Brevi riflessioni su essere e divenire nel pensiero di Gustavo Bontadini

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di Daniele Trabucco

L’uomo, scoprendo il senso dell’essere, ossia il principio di Parmenide per cui “l’essere è e non è possibile che non sia” (cfr. “De natura”), coglie le basi sulle quali poggia la sua esistenza: quell’infinito precipitare nel nulla è solo apparenza e doxa.

Tuttavia, il baratro che si è aperto ai suoi piedi, quando ha creduto di aver visto il volto di Dio e dopo aver compreso la sua creaturalità e finitezza, è talmente profondo da dover essere ricomposto, pena il cadere nella follia.

Ora, come insegna il grande filosofo Gustavo Bontadini (1903-1990), se “l’essere non può essere originariamente annullato”, pena la coincidenza illogica tra essere e non essere, significa che esso permane ab aeterno e che nulla lo attraversa o lo sovrasta. L’essere, in quanto essere, è il “Primum Movens”. Eppure l’esperienza certifica il divenire delle cose, il loro mutamento e mostra che l’ente diveniente si annulla nel suo stesso porsi. La dicotomia è risolta dal Bontadini attraverso il riferimento a Dio come Essere creatore.

Scrive Bontadini: “La contraddizione del divenire è superata con la dottrina della creazione, in quanto quella identificazione dell’essere e del non essere, che riscontriamo nell’esperienza, è ora vista come il risultato dell’azione dell’Essere”. L’unico modo, dunque, per far fronte al divenire incessante, a cui è soggetto il mondo, sta nell’ammettere l’esistenza di un ente trascendente, immutabile ed eterno, esulante dal divenire, ma sua causa il cui fine, lo afferma l’apostolo Paolo, è l’instaurazione delle cose in Cristo.

Foto: L’Osservatore Domenicano

25 settembre 2022

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