Cambiamento o conversione?

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di Massimo Selis

Lo si è sentito pronunciare molto spesso in questi ultimi anni. Ma quando parliamo di cambiamento, cosa intendiamo davvero? Cosa o chi vogliamo cambiare, o vorremmo semplicemente che cambi?

Ecco che invece noi abbiamo più e più volte preferito il termine che nella Sacra Scrittura viene abitualmente tradotto con “conversione”, ovvero metànoia, con il quale si intende una totale trasformazione della mentalità. Trasformazione che necessariamente si traduce anche nelle opere.

Ma questo non è tutto, perché questa metànoia ha da inserirsi nella cornice di questi Tempi specialissimi.

Al dunque possiamo dire che l’Umanità deve convertirsi, ma potremmo anche usare il verbo convergere, verso il Cristo ritornante, o riapparente. Una manciata d’anni ci separa ormai dalla fine di “questo mondo”. Forse però dovremmo vestirci di un po’ di onestà e riconoscere che noi non attendiamo più nulla e se attendiamo qualcosa ne abbiamo un’idea alquanto sviata. E per l’appunto qui sta uno dei nodi più importanti e più mal compresi!

Questo ritorno, che è il Punto Omega di questa “generazione di Adamo”, non ci deve vedere come spettatori passivi, o al più intenti solo a “prepararci interiormente”. Esso al contrario agisce come una Forza che attira a sé con sempre maggiore intensità e che getta una Luce totalmente nuova sul passato: tanto quello individuale (la vita che ciascuno ha fatto sino ad oggi), quanto sulla Storia e su quanto in essa l’Umanità ha costruito. L’Apocalisse ci parla di un nuovo parto della Vergine, del Cristo che porterà un Nome nuovo, e di un angelo che reca con sé un Vangelo Eterno. Quanti siamo stolti per non capire.

Molti veli debbono cadere. Molti.

Ecco che allora, coloro i quali hanno anche solo intuito questa “chiamata alla conversione”, anche se ancora lontani da averne inteso il significato spirituale, inizieranno a cambiare la propria vita e a dedicarsi a costruire attorno a sé una realtà nuova, conforme alla Vita e all’Uomo. Non lasceranno nulla di intentato, non agiranno più per compromessi o accomodamenti, ma avranno fisso davanti agli occhi l’Ideale a cui tendere. Faranno tutto questo, perché appunto si avvertiranno come dei “chiamati”. Da questo li riconosceremo.

Sì, questi sono Tempi di una nuova Conversione. Perché ci si deve fin da ora preparare ai Nuovi Cieli e alla Nuova Terra, ovvero anche ad una nuova e più profonda percezione dello Spazio (Cieli) e del Tempo (Terra).

Ma questa Conversione non può avvenire d’incanto, tutta in una volta. Non è questa la Pedagogia Divina. Dio si china su questa Umanità sofferente e degenerata e invia dei Segni. Ci prepara.

Quanto sta avvenendo da due anni e mezzo è proprio uno dei Segni che avremmo dovuto cogliere. Forse il primo grande Avvertimento. È la scossa di terremoto che doveva far crollare le prime colonne di una società destinata presto a dissolversi. Invece che facciamo? Lottiamo per riavere la nostra vecchia “normalità”. E con quanta energia ci prodighiamo per raggiungere questo misero traguardo!

Se non ci sentiamo mossi da una Forza che ci attira a sé e ci chiede di “lasciare tutto” per cooperare alla Restaurazione finale, vuol dire che non abbiamo inteso il Segno e quindi neanche la chiamata.

Del terremoto sembra restare al momento soltanto la polvere che infastidisce gli occhi e confonde la mente. È servita a scompaginare le carte, a mescolare i gruppi, ma poco più. Davanti a realtà urgenti che domandano risposte esemplari e decise, si avverte chiaramente come ci si illuda di dialogare, quando invece si guarda in direzioni totalmente opposte. Rispediamo al mittente qualsivoglia accusa di essere divisivi o “profeti di sventura”. Chi parla non dice queste cose da sé. Lo fa perché sa di essere nel solco della più limpida Tradizione che ha coltivato per molti anni anche attraverso molte prove, sotto la guida di un maestro. L’unica cosa che ci interessa è la Verità e ci rivolgiamo ai suoi liberi cercatori. Quelli che sono felici e contenti dentro le loro conventicole e non vogliono mettere il naso fuori, certo non potranno apprezzare queste parole. Ma ce ne facciamo una ragione.

Un’ultimissima precisazione è però d’obbligo. Questo mondo non può essere punto salvato “dall’interno”. Esso deve dissolversi integralmente. E questa è la più splendida notizia che dovrebbe far sobbalzare i nostri cuori! Ma soltanto da una cosa verremo giudicati. Da cosa abbiamo fatto per rendere questi ultimi anni più ricchi di Bellezza, di Giustizia e di Verità. Anche se i frutti dei nostri sforzi non dovessero mostrarsi a noi apertamente. Tutto il resto è molto peggio del silenzio: sono soltanto chiacchiere inutili.

Foto: Idee&Azione

10 agosto 2022