stati Uniti. Questo potrebbe segnare l’avvento di un mondo bipolare dove la competizione sia fra USA e RPC con la Russia in posizione subordinata.

Tale nuovo concetto strategico scaturito dal vertice di Madrid e gli interessi egemonici nella regione indo-pacifica degli Stati Uniti, messi in questione dalla crescita dell’influenza cinese, hanno già scatenato una rabbiosa risposta dalla Cina, visto che Pechino è stata designta, nella nuova dottrina militare del blocco atlantico, per la prima volta, come una “sfida” alla sicurezza e ai valori occidentali in tutto il mondo. La nuova impostazione della Nato non lesina critiche nei confronti del regime di Pechino, che ancora non considera una minaccia, come nel caso della Russia, ma che accusa di agire in collusione con Mosca per “minare l’ordine internazionale” in base alle regole (le regole dell’Occidente) e di ledere gli interessi dell’Alleanza Atlantica.

Ritorno alla contrapposizione dei blocchi

Lo stesso Jens Stoltenberg, il segretario generale della Nato, si è profuso nell’accusare la Cina di “diffondere bugie e disinformazione russe”. Il segretario norvegese ha quindi fatto cenno alla riottosità di Pechino nel condannare Mosca per l’invasione dell’Ucraina, nonché al suo rifiuto di imporre sanzioni all’economia russa, sempre più complementare a quella cinese.

“La Cina non condivide i nostri valori e, come la Russia, cerca di minare l’ordine internazionale basato sul diritto”, secondo la visione di Stoltenberg.

Non poteva mancare una dura risposta cinese per bocca del portavoce cinese per gli Affari Esteri, Zhao Lijian, il quale ha ribadito che le sanzioni «non sono il modo migliore per risolvere i conflitti» ed ha puntualizzato che la NATO e l’Occidente stanno lavorando per un ritorno alla guerra fredda ed un confronto fra i blocchi.
Nello stesso tempo le autorità della RPC hanno preso atto delle accuse e del trattamento che la NATO riserva alla Cina nella sua nuova impostazione strategica. In una dichiarazione ufficiale, Zhao ha anche criticato l’invio di armi in Ucraina da parte di molti paesi della NATO in modo che l’esercito ucraino possa fermare l’invasione russa. “Questa continua consegna di armi non aiuterà a raggiungere la pace”, ha spiegato il portavoce cinese.

Per la Cina, l’inclusione di Pechino nel nuovo “asse del male ” da parte di Bruxelles e di Washington significa voler tornare ad una epoca di confronto e di ostilità in cui la Cina si riserva di agire a tutela e difesa dei suoi interessi, primo fra tutti quello di una unica Cina.

I sostenitori dell’atlantismo esteso al mondo globale, dal loro punto di vista, ritengono che siano cinesi e russi quelli che non vogliono assoggettarsi all’ordine internazionale ed alle regole dettate da Washington, dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica nel dicembre 1991.

Bruxelles mira all’ Estremo Oriente

La presenza al vertice Nato, svoltosi il 29 e 30 giugno nella capitale spagnola, dei principali oppositori asiatici della Cina, ovvero Giappone e Corea del Sud, ancora di più ha alimentato la polemica da parte di Pechino, che ha vouto rimarcare quanto questi paesi siano vassalli degli Stati Uniti.

Secondo il Global Times, partecipando al vertice di Madrid, Tokyo e Seoul hanno chiaramente dimostrato la dipendenza delle loro politiche estere dagli Stati Uniti, che si tradurrà in un confronto regionale e in un futuro danno alla loro sicurezza economica, in una velata minaccia per le future ritorsioni commerciali cinesi contro Giappone e Corea del Sud.

Sembra chiaro che la strategia USA è quella di contare su Giappone e Corea del Sud per fronteggiare la Cina ma questo produrrà delle conseguenze.

La crescita esponenziale della Cina in campo economico, tecnologico e militare rappresenta per se stessa una destabilizzazione dell’area asiatica, secondo Washington ed i suoi alleati, e questo porta alle potenzialità di un conflitto la cui scintilla potrebbe essere nell’occupazione di Taiwan, che Pechino considera una parte inalienabile della Cina continentale, fatto a cui si oppongono Giappone Stati Uniti, nel timore che si origini un caso analogo all’Ucraina nel settore indo Pacifico.

Progetto NATO del Pacifico

Gli ossevatori ed analisti cinesi hanno sottolineato che il vertice di Madrid ha rispecchiato l’intenzione della NATO di espandersi, non solo verso il Nord Europa e le regioni artiche, ma anche verso l’Asia, aprendo la strada alla partecipazione di Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda nelle attività della NATO nella regione indo-pacifica.

“È chiaro che l’espansione verso est della NATO mira a circondare la Russia. Tuttavia, il suo avanzamento nella regione Asia-Pacifico mira a contenere lo sviluppo della Cina, dal momento che l’Alleanza Atlantica ha esacerbato negli ultimi anni la cosiddetta sfida cinese”, scrivono alcuni analisti. Questo è un confronto aperto alla RPC che non rimane a guardare ma che si dedica a rafforzare in maniera esponenziale le sue forze militari ed a sganciarsi quanto prima dalla dipendenza finanziaria dal sistema occidentale.

Gli analisti cinesi notano che con l’allargamento della NATO all’area del Pacifico, aumentano i rischi di instabilità e di confronto, nell’area dove si scontrano gli interessi di Washington e di Pechino, e questo renderà il mondo molto più insicuro al di là dei proclami fatti dall’Alleanza atlantica. Sembra evidente, rilevano i cinesi, che, dietro la retorica di facciata sulle “democrazie contro autoritarismi” ecc, il vero obiettivo degli USA è il dominio del mondo. Si tratta di un possibile ritorno all’egemonia unipolare che gli USA avevano ottenuto negli anni ’90 con il crollo dell’URSS.

La posizione della Cina sul conflitto in Ucraina è stata molto diversa da quanto si aspettavano nel blocco occidentale. Pur ribadendo la propria neutralità nel conflitto, la Cina accusa la NATO di aver provocato la Russia fino a quando quest’ultima non ha deciso di agire contro i presunti tentativi dell’Alleanza di incorporare l’Ucraina nelle sue fila.

L’istigazione della guerra è stata fatta dalla NATO e dagli USA e Pechino accusa la Nato di essere una delle principali fonti di instabilità nel mondo, riferendosi alle azioni dell’Alleanza in Afghanistan, nell’ex Jugoslavia o in Libia. “Chi ha sfidato la sicurezza globale e minato la pace nel mondo? C’è qualche guerra o conflitto in cui la Nato non è stata coinvolta negli anni?”, questo sostiene la missione diplomatica cinese a Bruxelles.
Per questo Pechino rigetta la politica di espansione dei blocchi come foriera di instabilità e di nuovi conflitti.
Indubbiamente la NATO estesa all’area del Pacifico dimostra in modo inconfutabile quanto questo sia uno strumento militare del potere USA con buona pace di quanti sostengono la così detta “alleanza delle democrazie”.

Da Madrid la nato ha fatto un passo definitivo, quello di gettare la maschera e dimostrare la sua vera essenza.

Foto: L’indro

7 luglio 2022