Che l’ottimismo escatologico di Darya Dugina continui a guidarci

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di Pierre-Antoine Plaquevent

“Il combattimento spirituale è brutale come quello degli uomini; ma la visione della giustizia piace solo a Dio. Arthur Rimbaud

Come spesso accade quando una persona cara se ne va all’improvviso, abbiamo questa impressione di irrealtà, fatichiamo a renderci conto dell’inevitabile. Vaghiamo come in un mondo fluttuante, abitati da questa strana sensazione di poter ancora parlare con la nostra amata, di poter addirittura discutere insieme delle sconcertanti notizie che stanno avvenendo e che la riguardano direttamente. I due Dario che conoscevo: quello pubblico e quello privato, e questa piccola persona, così infantile eppure così coraggiosa da essere al centro della guerra globale ed escatologica in corso, si telescopizzano qui.

Ricordo una conversazione telefonica con lei all’inizio dell’operazione militare russa e ricordo distintamente le sue parole:

“Ascolta Pierre-Antoine, viviamo in tempi storici. D’ora in poi la Russia sarà costretta ad arrangiarsi da sola, come abbiamo sempre detto.

E soprattutto questa frase, che ancora mi risuona nelle orecchie:

“Potranno anche ucciderci tutti qui a Mosca, ma ora è iniziata la vera lotta.

Tutto ciò è stato detto con il tono allegro e gioioso che era sempre il suo. Finalmente stava accadendo qualcosa di importante. Non la tragica guerra fratricida tra europei, che un giorno finirà bene, se Dio vuole, ma la rottura vitale tra lo Stato nazionale russo e l’imperialismo globalista; la rottura tra la Terza Roma e la palude globale della sovversione cosmopolitica.

In un’altra conversazione mi ha anche spiegato che non bisogna mai disperare, ma coltivare un “ottimismo escatologico”. Queste sono le sue esatte parole. Credo che abbia tenuto anche una conferenza su questo tema. Come risuonano oggi queste parole.

In realtà è molto difficile per me parlare di Daria, che consideravo davvero un’amica, oltre che un’attivista metapolitica esemplare e soprattutto una filosofa d’élite. Una filosofa in senso antico e classico, che portava in sé un’opera teorica ancora da realizzare in atto, ma un’opera che già viveva in lei in modo potenziale. In potenziale: come l’albero antico e vigoroso esiste già nel seme, il fiume o l’oceano nella sottile sorgente di montagna, la stella più ardente nel fotone più invisibile e infinitesimale. Per rendersene conto vi invito a rivedere questa intervista con Daria esattamente sette anni fa, nell’agosto 2015. Ascoltate il livello intellettuale di questa giovane donna, che tratta qui concetti neoplatonici e teopolitici che pochi capiscono veramente al giorno d’oggi, e questo in un francese di alta qualità. Una presentazione fatta con un’incredibile naturalezza e freschezza.

Da confrontare in Francia con l’odio, l’incoerenza e la bruttezza morale di sofisti mediatici imposti come Enthoven o Lévy che attualmente fomentano l’odio contro la memoria della nostra cara Daria e contro l’opera di suo padre. Questo per gelosia viscerale della vera contemplazione a cui non possono accedere dalla loro bassezza spirituale. La nostra cultura nazionale sta morendo perché persone come Enthoven e Lévy impediscono la creazione di ponti e legami vitali e spirituali tra le élite della gioventù europea, di cui Daria era un’importante rappresentante.

La ricerca della conoscenza filosofica era la linfa vitale di Daria Dugin e l’asse esistenziale attorno al quale si coordinavano tutte le sue azioni e i suoi pensieri. Il suo costante impegno metapolitico era una manifestazione esteriore dell’idea che portava dentro di sé e alla quale era fedele. Aveva ereditato questa fiamma dai suoi genitori, che gliel’avevano trasmessa fin dall’infanzia, e questo in modo esistenziale oltre che teorico. Daria ha portato in alto questa fiera fiamma con grazia e soprattutto con semplicità. Spinta da questa visione interiore (theoria), andò avanti nella vita e vi dedicò tutto il suo essere e tutte le sue azioni. In lei, come nelle grandi figure storiche, l’azione e la teoria non erano che due facce della stessa medaglia, due pezzi dello stesso simbolo che il vero saggio sa unire (symballein) in una sintesi vivente di azione e contemplazione. E ciò che ha iniziato qui sicuramente si adatta perfettamente a ciò che la aspetta dall’altra parte. Tutta la sua vita era estremamente e radicalmente coerente, riecheggiando la visione del mondo che la animava. E con questo era giocosa, semplice e femminile. Lavoratrice, seria e una vera giovane donna.

Daria Dugin era una personalità “differenziata”, come avrebbe detto Julius Evola, ma non era tagliata fuori dalla sua condizione femminile, che incarnava pienamente. Era solare e irradiava naturalmente la sua interiorità a chi la circondava. Questo non poteva che generare una diabolica gelosia nei ranghi della Maligna e tra alcune streghe al suo servizio. Durante la sua vita, e senza capirlo abbastanza bene, siamo entrati in contatto con un’Ipazia del nostro tempo che rimarrà nella storia (o in ciò che ne rimane prima della vera Fine…).

Daria era una vera platonista, sicuramente la più platonica di tutte. Non ha mai rinunciato alla lotta o alla ricerca della conoscenza (che è la stessa cosa per persone come noi). Ha dato la vita per l’idea e la visione del mondo che la animava, e io sono sbalordito. Sono stordito, come se fossi alle corde in un incontro di boxe. Stordito, tanto dal dolore e dalla rabbia che provo, quanto dalla consapevolezza della realtà della missione terrena di Daria Dugin che conoscevo.

È un orgoglio che scalda il cuore poter dire: ho conosciuto Daria Dugin! La tristezza mondana e temporale che provo si dissipa un po’ quando metto la sua partenza e la sua missione nella loro reale prospettiva spirituale e metapolitica. Dobbiamo comprendere e accettare il suo ruolo provvidenziale negli eventi attuali ed essere onorati di essere stati con una martire e una figura ormai storica durante la sua vita. Qui si tocca ciò che abbiamo imparato nei libri mentre cercavamo di formarci ed educarci contro la melma e la mollezza dei nostri tempi: lo spirito di milizia e di sacrificio. Ed è una giovane donna che ce lo insegna! Che lezione per tutte le stregonerie del femminismo globalista!

Gli eurasisti russi contemporanei (qualunque cosa si pensi della loro dottrina o delle loro opinioni) sono in prima linea nello scontro geosofico globale del nostro tempo e stanno pagando il prezzo del sangue. Daria Dugin, che era un perno insostituibile delle reti metapolitiche eurasiatiche-tradizionaliste russe, non è stata presa di mira per nulla dalle forze occulte del nostro tempo. Oltre a cercare di eliminare Daria (e di far crollare i suoi genitori per il dolore), i nostri nemici volevano anche traumatizzare i nostri ranghi ed estromettere una personalità in qualche modo insostituibile per la varietà e la portata dei suoi compiti di guerra informativa. Daria Dugin era una professionista autodidatta della metapolitica e della guerra dell’informazione, due discipline correlate che padroneggiava in tutte le loro dimensioni come pochi altri e alle quali forniva le sue credenziali. È stata una vera guerriera metapolitica del nostro tempo.

Il suo assassinio politico dimostra ancora una volta che la metapolitica è una guerra reale con belligeranti reali e morti reali. Quello che Daria stava facendo, come quello che ognuno di noi fa al proprio livello, è stato scrutato e analizzato in profondità dai nostri nemici. Ogni giocatore serio nella guerra dell’informazione contemporanea vive con questa spada di Damocle che pende sul suo corpo fisico (ma non sulla sua anima, che è immortale e indistruttibile).

L’opera di Daria, il suo lavoro, la sua lotta, sono stati portati avanti con naturalezza e gioia, in modo artistico e diligente, come una ragazza dotata che vuole fare ciò che il padre le ha insegnato. La Provvidenza ha voluto che questa giovane ragazza fosse una martire e un simbolo vivente che continuerà a guidare tutti coloro che lottano nel mondo contro l’egemonia globalista e per il ritorno della superiorità dello Spirito sulla materia.

Si dice che ci vogliano trent’anni per formare una persona, e Daria è stata scelta dalla Provvidenza in un’età in cui i grandi personaggi storici vengono spesso portati via, a trent’anni, quando inizia la maturità e quando, dopo il ciclo della giovinezza, inizia il ciclo della virilità o della femminilità. Daria viveva da sola e non aveva ancora una famiglia. Era una preda facile ed esposta per chiunque volesse colpire per traumatizzare il nostro campo.

Ricordo anche che un giorno mi disse: “Sai, ho studiato molto, ma solo ora comincio a capire che non so niente e quindi comincio a capire quello che studio”. Stava iniziando ad acquisire quel socratico “so di non sapere nulla”, che è l’inizio dell’accesso a quella forma di intuizione intellettuale sovra-nazionale e apofatica, che è la vera porta della saggezza spirituale. Una conoscenza che trasforma l’uomo dall’interno e gli fa capire la sua vanità di fronte alla Verità, ma che poi gli dà anche in cambio una volontà indistruttibile rigenerata dall’esperienza del totale vuoto interiore, un vuoto che viene sperimentato e superato. Daria aveva questa volontà sovra-razionale. Una volontà inaccessibile alla sola ragione discorsiva, ma che non si basa sull’istinto o sui sentimenti, bensì su una conoscenza superiore intuitiva e sovrasensibile. Dire questo è da considerarsi una follia nella modernità. Va benissimo, c’è una follia e una sacra idiozia che ci protegge dalla follia del secolo e del mondo.

Daria, che stava maturando il suo lavoro teorico nel silenzio del suo cuore, avrebbe finito per incarnarlo completamente tra lo stupore del mondo nel fulgore del suo impegno totale.

La sua anima è tornata a Dio tra la festa della Trasfigurazione e la festa della Dormizione della Madre di Dio, due feste cardinali del calendario liturgico ortodosso. L’icona che viene venerata durante la liturgia della Dormizione è quella in cui la Beata Vergine è raffigurata come un bambino tra le braccia del proprio Figlio, che è raffigurato adulto.

Per analogia, e mantenendo una rigorosa linea di demarcazione tra platonismo e dogma cristiano, questa immagine del Figlio che porta in braccio la sua santissima Madre come un bambino, evoca l’idea che la nostra sorellina Daria sia in qualche modo ora la nostra madre sulla strada che abbiamo scelto: quella della lotta metapolitica.

La metapolitica è qui santificata dal martirio politico, la metapolitica è infatti una “via” contemporanea aristocratica e bellica adattata alle condizioni esterne del nostro tempo.

Daria è ora una stella polare che continua a guidarci, la sua anima brilla in alto dalla “pianura della verità” in attesa del giorno glorioso della resurrezione universale, quando ci incontreremo tutti di nuovo.

Ancora una volta vorrei esprimere le mie condoglianze ai genitori di Daria, Aleksandr Gelievich e Natalya Viktorovna Dugin.

Dietro ogni morte c’è un mistero insondabile per i vivi e la preghiera è il nostro unico ricorso. La preghiera è il cordone ombelicale tra il nostro Creatore e il nulla della nostra condizione umana decaduta. Dobbiamo quindi pregare incessantemente, anche e soprattutto quando non riusciamo a farlo, quando la nostra gola e il nostro spirito sono come annodati dal dolore, e ripetere incessantemente quelle parole sante che possono fare tutto:

“Signore Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore.

Dio ha dato, Dio ha tolto. Eterna memoria.

Pubblicato su Strategika 

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: idee&Azione

7 settembre 2022