Avanguardia e Retroguardia

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di Fernando Volpi

Serve una ventata di freschezza, anzi meglio sarebbe un bel vento che spazzi via quei miasmi che da troppo tempo accerchiano l’Italia e l’Europa in una stretta da cui pare non sia possibile uscire.

Eppure, nell’ermetica chiusura imposta dalla metodologia democratica, che garantisce si le libertà individuali ma solo se accompagnate da un ben preciso marchio di fabbrica, ovvero quelle che non disturbano i manovratori di sempre, ecco che un fiore qua e là riesce a nascere.

È in questa ottica e purtroppo con questo spirito inevitabilmente pessimista, che salutiamo con piacere la nascita di una esperienza, che – ci auguriamo – voglia divenire un contenitore di idee, progetti, elaborazioni, teso a ridare speranza ai tanti, forse troppi, che hanno gettato la spugna di fronte al Moloch iperliberista. Non staremo qui a fare la conta di chi ha lanciato la spugna per convenienza o semplicemente per esaurimento delle forze psicofisiche, giacché i cattivi maestri o gli esausti saranno sempre una parte considerevole della fauna antropologica di una umanità vieppiù acquisita da una metodologia di gestione del mondo che noi combattiamo da sempre.

Se mai una conta dovesse essere fatta, vorremmo farla per vedere quante saranno le persone di buona volontà che intenderanno mostrare una volta di più che il mondo della quantità, quello dei recinti con le greggi dentro, ha pur sempre bisogno del mondo della qualità, quello degli Uomini, soldati politici votati alla ricerca di una visione del mondo altra e alternativa.

Gli Uomini di cui si parla, nella inconsapevolezza delle masse cloroformizzate, sono già oggi l’avanguardia e la retroguardia di questa vasta umanità dispersa: avanguardia perché cercano in ogni modo di aprire un varco verso la redenzione da un sistema innaturale che porta alla distruzione, retroguardia perché fanno da tempo scudo contro il cecchinaggio di chi è sempre pronto a sparare sul più debole.

Questo oggi, nostro malgrado, è il compito e l’onere che abbiamo, consapevoli che non avremo da guadagnare medaglie ed allori, giacché le onorificenze del mondo odierno sono e resteranno vili patacche. Il nostro premio, se mai esisterà, sarà solo quello dell’impegno assiduo, indefesso, disinteressato per essere ancora avanguardia di una rinnovata volontà e retroguardia di una immutata fedeltà. Sursum Corda.

Foto: Idee&Azione

11 giugno 2021