Anche la moneta sarà multipolare

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di Emanuele Campilongo – Identità e Territorio 

Nel mio precedente intervento dal titolo Darsi una prassi multipolare, ho ritenuto di affermare che è ormai divenuto necessario lavorare affinché l’arte sia multipolare, perché lo diventi la musica, la pittura, la letteratura etc.

Non ripeterò mai abbastanza che è ragione di vita ormai combattere e lottare contro quella belva disumanizzante che è l’unipolarismo, diletto figlio del globalismo liberale che ha portato l’Uomo a ridursi a numero. Ad avere in sostanza un prezzo, e ad essere oggetto di consumo anch’esso. Ma tra i tanti aspetti che determinano l’esistenza, vi è anche l’aspetto economico e negarlo non è possibile. Per fortuna possiamo contare – in ambito sia italiano che mondiale – su numerosi uomini pratici degli aspetti economico-finanziari di sana ispirazione multipolare o quantomeno molto critici verso il liberal-globalismo. Essi sono un bacino indispensabile per l’edificazione del futuro. Ognuno di noi, nell’ambito delle sue competenze deve dare il proprio contributo.

Gli accadimenti degli ultimi anni e in particolare di quelli recentissimi, hanno evidenziato come anche lo strumento della moneta debba essere multipolare. Il multipolarismo deve avere solide radici economiche per poter puntare alla distruzione del sistema unipolare globale. Quindi la moneta, come ogni creazione dell’Uomo, deve rispondere ai requisisti insiti nell’approccio multipolare dell’esistenza. Prima di tutto essa deve mantenere le tre funzioni: essere mezzo di scambio, unità di conto e riserva di valore. Ma deve tornare ad essere strumento di relazione tra i popoli, essere di proprietà degli stessi e garantire dignità e prosperità, secondo le inclinazioni culturali dei popoli. La moneta deve essere per così dire “agganciata all’economia reale” e non il grimaldello della finanzia internazionale apolide. Attraverso la moneta non deve passare alcuna visione universalistica e omologante.

Le recenti indicazioni di massima scaturite dalla conferenza dei cosiddetti Brics, altro non sono che l’ormai evidente – e da anni segnalato da analisti indipendenti – segno del declino inevitabile del dollaro come moneta mondiale. Ciò non sarà indolore ma accadrà. Solo l’incredibile falsità dei media occidentali ormai ridotti a parodia, poteva descrivere tale sommovimento come una volontà da parte delle economie eurasiatiche di dotarsi di “una specie di euro”, come se esso fosse un modello da virtuoso seguire. Una lettura questa non solo sbagliata, falsa e ipocrita ma ennesimo segno dell’impossibilità delle classi dirigenti europee di fare autocritica dei propri macroscopici errori. Ciò che i Brics probabilmente stanno pensando è un progetto di creazione di una moneta che nella pratica sia una unità di conto. In buona sostanza molto più simile al progetto dell’Ecu, destinata agli scambi tra grandi spazi, all’interno di una “architettura monetaria” che contenga sia le monete nazionali esistenti, che le cosiddette monete locali o complementari. Quest’ultimo strumento è pienamente in linea con i postulati multipolari, e può contare nel mondo anche su esempi virtuosi. Quindi anche attraverso lo strumento della moneta, il multipolarismo può ergersi a baluardo delle identità e delle specificità di tutti i popoli e culture, nel pieno e reciproco rispetto.

È dunque necessario chiudere il prima possibile con il criminale pensiero economico universale, che mira ad imporre una ricetta uguale per tutti senza tenere in nessun conto delle diversità esistenti tra le genti. Avanti.

Foto: Identità&Territorio

2 luglio 2022