CIEB: Parere sulle implicazioni sociali del Green pass e sulla campagna vaccinale come lesiva dei diritti umani

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di Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB)

A distanza di oltre due anni dalla dichiarazione dello stato di emergenza, e in una situazione sanitaria profondamente mutata, il CIEB prende atto della volontà del Governo italiano di incentivare la campagna vaccinale anti-Covid e di estendere il correlato obbligo vaccinale – unitamente a quello di Green Pass nelle sue varie declinazioni – a nuove categorie di soggetti e di attività.

Per quanto riguarda la natura dei cosiddetti vaccini, la loro sicurezza ed efficacia, la procedura utilizzata per la loro immissione in commercio e la legittimità etica e giuridica dello stesso obbligo vaccinale – valutate alla luce dei principi di precauzione, consenso informato, beneficenza, non maleficenza ed equità di accesso alle cure sanitarie – il CIEB rimanda ad alcuni tra i suoi precedenti Pareri.

Con il presente Parere il CIEB intende richiamare l’attenzione sui rischi collegati e conseguenti all’accettazione acritica del Green Pass quale strumento di nuova normalità e di nuova socialità, cui taluni tendono ad associare – sul piano culturale prima che giuridico – una valenza “premiale”.

In questo senso si sono recentemente espressi i vertici dell’organo di consulenza tecnico-scientifica del Governo, là dove hanno auspicato, a titolo personale, il mantenimento dell’obbligo vaccinale «per la fascia oltre i 50 anni anche dopo il 30 di giugno (2022)», nonché il mantenimento oltre quella data della «premialità associata al Green Pass».

Auspici del genere non solo lasciano presumere la volontà del Governo di mantenere in vigore il Green Pass oltre la cessazione dello stato di emergenza sanitaria, ma rischiano soprattutto di legittimare irragionevoli meccanismi di competizione sociale e pratiche discriminatorie lesive di diritti e libertà fondamentali.

È possibile, infatti, che una parte dei cittadini italiani percepisca l’adempimento dell’obbligo vaccinale – e quindi l’assunzione di un medicinale di cui continua a ignorare i possibili effetti avversi, al pari degli stessi medici che lo somministrano – come condizione necessaria per mantenere o acquisire la titolarità e l’esercizio di diritti e libertà fondamentali; ed è possibile, in prospettiva, che la stessa parte dei cittadini non intenda rinunciare a far valere lo status derivante dal soddisfacimento della condizione suddetta nei confronti di quanti, invece, hanno scelto di non vaccinarsi e di non esibire il Green Pass.

Queste dinamiche, che si inseriscono nella strategia di conflittualità e di esclusione sociale alimentata da più parti nel corso dell’ultimo anno e di fatto avallata anche da rappresentanti del Governo, potrebbero condurre, se non adeguatamente contrastate, all’introduzione surrettizia di un “sistema di credito sociale” analogo a quelli già sperimentati in altri Paesi, nonché all’affermazione di un ordinamento giuridico fondato sulla discriminazione: il tutto in aperto ed evidente conflitto con i principi fondamentali della Costituzione repubblicana.

Sulla base di queste considerazioni, il CIEB ritiene necessario:

– ribadire quanto affermato nel suo V Parere, ossia che uno degli obiettivi principali della gestione politica dell’emergenza sanitaria è costituito dall’introduzione di strumenti di controllo sociale fondati sulla digitalizzazione della vita dei cittadini; che questo è il senso in cui deve cogliersi la relazione funzionale tra obbligo vaccinale e Green Pass; che tale impostazione è inconciliabile con la salvaguardia dei valori costituzionali di libertà e di democrazia;

– evidenziare il rischio che il ricorso al Green Pass e al sistema “premiale” ad esso correlato origini nuove e pericolose fratture sociali e vanifichi le garanzie sancite dalla Costituzione che assicurano a tutti i cittadini il pieno godimento dei diritti da essa riconosciuti;

– promuovere azioni concrete volte ad arginare il degrado della democrazia in Italia, che la gestione dell’emergenza sanitaria ha accelerato e che è reso tangibile dall’indifferenza mostrata da larga parte dei cittadini tanto nei confronti delle misure lesive dei diritti fondamentali adottate dal Governo nel quadro della campagna vaccinale, quanto nei confronti della revisione della Costituzione recentemente promossa in materia ambientale, che peraltro lascia intravedere fin d’ora possibili correlazioni tra la dichiarazione di future emergenze ambientali e l’introduzione di nuove forme di Green Pass.

Tutto ciò premesso, il CIEB:

– esorta i cittadini a prendere coscienza dei rischi innescati dalla graduale compressione dei diritti e delle libertà fondamentali e dalla loro progressiva degradazione al rango di privilegi o di “premi” concessi sub condicione dagli apparati di governo che si succederanno nel tempo;

– raccomanda alle istituzioni politiche e in particolare al Presidente della Repubblica, in qualità di rappresentante dell’unità nazionale, di intervenire senza indugio per invertire le dinamiche descritte e favorire il ripristino di legami sociali unitari, solidali e inclusivi;

– invita il Governo: 1) a fornire ai cittadini dati scientifici obiettivi e verificabili in merito all’efficacia ed alla sicurezza dei cosiddetti vaccini anti-Covid, esplicitando in particolare i possibili danni per la salute nel medio e nel lungo periodo; 2) a informare i cittadini circa l’esito delle domande di rinnovo delle «autorizzazioni condizionate» all’immissione in commercio dei vaccini medesimi, domande che avrebbero dovuto essere presentate dal mese di giugno 2021 e di cui, al momento, non si ha notizia;

– chiede agli Stati di riconoscere sul piano politico che la strategia pianificata e attuata dal Governo italiano nel quadro della campagna vaccinale anti-Covid rientra tra i crimini contro l’umanità, come codificati dall’art. 7 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale sulla scorta del Patto di Londra che nel 1945 istituì il Tribunale internazionale di Norimberga;

– saluta con favore ogni iniziativa promossa anche da privati allo scopo di deferire a tribunali internazionali, eventualmente istituiti ad hoc, i soggetti che hanno pianificato e attuato – sia individualmente sia in quanto membri di una organizzazione – i crimini suddetti, ai sensi dello Statuto di Roma.

CIEB, 18 febbraio 2022

Il testo originale del Parere è pubblicato sul sito: www.ecsel.org/cieb

Foto: Idee&Azione

19 febbraio 2022