Cenni di antropologia mistica sul Soggetto Radicale di Aleksandr Dugin

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di René-Henri Manusardi

Tradition ist nicht die Anbetung der Asche, sondern die Weitergabe des Feuers.

La Tradizione non è il Culto delle Ceneri, ma la Trasmissione del Fuoco. (Gustav Mahler)

 

Spirito della guerra, immutabilità della natura umana e Soggetto radicale

Il Soggetto Radicale  – in cui risiedono il Sole, la luce e la Tradizione – è questa prova estrema, la fine della discesa ciclica e, forse il bagliore di un Nuovo Inizio. È una realtà che va creata, tramite una mente attiva, radicale, che appare solo nel momento più critico del ciclo cosmico. (Aleksandr Dugin)

 

Della guerra si è detto molto e molte diverse sensibilità hanno attraversato la sua storia. Dall’Iliade alle Crociate è prevalso il senso dell’onore con l’aspetto riparativo dalle ingiustizie subite. Dalle Crociate al Rinascimento l’ha fatta da leone la santità della guerra e l’aspetto espiatorio di morte finalizzato all’entrata vittoriosa nel Regno dei Cieli. Dal Rinascimento all’Era Moderna la guerra diventa una tecnologia sempre più raffinata e cruenta supportata da “il fine giustifica i mezzi” della nuova machiavellica amoralità. Dalla Modernità al post Moderno la guerra diventa ideologica: disgregazione degli Imperi, come massonica; igiene dei popoli, come nazionalista e futurista; giustizia sociale e vocazione imperiale, come fascista; imperialismo economico e sfruttamento dei popoli, come capitalista; lotta di classe e materialismo come socialcomunista; espansione territoriale bioetnica razziale, come nazionalsocialista. Nell’attualità del post Moderno, la guerra diventa infine necessità neomalthusiana propria del transumanesimo dei signori dell’oro di Davos, nonché arricchimento finanziario degli stessi con la fiorente industria delle armi soprattutto quella aerospaziale, ad alta tecnologizzazione.

Il quadro storicamente complesso qui sinteticamente esposto, sembra quindi rivelare una mutazione nella weltanschauung riguardo lo “spirito della guerra”, che dal XVI secolo perde l’omogeneità etico-sacrale propria della antichità greco-romano- barbarica e della cristianità romano-germanica sostanzialmente teocentriche, a favore di un antropocentrismo radicalmente rinascimentale, per continuare nella frammentazione ideologica moderna ed infine spegnersi nel nichilismo postmoderno contemporaneo della guerra intesa come realizzazione di un nuovo materialismo contemporaneamente eutanasico, finanziario, tecnocratico e transumano, dove la centralità dell’azione umana viene sostituita dall’Intelligenza Artificiale guidata da oscure lobby di potere sovranazionali, le cui intenzioni però oggi vengono da esse chiaramente esplicitate e non più occultate tramite il network multimediale.

Comunque, se lo spirito della guerra con le sue giustificazioni – dalle più spirituali alle più materiali – è mutato nel corso delle Ere storiche, la stessa cosa non pare realizzarsi riguardo la natura profonda dell’essere umano. La pretesa mutazione antropologica, sponsorizzata dall’identità di genere LGBT, sembra venire sconfessata in solido dalle neuroscienze a causa del profondo radicamento del DNA umano immune da manipolazioni e contaminazioni culturali, che conferma l’adagio scolastico natura non facit saltus, nonostante il legittimo allarme lanciato da decenni a riguardo dalla bioetica. Unica condizione per realizzare la mutazione antropologica, resta  il transumanesimo dei signori dell’oro che a Davos progettano un futuro di morte per la specie umana: cyborg ossia esseri umani tecnologicamente impiantati, umanoidi animali, robot dotati di IA.

Questa mancata mutazione antropologica, questo tentativo prometeico mal risolto da parte degli strateghi satanici del nuovo ordine mondiale, realizza la verità metafisica e metapolitica delle parole che Aleksandr Dugin ha affermato a proposito del Soggetto radicale: “Il Soggetto Radicale è l’attore della nuova Metafisica, il suo polo. Il Soggetto Radicale appare quando è già troppo tardi, quando tutti gli altri e tutto il resto sono scomparsi.

Il Soggetto Radicale non può apparire prima, perché non è previsto. È risvegliato dalla Volontà post-sacrale. La Volontà post-sacrale è quel qualcosa che non coincide con il sacro, ma non coincide nemmeno con il nulla. Questo è l’attributo principale del Superuomo. Al di fuori del sacro, c’è solo il nulla. Ciò significa che non esiste una Volontà post-sacrale, eppure esiste. Solo in questa modalità può esistere”.

Se, dunque, c’è ancora l’essere umano con la sua natura profonda e inalienabile, se emerge come Soggetto radicale quando la Civiltà umana sembra definitivamente estinta o in via di estinzione, allora c’è ancora il guerriero, c’è ancora lo spirito della guerra – quello più vero – lo spirito della Guerra Santa per la Tradizione, con la sua realizzazione metapolitica di instaurazione della Civiltà planetaria multipolare.

 

L’Atman come archetipo guerriero del Soggetto radicale

Il Soggetto Radicale è immortale, attraversa la morte e costituisce la radice del soggetto normale – è un Sole Nero situato nell’abisso più profondo e interiore. È un soggetto apofatico (termine che indica il non-ancora-manifestato) situato all’interno del soggetto positivo, di cui costituisce la radice immortale, invisibile e indistruttibile. (Aleksandr Dugin)

Nella liquefazione del mondo postmoderno, il Risveglio del Soggetto radicale è il risveglio di una coscienza guerriera caotica e insieme fortemente intuitiva, che emerge all’inizio della parte finale del Kali Yuga e all’inverarsi dell’Apocalisse. Lasciando ad altri il compito di addentrarsi nel sostrato profetico ed escatologico dei tempi del finis mundi, tentiamo qui un abbozzo sintetico esperienziale di ordine antropologico mistico, riguardo la manifestazione di risveglio del Soggetto radicale. 

Nel suo esser-ci nel mondo, il risveglio del Soggetto radicale – appunto radice della persona – attraverso un criterio percettivo di riduzione fenomenologica, si rivela come una manifestazione improvvisa di chàos energetico prelogico e, contemporaneamente, di lucida intuizione sopralogica. Tale contemporaneità di natura esperienziale, scevra dalle sovrastrutture logiche dell’essere, da quelle emozionali dell’esser-ci e dalla conflittualità permanente emotiva/razionale di corpo/mente e cuore/cervello, viene percepita ab intus come un ritorno alla propria vera natura che viene sperimentata come la signoria dell’Atman/anima, il dominio dell’Atman sul corpo e sulla mente, nonché la manifestazione dello stesso Atman prima come luce/satori improvvisa e poi gradualmente come tenebre, luce ed infine fuoco interiori.

Il Soggetto radicale viene quindi a manifestare una costituzione antropologica a prevalenza animico-spirituale, dove nella triade corpo-mente-anima emerge la struttura stessa dell’anima come compresenza ontologica di energia vitale (chàos dinamico) ed essenza consapevole (presenza deiforme), che la filosofia induista indica appunto col nome di Atman.

 

La kenosis dell’Atman, la scelta esistenziale, il guerriero igneo

Noi non vogliamo restaurare alcunché, ma far ritorno all’Eterno, che è sempre fresco, sempre nuovo: questo ritorno è dunque un procedere in avanti, non a ritroso. Il Soggetto Radicale, inoltre, si manifesta tra un ciclo che finisce e uno che nasce. Questo spazio liminale è più importante di tutto ciò che sta prima e di tutto ciò che verrà dopo. (Aleksandr Dugin)

Il risveglio dell’Atman nel Soggetto radicale è un risveglio guerriero, in interiore homine, una caduta libera nelle profondità di sé stesso, nel fondamento senza fondamento (Urgrund), tramite una ferma volontà di potenza illuminata dal divino, che ha contemplato la tabula rasa del tessuto sociale, familiare ed individuale proprio e collettivo, scatenato dalla società liquida postmoderna dell’individuo atomizzato e consumatore.

Individuo con una personalità intransigente, dotato di un sano furor angelicus, bellicus et belluinus nella lotta contro il male, senza più legami col passato e con la Tradizione, che con uno sforzo sovrumano e catartico si getta nell’abisso, il Soggetto radicale ritrova in questa prima kenosis, in questo svuotamento la morte dell’ego e la luce del chàos primordiale, quello della propria energia vitale.

In questa “visione intuitiva della essenza della propria natura” (D. T. Suzuki) – il satori di luce, la visione della sua anima che è luce che dà senso compiuto alla sua esistenza – egli viene posto consapevolmente davanti a una scelta. La scelta di vivere il solipsismo dell’orgoglio luciferino, accontentandosi della propria luce riflessa che separata per sempre dalla sua fonte divina muta in tenebre e, così, diventare operatore d’iniquità nella liquidità postmoderna. Oppure la scelta di oltrepassare la propria luce, entrare nella grande tribolazione, la terribile Notte dei sensi e dello spirito, la seconda kenosis o nihilità assoluta, per essere infine instaurato nuovamente come Uomo della Tradizione, che giunge dinanzi al fuoco della Divina Presenza origine della Luce immortale e lì vi si immerge per diventare uno spirito guerriero del Chàos, che dall’essenza aperta del Chàos stesso va ad edificare il Kosmos, l’Ordine divino.

Penetrando quindi il Chàos primordiale di luce dell’energia vitale, e accettando anche il limite di una vita raminga e impersonale per il bene della causa, il Soggetto radicale va oltre. Sprofondando nel nihilismo di sé, fino all’annientamento dello spirito, fino a giungere nell’essenza della propria anima che è piena coscienza di sé e che si manifesta come fuoco, ardente fuoco partecipe del fuoco divino, al di là del bene e del male, il Soggetto radicale ora meglio identificabile come Sé radicale, diviene così un nuovo archetipo di guerriero: non più il guerriero della luce come lo furono i guerrieri antichi, ma il guerriero igneo, custode del fuoco della Tradizione, avvolto dallo Spirito Santo che è fuoco, per trasmettere come un arciere i dardi di fuoco della Tradizione che riedificano il Kosmos. E in quel momento a lui, dall’Alto le verrà consegnata una spada, segno – a lui visibile e interiore – della sua nuova Anima.

“Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa”. (Vangelo di Matteo 10,34-36)

Foto: Idee&Azione

12 ottobre 2022

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