C’è dire ancora molto sulla guerra in Ucraina

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di Maurizio Ulisse Murelli

Ciò che ho da dire sulla guerra in Ucraina è “molta roba”. Per non sfiancare chi ha la bontà di leggermi, lo farò pubblicando in più parti le mie osservazioni. Questa è la prima parte.

“La Russia non deve vincere, l’Ucraina non può perdere”, Stoltemberg dixit. E lo dice perché nonostante le fantasiose e faziose cronache dei giornalisti inviati di guerra, allo stato delle cose la Russia sta vincendo e l’Ucraina perdendo. Stoltenberg, in pratica da segretario NATO (struttura militare) a capo politico europeo che detta l’agenda politica ai governi nazionali. Apro parentesi: l’informazione ha raggiunto un grado di spudoratezza tale da far pensare che gli operatori addetti siano preda di delirio o di deficienza. Si prenda ad esempio le cronache di questi giorni relative alla bidella pendolare di Napoli oppure, meglio ancora, la vicenda dell’arresto di Matteo Messina Denaro: “All’arresto del mafioso la gente, mossa da un grande sentimento di liberazione, ha circondato le forze dell’ordine applaudendo”, e nel darci questa notizia mandano in onda senza soluzione di continuità su tutti i tg un filmato dove si vedono 3 (DICASI TRE!) persone che si complimentano con gli agenti. Uno di questi tre è un cronista (quello con il piumino azzurro) che poi lo si rivede con la macchina fotografica in un successivo filmato davanti al primo “covo” di Denaro. La seconda e la terza persona sono palesemente agenti in borghese. Ma ai media gli piace raccontare la storia degli applausi e la raccontano chiamando a supporto il filmato. Così, tutti i commentatori, politici e mafiologi della prima e dell’ultima ora vanno in tv riprendendo la sdolcinata narrazione degli applausi liberatori. Che le manifestazioni contro la mafia organizzate a Castelvetrano siano praticamente andate deserte fatto salvo per la convocazione di boy scout, non è cosa meritevole di commento. Anzi, no: hanno commentato mistificando anche qui. Glisso sulla narrazione dei documenti che Denaro avrebbe ereditato da Riina, sull’agenda rossa di Borsellino che sarebbe stata asportata dal luogo dell’attentato da un mafioso anch’essa finita nelle mani di Denaro: pura fantasy… Potrei citare altri mille esempi di mistificazione, mi limito a quanto scritto solo per dire: se questo è il grado di mistificazione sulla cronaca nazionale, figuriamoci la cronaca relativa alla Grande Guerra Mondiale in corso che vede l’Ucraina solo uno dei luoghi ove essa guerra si svolge. Chiusa parentesi.

Oggi i polacchi (quando i tedeschi e i russi erano svegli e intelligenti avevano pensato di brasare definitivamente questa malefica nazione… ma hanno perso il tempo e ora ci devono rifare i conti) dicono che se la Germania non dà l’assenso, loro non rispetteranno i patti (accordi) e doneranno a Kyev i loro carri armati Leopard che invece i tedeschi dicono di non voler donare a meno che gli americani non donino loro carri Abrams. Ma gli americani che non sono fessi dicono che non li daranno perché gli ucraini non potrebbero utilizzarli in quanto servirebbe un lungo addestramento, abbisognano di uno sproposito di carburante per muoverli (carburante che gli ucraini on hanno) e via elencando nelle speciose giustificazioni. In compenso doneranno altri 45 milioni di dollari e munizionamento… affinché gli ucraini continuino a farsi massacrare illudendosi di vincere. Pare gli vogliano fornire missili capaci di colpire la Crimea. Altri armamenti li daranno gli inglesi, tra cui elicotteri e carri per l’utilizzo dei quali servirebbe un lungo addestramento e, non essendoci il tempo, saranno ancora una volta i mercenari inglesi, canadesi, francesi e americani a utilizzarli. Anche per quanto riguarda i sistemi antiaerei (tipo Patriot) che gli americani vogliono dare agli ucraini serve un lungo addestramento. Non è mica come sparare con un fucile. Per utilizzare quei sistemi d’arma serve un complesso logistico complesso e sofisticato.

Sei mesi di addestramento non sarebbero sufficienti, e le rampe di missili da sole senza tutto l’apparato di contorno non hanno alcuna efficacia e verrebbero distrutti in men che si dica dall’aviazione russa. Anche qui, se quei sistemi anti-missile verranno allocati in Ucraina, servirà personale occidentale.

Nelle premesse alla riunione di oggi a Ramstein si dice che occorre far presto per super-armare l’Ucraina in modo da consentirgli tra febbraio-marzo una controffensiva. Se non è delirio o idiozia è una miserabile menzogna. Sul finire di febbraio il terreno ghiacciato delle steppe e delle tundre ucraini disgela e si trasforma in un oceano di fango che rende impossibile una avanzata di carri, in particolare dei carri che non sono stati concepiti per operare su quel terreno. Per contro, tutto lascia pensare che i Russi si stiano preparando per un’offensiva in grande stile da lanciare tra fine gennaio e inizio febbraio. Si sono preparati costruendo fortificazioni adatte a supportare la spinta in avanti delle truppe e, mettendo in conto la rabbiosa reazione occidentale, stanno piazzando batterie di difesa aerea sui palazzi istituzionali di Mosca. Per capire in quale logica prospettica sono entrati i russi basterebbe ascoltare quanto detto nella conferenza stampa mensile dal ministro degli esteri russo Lavrov, discorso che i nostri media si son ben guardati dal trasmettere, così come non è stato riportato quanto detto qualche giorno prima da Putin. Da quelle dichiarazioni si capisce bene che i russi non si fanno illusioni sulle reali intenzioni degli americani e del fatto che ormai l’Europa è una marionetta senz’anima incapace di agire per i propri interessi; al contrario l’Europa altro non è che uno strumento di manovra per gli interessi statunitensi, siano essi geopolitici, economici e finanziari.

Dunque la tragedia europea abbia continuità: più armi agli ucraini, più offese alla Federazione russa, più menzogne distribuite a piene mani ai popoli europei, senza un piano “b” rispetto a quello che vorrebbe l’umiliazione della Russia, la sua disintegrazione e quindi la sua subalternità agli interessi del modello unipolare occidentale targato USA. E tutto avviene in un quadro di totale inerzia da parte delle popolazioni europee e in totale subalternità delle élite politiche nazionali del continente Europa.

La fotografia è emblematica e da sola dice tutto. A Ramstein in Germania – cuore d’Europa, asse portante degli europeisti di ogni idea di Europa – alle spalle dei relatori le bandiere americane e ucraine. Non una bandiera di altre nazioni, non la bandiera della miserabile UE. Del resto Ramstein è appunto una base americana che marca il ruolo dell’occupante e quello della colonia. Al centro del tavolo dei relatori il capo del Pentagono Lloyd Austin che detta l’agenda; non un capo politico ma un capo militare per risolvere una questione che prima di tutto è politica e geopolitica. In collegamento video il questuante Zelensky. Penoso il balbettio degli oligarchi UE, con il mantra: «Più armi agli ucraini per salvare vite umane» quando poi è del tutto evidente che l’implementazione  della fornitura di armi agli ucraini ne ha favorito la mattanza sottaciuta dai media.

Mi sono posto la domanda del perché del tipo di comunicazione propagandistico occidentale, palesemente menzognero e mi son fatto convinto che esistono almeno tre livelli.

Il primo è quello peracottaro dei mestieranti mediatici. Non sanno di che parlano, ripetono a pappagallo le fesserie che vengono sostenute dai nanetti della politica o degli analisti allo sbaraglio a loro volta imbeccati dai media statunitensi. Qui il focus è la barbarie russa, la Russia come aggressore, l’Ucraina come eden democratico indebitamente invasa etc. Costoro sanno che devono conformarsi, essere conformisti per non essere espulsi dal circo. Devono compiacere e non permettersi di verificare la fonte delle notizie.

Il secondo è quello di tipo ideologico sostenuto da soggetti quali Georg Soros. Di recente la  Fox News Broadcaster ha sostenuto che George Soros ha pagato 54 influenti personaggi dei media nel corso degli anni, inclusi giornalisti di CNN, NBC, CBS, Bloomberg, NPR e Washington Post.

Secondo uno studio di MRC Business, Soros ha speso almeno 131 milioni di dollari per convincere 253 media a coprire gli eventi mondiali nel modo desiderato. Ha pagato tutti, dai giornalisti e dalle emittenti agli editori e ai capi dei media. Georg Soros è stato il principale finanziatore delle “rivoluzioni arancioni” nell’Europa dell’Est, in Ucraina nel 2005 per poi sostenere il golpe di Maidan.

Il terzo livello è quello implementato dalle agenzie collegate ai centri militari che si occupano di guerra psicologica. L’idea è di far leva sull’immaginario collettivo del paese nemico per portare i giovani alla sollevazione contro le istituzioni. Quando queste agenzie (in particolare quelle inglesi) mettono in circolo notizie (subito riprese asetticamente dai media) tipo: “Putin ha il tumore e sta morendo”; “I russi mandano al fronte i soldati senza calzini”; “I russi non hanno più munizionamento”; “C’è una guerra di potere dentro il Cremlino”; “I Russi stanno perdendo la guerra e contano 1000.000 morti”, etc. i destinatari di tale bufale non sono le popolazioni occidentali ma i giovani dei “paesi nemici” per portarli alla rivolta interna: i giovani devono avere una ragione di contestazione e essere convinti che il loro governo mente e che vale la “libera e democratica stampa occidentale”; fanno affidamento sul web e internet. Il governo nemico deve essere discreditato. Vale per la Russia, ma anche per la Cina, l’Iran etc. Questo tipo di notizie lasciano indifferenti le popolazioni occidentali ma sortiscono qualche effetto sulle popolazioni dello Stato avverso agli occidentali, danno ai colonizzati mentali una motivazione. Va detto che questa azione non ha funzionato più di tanto. In Russia, per esempio, stando ai rilevamenti delle agenzie preposte ai sondaggi (tipo Levada), dall’inizio del conflitto ucraino il gradimento verso Putin è passato dal 61% a rasentare l’80%. E anche per Iran e Cina le cose non sono andate come sperato e auspicato dai centri preposti alla guerra psicologica. Questa cosa del consenso popolare a Putin ha di recente fatto sclerare Zelensky che è giunto a minacciare tutto il popolo russo a cui chiederà di rendere conto.

Un po’ come gli angloamericani verso i tedeschi nel secondo conflitto mondiale, per cui si è giunto ad auspicare il totale sterminio.

Allo stato delle cose, lo sforzo mediatico della propaganda occidentale è quello di fare in modo che  le popolazioni europee non mettano in correlazione le difficoltà economiche (recessione, aumento dei costi della vita etc.) con la guerra e che, comunque, questo è un prezzo da pagare per salvare i principi democratici. “La Russia non deve vincere, l’Ucraina non deve perdere” perché ne andrebbe della salvaguardia dei gloriosi principi democratici occidentali. La famosa frase di Draghi sul condizionatore è emblematica. Ma siccome la situazione sta precipitando, questo tipo di propaganda mediatica mostrerà presto la corda e se al momento non c’è da parte della gente una significativa reattività verso i desiderata degli oligarchi occidentali e dunque della propaganda mediatica, non è escluso che prima o poi non si arrivi al “Chi se ne frega dell’Ucraina” perché poi alla fine, come già ho avuto modo di dire, la menzogna è come una palla di neve che più rotola più si ingrossa, ma quando poi si frantuma a valle modifica lo scenario. “Chi se ne frega dell’Ucraina” sopra tutto perché il prezzo che si chiede di pagare alle popolazioni europee è insensato, non sostenibile e fonte di un disastro epocale per gli europei contro i quali gli USA continuano nella loro guerra, per stravincere perché di fatto l’hanno già vinta.

Foto: Idee&Azione

22 gennaio 2023

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