Aiutalo che Dio t’aiuta

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di Lorenzo Centini

Chi sa un po’ di cose di Russia, anche ad un livello poco più che impressionistico, sa che l’establishment di Russia Unita e la classe dirigente espressa da Putin costituiscono, nella tassonomia politica russa, un elemento nazionalista ma moderato. Il governo di Putin, anche con i suoi elementi diciamo “tecnocratici” (Lavrov, Nabiullina, Mishustin, ecc) nel corso degli anni ha tenuto a bada elementi ben più radicali, intransigenti e lì sì davvero espansionisti.

Lo si è visto molto bene tra il 2000 e il 2008, quando Putin perseguì scientemente una politica di distensione e di avvicinamento all’Occidente (il che peraltro dimostra come non esistano arcani connaturati ai singoli corsi politici) e si attirò critiche feroci, anche in politica estera, dai radicali. Anche in politica interna Putin ha, per esempio, represso duramente i veri razzisti russi che organizzavano (e organizzano) ronde contro gli immigrati centroasiatici, sempre prendendo le distanze dall’oltranzismo dei “bianchi, slavi, ortodossi russi” (che potremmo chiamare BSOR, come i WASP americani) incentivando una politica di migrazione interna al mondo CSI.

Anche dopo il 2014, anno della ripresa della Crimea, questo elemento non si è dissolto, ma ogni governo deve lavorare su geometrie ad angoli fissi. La sponda che Putin non ha trovato in Occidente ha rafforzato i veri falchi, che hanno potuto mettere il paese di fronte al fatto compiuto – vedi l’ordine del giorno della Duma che rendeva Mosca responsabile legalmente della difesa delle Repubbliche Popolari, mossa che intendeva e ha inteso scavalcare “a destra” il governo Putin mettendolo in un vicolo cieco.

Obbiettivo ragionevole della politica estera europea avrebbe dovuto essere, anche in ottica puramente liberale e occidentalista (ma non filoamericana) aprirsi a Mosca DAVVERO, per disseccare i canali dell’antieuropeismo e dell’estremismo nazionalista russo che esiste, è innegabile e a suo modo pericoloso. Anche qualora si fosse inteso continuare a ritenere Putin un dittatore illiberale da rovesciare senza indugio sarebbe stato molto utile non attaccare direttamente e in ogni dove la Federazione Russa, per non esacerbarne i toni ed offrirli il destro alla polarizzazione nazionalistica che pure gli si voleva attribuire.

Non so se questo percorso poteva esser fatto dopo il 2018: di sicuro poteva esser fatto prima, e con relativa facilità prima del 2014. l’Unione Europea come istituzione, contro per esempio i governi francese e tedesco, ha oggettivamente lavorato con i settori più retrivi e oltranzisti di Mosca e Kiev per portare la situazione ad un cul de sac. Tutto questo favorendo i discepoli di Kennan, gente che dal “Long telegram” del ’46 lavora su canali anche politologici per mantenere le polarità russe ed europee sulla stessa carica al fine di renderle reciprocamente respingenti.

È possibile che il governo di Putin non sarebbe comunque riuscito a disinnescare certi elementi nazionalistici interni, anche se la sagacia dell’uomo è molto alta e anche la sua cognizione di dove è la Russia davvero. È possibile che le situazioni avrebbero condotto qui inevitabilmente. Però in Occidente ci si ricordi che non si sta trattenendo un Mussolini al Cremlino, bensì si è contribuito a mettere con le spalle al muro un Giolitti russo.

Foto: Idee&Azione

4 settembre 2022