Certificato verde: il Presidente della Repubblica doveva rinviarlo al Governo

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di Daniele Trabucco

Il decreto-legge n. 52/2021 (c.d. “riaperture”) ha introdotto, all’art. 9, l’obbligo del certificato verde per lo spostamento verso Regioni di colore arancione o rosso, dove cioè la curva epidemiologica è più alta, ad eccezione dei motivi di salute, di lavoro e di necessità.

Ora, in base all’art. 87, comma 5, della Costituzione vigente, il Presidente della Repubblica emana i decreti aventi valore di legge. È vero che il Testo fondamentale non prevede espressamente l’esercizio di alcun potere di rinvio da parte del Capo dello Stato, diversamente da quanto avviene per la promulgazione delle leggi ordinarie, tuttavia la giurisprudenza costituzionale (sent. n. 406/1989) ha precisato come, in occasione della emanazione, il Presidente della Repubblica debba esercitare un controllo “di intensità almeno pari” a quello posto in essere al momento dell’atto promulgativo.

Con delibera 23 aprile 2021, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale-Serie generale n. 104 del 03 maggio 2021, l’Autorità garante per la protezione dei dati personali ha precisato come, sul punto, essa non sia stata consultata durante l’elaborazione e la preparazione del testo del decreto. Si tratta, nel momento in cui vengono in rilievo dati sensibili, di un espresso obbligo contemplato dall’ art. 36, paragrafo 4, del regolamento UE del Parlamento e del Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea n. 679/2016 in vigore dal 24 maggio 2018 che non opera distinzioni in base al tipo di fonte. Il mancato coinvolgimento del Garante perfeziona, dunque, non solo un vizio di natura procedurale, ma comporta anche l’impossibilità di indicare le misure opportune, fatta sempre salva la sfera costituzionale di competenza del Governo della Repubblica, rispettose della normativa comunitaria che le fonti interne, ex art. 117, comma 1, Cost., sono tenute a rispettare.

Il controllo sui decreti-legge, per la peculiare natura di questi ultimi, dovrebbe, pertanto, essere considerato più intenso rispetto allo stesso che il Presidente della Repubblica opera in sede di rinvio della legge al Parlamento in quanto, a differenza di quest’ultima ipotesi, dall’introduzione con effetti immediati all’interno dell’ordinamento potrebbero derivare “sia evidenti alterazioni dell’equilibrio dei poteri (e, segnatamente, lesioni al potere giudiziario ed alle garanzie che questo potere rappresenta per i diritti costituzionali), sia effetti irreversibili incidenti su diritti costituzionali” (Guarino, Balladore-Pallieri). Perché, allora, il Presidente Mattarella non lo ha rinviato all’Esecutivo?

Foto: Idee&Azione

10 giugno 2021