Azzurro

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di Lorenzo Merlo

Il potere della comunicazione permette a chi lo detiene di pensare di guidare il mondo. È sempre stato così, ma l’epoca digitale e la relativa capacità tecnologica consentono ai potentati privati di realizzare un’uniformità dell’informazione che permetterà loro di dirigerlo verso lidi che non potremo scegliere, navigando su barconi di cui saremo sguatteri.

Qualche considerazione relativa a La Grande Narrazione, l’ultimo libro di Klaus Schwab, e al linguaggio con il quale espone le idee del Great Reset. Che fa della trasparenza il suo cavallo di battaglia, anzi, il suo vischio per catturare le ignare e innocenti mosche che, in grande maggioranza, siamo.

 

L’intento

Incalzante. Quattro libri (1) in sei anni. Dedicati a come è opportuno – secondo loro – dirigere il mondo. Loro sono i potentati della terra. Quelli in prima pagina su tutti i giornali dei complottisti. Sono entità potenzialmente volatili, ma ferree quando radunate intorno al miele a causa di un comune intento: dirigere il mondo appunto. Intento che ha tutti i riflessi sociali e filantropici possibili immaginabili – possiedono la comunicazione, è normale li realizzino quando, quanto e come utile all’abbacinante scopo diversivo per il quale sono messi in circolazione – ma che è mosso dalla soddisfazione del potere. La stessa che rende creativo e vivace l’aguzzino finché la vittima non lo supplica di smettere.

Loro sono coloro che possono più di molti stati della terra. Hanno una forza economica maggiore e non hanno debiti, non devono rendere conto ad un elettorato, stanno là per sostanziale plebiscito, un po’ come il Grande fratello, finché qualcuno non vorrà lasciare il divano consapevole d’aver perso la sua vita, d’averla consacrata – per tanto o per poco – a qualcosa che gli avevano fatto credere contasse.

Loro occupano posti di potere privato, istituzionale e sovranazionale. Si sono tradizionalmente nascosti dietro le spalle di politici e giornalisti stipendiati, ma ora il paravento non serve più. Senza dubbio alcuno.

Nel quarto libro, La grande narrazione. Per un futuro migliore, opera voluta e diretta da Klaus Schwab e scritta da Thierry Malleret, di recente pubblicazione presso Franco Angeli editore, c’è tutto il necessario per intendere la modalità di avanzamento del progetto Great Reset. Non che prima mancasse il necessario per riconoscerlo, molti, da tempo, l’avevano riconosciuto e ne avevano scritto. Vale la pena riprendere il discorso, a causa del tempismo di quest’ultimo lavoro dedicato a contenere la contronarrazione dei complottisti. Questi ultimi vedono nelle parole e nei fatti del Great Reset – apparentemente dedicate alla risoluzione dei problemi mondiali, ma di fatto soltanto espedienti per ridurre i costi del capitalismo occidentale per il mantenimento dell’egemonia mondiale – la sofferenza sociale, il controllo degli individui attraverso la digitalizzazione, i danni del 5G, quelli della diffusione delle nanotecnologie, le strategie di sfruttamento delle pandemie e dei relativi vaccini, la riduzione delle libertà di movimento e di espressione e molto altro, come la cosiddetta cancel culture, la globalizzazione dei pensieri e l’uniformizzazione della lingua, lo sfascio delle identità nazionali, la riduzione organizzata della popolazione mondiale e molto altro.

In funzione di tutto ciò, il patron del World Economic Forum scrive chiaro e tondo la modalità di avanzamento del progetto per un futuro migliore. Egli sa che un messaggio trasparente porterà con sé quello della credibilità. Porterà a sé tutto il popolo e il supporto democratico al progetto che ciò implica. E sa anche che quel popolo sarà la sua migliore armatura.

Lo scrive con semplice autenticità, come fosse in inchiostro azzurro. Proprio il colore scelto per gli sfondi dei convegni e per le comunicazioni pubbliche, per il sito del World Economic Forum e per le copertine dei libri.

Pagina 14

Lo scrive cristallino. Iniziamo da un brano di pagina 14 del quarto libro dedicato all’abbrivio del Nuovo ordine mondiale, tratto dal capitoletto I social media e l’era delle fake news.

“Non sorprende che una ricerca condotta durante la pandemia abbia mostrato un legame tra l’incertezza e l’ansia legate al COVID e a una maggiore probabilità di aderire alle teorie del complotto4. È questo uno dei motivi per cui i potenti movimenti antiscienza prolungano la fase di lento declino della pandemia di COVID-19, ostacolando sia la salute pubblica sia, in modo più sostanziale, la nostra capacità di andare avanti all’unisono”.

È un tipo di comunicazione intelligentemente faziosa. In essa si sente il respiro della serenità, dell’autorevolezza, del desiderio univoco e deciso di parlare a noi, a quel popolo frastornato dalle parole dei complottisti.

“Non sorprende che una ricerca condotta durante la pandemia abbia mostrato un legame tra l’incertezza e l’ansia legate al COVID e a una maggiore probabilità di aderire alle teorie del complotto4”. Chi andrà a guardare la nota “4”? Penso sia accettabile dire che, tra tutti i lettori, una percentuale minore. La nota porta al sito counterhate.com. La cui matrice – qualcuno potrà indagare per verificarlo – non pare estranea ma, anzi, sinergica al progetto di far avanzare la narrazione dei buoni contro i cattivi complottisti.

“È questo uno dei motivi per cui i potenti movimenti antiscienza prolungano la fase di lento declino della pandemia di COVID-19, ostacolando sia la salute pubblica sia, in modo più sostanziale, la nostra capacità di andare avanti all’unisono”. I potenti movimenti antiscienza? Se è stato tanto onesto da segnalare la fonte della ricerca con la nota numero 4, relativa alla maggiore probabilità di aderire alle teorie del complotto, come mai non accenna a qualcuno di questi potenti movimenti complottisti?

Non solo. Questi movimenti prolungano la fase di lento declino della pandemia di COVID-19, ostacolando sia la salute pubblica sia, in modo più sostanziale, la nostra capacità di andare avanti all’unisono. A parte la costrizione di dover citare nuovamente Orwell, “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza” (2), in quanto non dice in che modo la salute pubblica sia stata ostacolata, vi sono qui altre tre forze agenti sul lettore, diciamo così, ingenuo, vergine, ancora orientato a credere alle autorevoli voci pur di sottrarsi al proprio disorientamento. Psicosociologia da trattoria, ma sempre valida finché l’emancipazione non avvenga.

La prima è il lento declino della pandemia. La seconda è l’ostacolamento della salute pubblica. La terza è la nostra capacità di andare avanti all’unisono.

Qui siamo all’incantatore di serpenti. Ma siamo anche all’azzurro cristallino. Sono parole pronunciate, come detto, in totale serenità, in quanto loro hanno piena consapevolezza che esprimere possibilità, opinabilità, discutibilità e incertezza non fa gioco alla narrazione.

Se si dovesse rappresentare la psicologia di chi scrive e di chi legge, si dovrebbe fare ricorso al bimbo e al padre, al timoroso e alla guida, al timorato e al confessore, allo studente e al docente, al disperato e al terapista, al ferito e al medico.

Così siamo – non tanto concepiti – bensì indotti a credere di essere. È un procedere che ha già dato i suoi frutti in passato e che la pandemia, con gel, guanti, maschere, vaccini, criminalizzazione di chi si poneva domande ed esprimeva critiche alla gestione della stessa e della menzognera comunicazione, ci ha dimostrato. Ma poi con pari modalità e creatività mutuate alla questione della guerra Nato-Russia. In ambi questi ultimi due casi, l’efficacia della narrazione pervasiva, permanente, uniforme ha dimostrato come si possa ridurre a bimbo qualunque adulto incapace di essere se stesso. Come arrivare a permettersi sennò di scrivere la nostra capacità di andare avanti all’unisono, se non ponendosi come badanti e formatori di noi stessi?

Il brano citato di pagina 14 prosegue così: “Al di là della pandemia, l’abbondanza di fake news e la loro capacità d’ingrandire e manipolare la polarizzazione bloccano la nostra capacità di affrontare efficacemente i problemi di azione collettiva fondamentali che l’umanità deve affrontare”.

Non esiste critica. Esiste qualcuno a noi superiore che ci dice esserci le fake news. Ci dice cioè che tutto ciò che è contrario e che infastidisce il Great reset è sbagliato, delinquente, criminale, da rigettare e denunciare. Dice che è qualcosa contro il nostro stesso interesse. Fake che manipolano, che bloccano la nostra capacità di affrontare efficacemente i problemi di azione collettiva fondamentali che l’umanità deve affrontare.

Davvero chi detiene la Comunicazione globale dice a chi detiene quella di qualche testata, sito e blog – peraltro corrotti e infiltrati da testate, siti e blog filo-azzurri – che questi manipolano? Che bloccano la nostra capacità di affrontare efficacemente i problemi di azione collettiva fondamentali che l’umanità deve affrontare?

Bisogna ripeterlo. Se si arriva a scrivere tanto, nero su bianco, senza remora, spudoratamente, significa solo essere certi della propria impunibilità e soprattutto che il progetto ha bisogno di quella serena linearità cristallina. Se il flauto interrompe la sua melodia, il cobra potrebbe mordere.

Pagina 15, stesso capitoletto

“Di conseguenza, la nostra risposta a nuovi fatti o a nuove situazioni e il modo in cui diamo un senso al mondo è dipendente e, in ultima analisi, modellato da come le persone che conosciamo o di cui ci fidiamo pensano e agiscono. Questo processo fondamentale di scambio, comprensione e valutazione avviene attraverso le storie e le narrazioni”.

Papale papale.

Chiunque si occupi di comunicazione evince dall’osservazione delle relazioni la medesima considerazione.

Ma, nel contesto in cui questa banalità è inserita, contiene un subliminale messaggio che caldeggia noi bimbi di stare dalla parte di chi narra giusto e che dice a noi bimbi qual è la parte che narra giusto.

Loro sanno bene che nelle parole c’è la realtà, sanno della magia delle parole e anche che null’altro è necessario se non reiterarle con serenità. Perché sanno anche che il medium è il messaggio. Quindi che un messaggio urlato, che un risultato preteso con forza e coercizione è assai meno magico, efficace di quello pronunciato su sfondo azzurro.

Pagina 15 – “Il potere della narrazioni”

“[…] potremmo dire che una narrazione è anche ‘un modo di presentare o comprendere una situazione o una serie di eventi che riflette e promuove un particolare punto di vista o un insieme di valori’”.

Il libro, con azzurra fermezza, adotta la definizione di un importante vocabolario (Merriam-Webster) allo scopo di fare unire i puntini, gli eventi, secondo il loro disegno e, contemporaneamente, di evocare che il disegno complottista è fuorviante.

Pagina 16, stesso capitoletto

Non c’è equivoco. Parlano chiaro. E, parlando chiaro, fondano la loro potenza sul credito di narrazione trasparente, reiterata, pulita, senza acredine verso la parte che indicano come avversa, non a loro stessi, ma alla verità. Prosegue così a pagina 16: “Il futuro potrebbe presentare una grande minaccia oppure una grande opportunità […]. La soluzione della narrazione dipende da voi, ossia dalle persone a cui essa si rivolge. Le vostre scelte e le vostre azioni contribuiranno a determinare lo sviluppo” [ndr, sottolineato mio].

Pagina 17, idem

Prosegue a pagina 17: “Questo libro offre una serie di narrazioni interconnesse che fanno luce su ciò che sta succedendo e su cosa fare al riguardo”.

Si tratta di una “Grande Narrazione [che] si articola attorno a una storia centrale e deriva da uno sforzo collaborativo di alcuni dei pensatori più importanti del mondo per modellare prospettive a lungo termine e co-creare una narrazione in grado di aiutare a guidare la creazione di una visione più resiliente, inclusiva e sostenibile del nostro futuro”.

Dunque, c’è chi si permette di fare classifiche di pensatori e autoreferenzialmente ritenerle oggettive. E c’è anche una specie di democratica interdisciplinarità, visto che di estrazione professionale differente si tratta. C’è potere che si sta facendo atto in quel modo di scrivere. C’è dominio che si sta facendo coercizione di pensiero e di azione. C’è volontà di comprimere la creatività degli individui entro gli schemi dei migliori esperti del pianeta.

E di nuovo un colpo azzurro. Sempre pagina 17: “Senza dubbio, esistono migliaia di accademici, ricercatori, scienziati, professori, specialisti in previsioni e scrittori influenti che avrebbero potuto essere inseriti nell’elenco. C’è stato, quindi, un certo grado di arbitrarietà nel decidere la rosa dei 50” (3). Praticamente dice ai quattro venti ciò che tutti noi avremmo fatto. Quindi, non si tratta di solo di informazione, ma di induzione di cristallinità. Un’azione ordinaria in una strategia di affabulazione. Tutti i venditori di aspirapolveri porta a porta la adottano. L’accredito della fonte da parte dell’acquirente è una conditio di tutte le vendite. Per verifiche, chiedere a Goebbels, a Bernays, alla Pnl, a qualunque commerciante e banchista del mercato.

Sempre alla 17 c’è un affondo dedicato a inculcare che è il momento di lasciare la banchina dove affondano le nostre radici e dove ci muoviamo senza necessità di guida né di mappa, per salpare verso un futuro che loro hanno ben chiaro e che – è chiaro – ci piacerà molto.

“Che siamo o meno d’accordo con loro [ndr, i 50 pensatori migliori del mondo], queste narrazioni sollecitano la nostra immaginazione e ci invogliano a sperimentare (e anche a impegnarci) con le idee da esse presentate. Questo è fondamentale”.

Che ci dice l’amico Klaus? Sembra dica qualcosa di neutro, ma non lo è. Ci dice immettetevi fattivamente nella discussione, senza aggiungere che una discussione tra elementi con il medesimo intento (tipo stiamo lavorando per voi), difficilmente fa di noi qualcosa di contrario allo scopo e più facilmente, invece, qualcosa di utile, fosse anche solo un respiro a favore del progetto. Del resto Foucault, a sua volta, non ci metteva in guardia dicendoci che la verità è nel discorso? Klaus lo sa bene. Ci vuole buoni. È gentile con noi affinché non ci si distragga con qualche lazzo d’origine complottista e si possa così, insieme a lui, arrivare al lieto fine. Dove lui e i suoi accoliti mirano.

L’affondo prosegue di seguito: “Troppo spesso, tendiamo a favorire idee consolidate che sono profondamente intrecciate e influenzate dalla nostra vita personale e professionale. Detto altrimenti, non pensiamo abbastanza ‘fuori dagli schemi’. Di conseguenza, limitiamo la nostra esposizione a quelle altre idee che possono sorprenderci o ispirarci, costringendoci a pensare un po’ diversamente, a mettere in discussione alcune delle nostre credenze e supposizioni, a creare nuove connessioni mentali”.

Sbaglio o sta dando il la ai benpensanti dubbiosi, timorosi, incerti su come porsi nei confronti dello sfascio della famiglia eterosessuale, dell’ideologia gender, dell’individualismo, dell’ordoliberalismo (che mai capiranno né vedranno, se non intendendolo come progresso, quindi inevitabile), di cibi ancora processati ma verdi in quanto ecologici, di condivisione dei concetti impatto zero, sostenibilità, economia circolare, della restrizione delle libertà, di nuovi vaccini necessari, di inclusione senza contegno, di abbandono di ciò che siamo? E di abbraccio di ciò che loro vogliano si sia?

Sbaglio o se chiederemo chiarimenti, o non accetteremo le istruzioni pensate per il nostro bene, saremo colpevolizzati? Poi esclusi e così avanti?

Forse no.

Pagina 18, idem

La pagina 17 si conclude con queste righe, che poi girano alla 18: “Durante la lettura di questo libro [espressione perentoria, che dice: certamente lo leggerete, siamo il vero, ndr], speriamo che vi rendiate conto che queste 50 narrazioni possono aiutarci a vedere il mondo in modo diverso e [apoteosi, ndr] espandere la nostra mappa mentale su ciò che deve essere fatto per renderlo migliore”.

Chi non si adegua rema contro il progresso. Avremo le schiere di mascherati ancora contro, vera inerzia e problema. Vero ostacolo, ancora più solido di quanto non possano essere gli azzurri di Klaus.

Seguendo le idee dei 50 “possiamo impegnarci per dare forma alla società e all’economia che vogliamo”.

“Esporre e discutere le idee integrate nelle diverse narrazioni è l’obiettivo di questo libro. Anche farle progredire nell’ambito del processo decisionale e politico è parte del nostro impegno”.

Giocano facile. All’epoca non ci è riuscito Cristo, non ci è riuscito il Buddha, ma è chiaro ce la faranno loro. Anzi, hanno già avviato i loro successi, ne abbiamo dimostrazione e prova. Sono riusciti a colpire i passaporti della gente comune. Parlo dei comuni cittadini russi discriminati come nel razzismo più profondo e raffinato in quanto condiviso dai più. Parlo delle ragioni politiche del vaccino ai più giovani, rei di essere contagiati, e di una mortalità ampiamente risibile. E parlo delle pari ragioni politiche dell’esclusione dal lavoro di individui che avevano la libertà legale di non vaccinarsi. Parlo di anni di genuflessione mediatica trasmessa come altoparlante della scienza. Parlo dello scientismo pervasivo. E del popolo mascherato e di quello pacifista, quali viventi dimostrazioni quotidiane che l’avvento del Great Reset è in essere. Il tempo degli annunci e dei proclami è già passato. Ce la faranno dunque, perché, a differenza del Cristo e del Buddha, hanno la comunicazione.

Le due ulteriori pagine che ultimano l’Introduzione, riprendono quanto già detto finora. Ma, Klaus sa che repetita iuvant e che seguitare ad adulare, incensare, lusingare quelli come noi, in quanto necessari, è sempre utile e sorprendentemente efficace. Chi legge può sentirsi accolto, può sentire l’afflato del lavoro di squadra nel quale è invitato a coinvolgersi. Può sentirsi protagonista di un cambiamento che – non lo sa – consisterà in dolori per la maggioranza. Come potrebbe il capitalismo risolvere i problemi che ha creato senza condannare se stesso?

Tutto sarà sempre più disorientante, affinché la Grande Narrazione possa fare da bussola agli smarriti e possa fare degli smarriti i suoi principali prodi.

Ci sono condizioni da guerra civile. Chi potrà combatterla? Quelli che non hanno niente da perdere, i soli disposti a mettersi in gioco, saranno i nullatenenti, quindi impotenti. I consapevoli compongono arcipelaghi di cui non sanno l’entità. Accettare linfa esterna comporterà compromessi.

Gli azzurri pare possano vincerla facile.

Note

  1. Schwab Klaus, La quarta rivoluzione industriale, Milano, Franco Angeli, 2016. Schwab Klaus, Governare la quarta rivoluzione industriale, Milano, Franco Angeli, 2019.                  Schwab Klaus, Malleret Thierry, COVID-19: The Great Reset, Cologny/Geneva, World Economic Forum, 2020.                                                                                                                                 Schwab Klaus, Malleret Thierry, La grande narrazione – Per un futuro migliore, Milano, Franco Angeli, 2022.
  2. Orwell George, 1984, Milano, Mondadori, 1973, p. 39.
  3. Come riferito nell’Introduzione del libro, in Appendice si trova l’elenco delle 50 eminenze consultate. Sono in realtà 49.

1 Brasile

1 India

1 Germania

1 Emirati Arabi Uniti

2 Hong Kong

2 Russia

3 Giappone

4 Cina

6 Regno Unito

28 Stati Uniti d’America

Foto: Ansa

8 novembre 2022

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