Analizzare gli interessi strategici della Russia in Sudan

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di Andrew Korybko

Tutto sommato, si può concludere che le relazioni russo-sudanesi sono reciprocamente vantaggiose e hanno immense promesse per il futuro. Il loro ottimo stato, nonostante il cambio di diversi governi negli ultimi anni, rappresenta uno dei maggiori successi della politica estera del Cremlino in Africa.

La scorsa settimana il New York Times (NYT) ha pubblicato un interessante articolo sugli interessi strategici della Russia in Sudan, intitolato “From Russia With Love”: A Putin Ally Mines Gold and Plays Favorites in Sudan. Come tutto ciò che viene prodotto dai media occidentali a guida statunitense (MSM) sulla Russia al giorno d’oggi, è pieno di falsità, anche se questo articolo ha comunque qualcosa che vale la pena leggere al suo interno. Sebbene non fosse nelle intenzioni dell’autore, il NYT ha descritto in modo più o meno accurato gli interessi strategici della Russia in Sudan, che vale la pena approfondire in generale, anche se i dettagli condivisi nell’articolo dovrebbero essere presi con una forte dose di sale.

Tralasciando le speculazioni infondate del NYT sul leggendario Gruppo Wagner, che si ritrovano praticamente in ogni paragrafo dell’articolo, i lettori più attenti possono imparare molto sul posto del Sudan nella grande strategia russa. Per esempio, pochi potrebbero essere a conoscenza del fatto che questo Paese è il terzo produttore d’oro dell’Africa, e potrebbero anche non aver fatto due più due per capire che i suoi confini con la Repubblica Centrafricana (RCA) e la Libia potrebbero facilitare l’invio di forze russe in ciascuno di essi (sia in uniforme, come nel primo caso, sia non ufficiali, come è stato ipotizzato per il secondo).

Vale anche la pena di notare il pragmatismo della politica estera russa nei confronti del Sudan, visto che Mosca ha mantenuto ottimi legami con Khartoum nonostante i diversi cambi di governo degli ultimi anni. Sebbene non sia ancora chiaro come ciò sia avvenuto, gli osservatori possono comunque intuire che è il risultato dell’approccio flessibile e non ideologico del Cremlino alle relazioni internazionali, che rappresenta l’elemento caratterizzante della grande strategia del Presidente Putin. A Mosca sembra non importare che Khartoum voglia attivamente migliorare i legami con Washington, poiché entrambi i partner hanno chiaramente concordato di non lasciare che i legami con Paesi terzi influenzino le loro relazioni bilaterali.

Un’altra cosa a cui vale la pena prestare attenzione sono i pochi dettagli fattuali nel pezzo del NYT riguardanti gli incontri ufficiali tra i leader russi e sudanesi. Questi confermano che non solo la politica estera della Russia è flessibile e non ideologica, ma anche quella del Sudan lo è per la maggior parte. Un altro aspetto interessante dell’articolo è il fatto che si parla di una base navale russa a Port Sudan, di cui si parla da tempo, anche se non si sa ancora se verrà realizzata. La regione del Golfo di Aden-Mar Rosso (GARS) è tra le più importanti al mondo per il commercio marittimo, per cui è naturale che tutte le Grandi Potenze vogliano espandervi la propria influenza, e la Russia non fa eccezione.

Detto questo, gli osservatori dovrebbero anche ricordare che il Sudan è spinto alla guerra con la vicina Etiopia dall’Occidente guidato dagli Stati Uniti per un pezzo di territorio conteso che è oggettivamente di Addis Abeba, ma che è attualmente occupato dalle forze di Khartoum. Nessuno deve ipotizzare che la Russia abbia un ruolo in questi piani scellerati e, semmai, il Cremlino è certamente contrario a questi piani, poiché favorisce soluzioni pacifiche e politiche ai problemi regionali. Il fatto stesso che queste preoccupazioni abbiano continuato a peggiorare negli ultimi 18 mesi indica i limiti dell’influenza russa sul Sudan, che rimane limitata a specifici settori della sicurezza e a quelli economici speculativi.

Tutto sommato, si può concludere che le relazioni russo-sudanesi sono reciprocamente vantaggiose e hanno immense promesse per il futuro. Il loro ottimo stato, nonostante il cambio di diversi governi negli ultimi anni, rappresenta uno dei maggiori successi della politica estera del Cremlino in Africa. I loro dettagli rimangono opachi e hanno quindi dato adito a numerose speculazioni da parte degli organi di stampa, ma non c’è nulla di credibile che indichi che siano un fattore di instabilità regionale. Al contrario, rafforzano la stabilità regionale e possono avere un ruolo ancora più importante nel caso in cui la Russia riesca a influenzare dolcemente il Sudan a restituire con il tempo il territorio rubato all’Etiopia.

Pubblicato in partnership su One World 

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

12 giugno