Author: Valentina Ferranti

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    Il cigno. In memoria

    Nel nostro mondo in rovina vi sono giorni più oscuri di altri. Pesano più di altri poiché ci ricordano della notte buia in cui viviamo. Una libera pensatrice è stata assassinata.

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    La bellezza offesa

    Dovremmo tornare a chiederci cosa sia la bellezza. Armonia visibile potremmo definirla. Immagine di superficie che rivela profondità dell’essere e innalza lo spirito. Non riducibile al concetto di esteriorità e gradimento visivo che cambia in base alle epoche storiche e alle differenti culture poiché c’è un nucleo comune che ce la rende condivisibile al di là delle categorie umane di spazio-tempo quindi. Ed è di quel tipo di bellezza che qui trattiamo.

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    Confessioni di un teppista

    Nel 1895 veniva alla luce Sergej Aleksandrovic Esenin, in un piccolo paesino di campagna: Konstantinovo. Siamo vicino a Rjazan, Russia occidentale. Sergej cresce con i nonni, contadini benestanti. Suo padre lavorava come impiegato a Mosca. Già bambino componeva versi. Un prodigio.
    Coltivò l’immagine del poeta contadino, anche se la sua famiglia non rappresentava quella Russia indigente che con la prima guerra mondiale si ritrovò ancora più in miseria.

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    Dies Natalis

    Quando Roma si fece, con il favore delle divinità autoctone e straniere, si chiuse un cerchio; un sacro sulcus, una linea circolare inamovibile che divenne il centro simbolico e rituale d’ogni sua gloria futura. Il Pomerio (post-murum) ovvero confine esterno ne sanciva tracciato inviolabile. Al suo interno, le prime famiglie costruirono abitazioni circolari. Ognuna di queste aveva un patriarca ovvero un pater familias, depositario della conoscenza del sacro che veniva trasmessa al suo gruppo d’appartenenza. Un pontifex che intorno al centro sacrale-fuoco della propria capanna, aveva il ruolo di intermediario terrestre dei culti e riti che rinsaldavano l’affiliazione/adesione alla ristretta comunità che poi si fece villaggio, città, Impero e vide nel Pontefice Massimo o re, il reggitore della sfera collettiva del sacro. Ma l’impronta era stata data ed il capo famiglia rimase, con funzione centrale insieme ed in forma differente alla Matrona romana, – vaso contenente il seme – centro del nucleo familiare.