Carl Schmitt e la crisi della Democrazia liberale

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di Shahzada Rahim Abbas

Ad un certo punto del famoso romanzo di Dostoevskij I demoni, Shigalyev, uno dei personaggi principali, dice: «La mia conclusione è in contraddizione con l’idea da cui sono partito. Procedendo da una libertà illimitata, finisco con un dispotismo illimitato.» Dalla fine della guerra fredda, i pensatori liberali cominciarono a limitare il tema della democrazia alla categoria del liberalismo e dichiararono la democrazia liberale come il destino dell’umanità.

Tuttavia, essi non hanno compreso che il termine politica è un fenomeno puramente dialettico e senza contraddizione non ha senso. Fu il famoso giurista e filosofo tedesco Carl Schmitt a definire le basi ontologiche della politica dal punto di vista della dialettica amico-nemico. Per Schmitt, tutti i concetti politici hanno un senso polemico perché tutto il concetto di politico, per Schmitt das Politsche, è strutturato intorno alla dialettica amico-nemico.

Allo stesso modo, nella sua opera magnum Il nomos della terra anticipa il fatto che la politica nasce sempre dalla divisione dell’umanità e quindi il mondo politico non è mai stato «universo», ma è sempre stato pluriverso. Al contrario, la cosiddetta concezione liberale dell’umanità comune sotto il pretesto dell’universalismo e della globalizzazione è l’inizio di tutti i problemi della politica.

Nell’epoca contemporanea, le dinamiche politiche e ideologiche del mondo globalmente iperconnesso e frammentato possono essere comprese solo prendendo in considerazione il concetto di Schmittiano del großraum (grande spazio o spazio organico). Inoltre, attraverso le sue varie concezioni politiche reazionarie come la dialettica amico-nemico, la teologia politica, il Katechon, il großraum e il Nomos, Carl Schmitt cercò di abbozzare la contraddizione insita nella democrazia liberale.

Oggi, il liberalismo morente e la democrazia liberale disfunzionale di fronte al crescente ordine mondiale multipolare dimostrano chiaramente che la cosiddetta distopia del politically correct del liberalismo era una farsa. Dopo la fine della guerra fredda, fu il famoso commentatore di Carl Schmitt, Garry Ulmen, a prevedere l’ordine mondiale del post guerra fredda dal punto di vista Schmittiano.  Secondo Ulmen, l’ordine mondiale del post guerra fredda sarà plasmato dal dibattito concertato tra «la fine della storia» e lo «scontro di civiltà» di Huntington.

In generale, Ulmen confutò sia lo «Spirito Spengleriano» nello «scontro di civiltà» di Huntington, sia lo «Spirito Hegeliano» nella «Fine della Storia» di Fukuyama. Tuttavia, è innegabile che sia Fukuyama che Huntington sono intrappolati nella distopia liberale wilsoniana e non riescono a pensare al di là delle categorie liberali.

Di conseguenza, dopo la fine della guerra fredda, gli Stati Uniti, sotto l’apparenza della democrazia liberale e della globalizzazione, hanno cercato di stabilire l’impero globale (Pax-Americana) per placare la loro sete di egemonia e dominio globale. Anche se, negli ultimi trent’anni, pochi studiosi liberali hanno cercato di far riaffiorare le idee fondamentali della filosofia politica di Carl Schmitt ma ignorarono intenzionalmente il fervore rivoluzionario delle concezioni Schmittiane per difendere il liberalismo.

A questo proposito merita di essere ricordato il famoso studioso liberale Jurgen Hebermas. Nei suoi vari scritti politici utilizzò deliberatamente le idee filosofiche chiave di Schmitt per esplorare la possibilità di creare un ordine cosmopolita kantiano sulla scena mondiale. A dirla con Hebermas, la versione kantiana dell’ordine mondiale cosmopolita può essere raggiunta stabilendo per mezzo della politica mondiale varie entità regionali (großraum). Ma qui Hebermas ignora il fatto che il liberalismo contemporaneo stesso è frutto di un’idea della filosofia romantica kantiana, che non può certo essere ristrutturata sulle stesse fratturate fondamenta. Come scrive Schmitt nel suo celebre libro Romanticismo, «si lascia al privato il diritto di essere il sacerdote di se stesso. Ma non solo, gli viene lasciato anche di essere il proprio poeta, il proprio filosofo, il proprio re e il proprio maestro costruttore nella cattedrale della sua personalità. La radice ultima del romanticismo e del fenomeno romantico si trovano nel sacerdozio privato.»

In conclusione, si può dire che l’individualismo, che è il fondamento centrale del liberalismo, sta ora portando l’umanità verso la singolarità attraverso la deriva tecnologica. Si tratta di una deriva tecnologica all’interno del capitalismo liberale, le cui conseguenze apocalittiche sono state previste rispettivamente da Martin Heidegger e Carl Schmitt. Quindi, nella prospettiva Schmittiana, la fine della guerra fredda ha messo in luce la fragilità della democrazia liberale e del liberalismo come ideologia centrale della modernità occidentale: è tempo di rivisitare Schmitt per salvare la civiltà umana dalla singolarità tecnologica liberale.

Foto: Idee&Azione

7 giugno 2021