Author: Roberto Pecchioli

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    L’ecologismo radicale nemico della civiltà

    L’ecologismo radicale è tra i cespugli più insidiosi dell’albero ideologico progressista. Parte di esso è promosso e finanziato dalle centrali oligarchiche e dalle fondazioni dei miliardari sedicenti filantropi, il che la dice lunga sui suoi veri fini.

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    Valori dell’occidente: furia del dileguare

    Si parla spesso- specie da quando è iniziata la guerra in Ucraina- di valori dell’occidente. Ascoltiamo severi signori e garrule signore parlare, mano sul cuore e ciglia bagnate, elevando peana ai valori. Strano contrappasso: sono gli stessi che hanno applaudito lo smantellamento di ogni principio in questo angusto angolo di mondo. Talvolta inalberano cartelli come quello della signora Cirinnà, madrina del matrimonio omossessuale, pardon, ugualitario. “Dio, patria, famiglia, che vita de merda”. Sgrammaticata volgarità. Un altro valore dell’occidente, la terra del tramonto.

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    La scelta antropologica

    È raro che un politico strappi una franca risata, specie in campagna elettorale, festival della finzione e dell’ostentata serietà di personaggi in cerca d’autore, o meglio d’elettore. Stavolta è successo: Enrico Letta ha dichiarato che in caso di vittoria dei suoi avversari politici “per l’Italia la pacchia è finita”. Solo il professore di scienze politiche parigino può pensare che la stagione presente sia una pacchia, tra pandemia, crisi economica, energetica, timore del futuro, pericolo di guerra, debito, dissoluzione del legame sociale.

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    No Giuliano, non sei stato Amato

    Il 18 settembre si conclude improrogabilmente (per la costituzion che nol consente) il mandato novennale di Giuliano Amato alla Corte Costituzionale, di cui è stato vice presidente e successivamente presidente, per la consuetudine di investire della massima carica il giudice più anziano nella funzione, garantendogli, di passaggio, ulteriori privilegi e prebende. Un’elezione avvenuta in singolare coincidenza con la rielezione al Quirinale di Sergio Mattarella, a sua volta politico ed ex giudice costituzionale. Personaggi entrambi dall’indiscutibile connotazione di parte, in contraddizione con il ruolo di garanzia che la Carta assegna ai membri della Consulta.

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    Sovranità, il convitato di pietra

    Il dibattito elettorale è un baccano di accuse e contro accuse, pettegolezzi e insinuazioni che mascherano a malapena appetiti personali e lotte di cricche autoreferenziali. Pochi programmi o nessuno, fotocopie sbiadite l’uno dell’altro, indifferenza per i problemi reali degli elettori, che infatti si tengono alla larga e probabilmente polverizzeranno ogni record di astensione dal voto il 25 settembre.

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    Il sole dell’avvenire sorge a occidente

    Il sole dell’avvenire sorge a Occidente. Strana condizione, opposta alla realtà. Sulla terra il sole sorge a levante- da qui il nome- e tramonta a ponente. Ex Oriente lux, dicevano gli antichi, nell’ accezione naturale, religiosa e culturale. Ex Occidente lex, completavano, ammirando l’ordine e la chiarezza del diritto romano.

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    Elezioni. Testa, vinco io, croce perdi te

    Il noto sondaggista Enrico Crespi sostiene che alle elezioni politiche del 25 settembre l’astensione potrebbe raggiungere il 50 per cento. Afferma altresì che la percentuale di cittadini davvero interessati al processo elettorale non supera il dieci per cento. Forse esagera, ma anche un acuto indagatore di flussi elettorali come Renato Mannheimer indica un assenteismo record, soprattutto tra i giovani. Il partito che non c’è- quello di chi non andrà a votare – sarà di gran lunga il più numeroso.

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    Contrordine, confratelli!

    Questo pezzo apparirà noioso, un concentrato di amarezze senili di uno sconfitto, estraneo ed ostile ai tempi che gli sono toccati in sorte. Chi non ha sensibilità religiosa – o afflato spirituale – riderà di gusto di fronte allo sgomento e alla tristezza di chi scrive. Basterà interrompere la lettura: è così facile, online.

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    La guerra semantica [2]

    Pronunciare parole può essere paragonato ad accendere un fuoco. Quando vengono dette, le cose e i concetti – che esistono a prescindere – appaiono nella mente, sono accanto a noi, possono essere designate e nominate. Ogni distinta parola denota per la stessa cosa una diversa caratteristica o una sua sfumatura. La guerra semantica, modificando quella percezione, diventa il pompiere del lessico.
    La ricchezza del linguaggio segue la ricchezza dell’essere.

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    La guerra semantica [1]

    La guerra semantica è la lotta per il significato delle parole. Chi possiede le parole- ovvero riesce ad
    attribuire a un termine (il significante) il significato che diventerà comunemente accettato e utilizzato- vince non solo la guerra delle parole, ma possiede il passato, determina il presente e orienta il futuro. L’ipertrofia delle immagini rende oggi più difficile contrastare i cambiamenti di significato (e non di rado di significante) di molte parole e concetti. L’ Homo videns (Giovanni Sartori) vive di immediatezza, di strumentalità, concepisce il linguaggio esclusivamente come mezzo e tende a non porsi domande.