Cina: terzo mandato per Xi Jinping, Li Qiang futuro premier

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di Giulio Chinappi

Domenica è stato ufficializzato il terzo mandato di Xi Jinping come segretario generale del Partito Comunista. Li Qiang si appresta a diventare il nuovo primo ministro dopo la fine del mandato di Li Keqiang.

 

Terminato il 20º Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, il 23 ottobre ha avuto luogo la prima sessione plenaria del 20° Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, che ha ratificato la conferma di Xi Jinping come segretario generale per un terzo mandato. Xi è stato anche nominato presidente della Commissione militare centrale del PCC.

Oltre al segretario generale, il Comitato Permanente dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PCC sarà composto da Li Qiang, Zhao Leji, Wang Huning, Cai Qi, Ding Xuexiang e Li Xi. Li Qiang, segretario del Partito Comunista a Shanghai sin dal 2017, diviene dunque il nuovo numero due del PCC, destinato con ogni probabilità ad assumere la carica di primo ministro a partire da marzo, quando Li Keqiang raggiungerà il limite dei due mandati.

La nomina di Li Qiang ha colto di sorpresa molti analisti, visto che storicamente il nuovo premier era sempre stato scelto tra i vice premier. Li Keqiang, ad esempio, aveva ricoperto il ruolo di primo vice premier tra il 2008 ed il 2013, prima di ottenere i suoi due mandati da primo ministro. Per questo stesso motivo, molti pensavano che il suo successore sarebbe stato Wang Yang, ma Wang, al pari di Li Keqiang, non è stato neppure confermato all’interno del Comitato Centrale del PCC, fatto che lo ha immediatamente escluso dall’elenco dei pretendenti.

Li Qiang viene considerato come uno dei fedelissimi di Xi Jinping, e la sua probabile nomina come nuovo premier non poteva che suscitare le scomposte reazioni dei commentatori occidentali. Le élite nostrane speravano infatti nella nomina del già citato Wang Yang o di Hu Chunhua, considerati come due riformisti che avrebbero aperto la porta alla trasformazione capitalista della Repubblica Popolare. I commentatori anticinesi non hanno trovato di meglio che criticare Li Qiang per la gestione del lockdown a Shanghai – i cui risultati sono in realtà stati migliori rispetto a quelli ottenuti da qualsiasi Paese occidentale – e per non aver introdotto riforme orientate al mercato. Tutto questo non fa altro che dimostrare la correttezza della linea del PCC.

Durante l’incontro con la stampa, tenutosi domenica nella Grande Sala del Popolo di Pechino, Xi Jinping ha affermato che una Cina prospera creerà molte più opportunità per il mondo: “Proprio come la Cina non può svilupparsi isolata dal mondo, il mondo ha bisogno della Cina per il suo sviluppo”, ha osservato Xi. “Attraverso oltre 40 anni di incessanti riforme e aperture, la Cina ha creato i due miracoli della rapida crescita economica e della stabilità sociale a lungo termine”, ha aggiunto il segretario generale del PCC.

“Mentre gli Stati Uniti si stanno impegnando nella costruzione del confronto e dell’unilateralismo, oltre a guidare il mondo intero in una situazione più conflittuale e caotica, la Cina, la seconda economia più grande del mondo, sta facendo esattamente l’opposto”, ha commentato Wang Yiwei, vice preside dell’Accademia del pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era, secondo quanto riportato dal Global Times.

La linea espressa rispecchia il rapporto presentato dallo stesso Xi Jinping lo scorso 16 ottobre, in occasione della seduta inaugurale del 20° Congresso Nazionale del PCC: “Dobbiamo applicare pienamente e fedelmente la nuova filosofia di sviluppo su tutti i fronti, continuare le riforme per sviluppare l’economia di mercato socialista, promuovere un’apertura di standard elevati e accelerare gli sforzi per promuovere un nuovo modello di sviluppo incentrato sull’economia domestica e presenta un’interazione positiva tra i flussi economici nazionali e internazionali“, aveva affermato, in quell’occasione, il leader cinese.

In quest’ottica, Xi Jinping ha espresso domenica l’impegno della Cina a promuovere la costruzione di una comunità umana con un futuro condiviso: “Lavoreremo con i popoli di tutti gli altri Paesi per difendere i valori condivisi dall’umanità di pace, sviluppo, equità, giustizia, democrazia e libertà per salvaguardare la pace globale e promuovere lo sviluppo globale, e continuare a promuovere la costruzione di una comunità umana con un futuro condiviso“, ha detto il presidente della Repubblica Popolare Cinese.

La posizione di Xi Jinping, rappresentativa di quella del Partito Comunista Cinese e del governo della Repubblica Popolare Cinese, dimostra come la diplomazia del Paese asiatico non si basi su mentalità egoistiche e a somma zero, contrapponendo le mire egemoniche dell’imperialismo statunitense all’idea di promuovere una comunità umana con un futuro condiviso, uno dei termini chiave della diplomazia cinese.

Nonostante le inevitabili critiche lanciate dai mass media occidentali, per non parlare delle fake news volte a screditare il governo cinese e il PCC, la Cina dimostra di avere una leadership forte e competente, di fronte alla quali le sedicenti democrazie europee e nordamericane non possono che impallidire: “Mentre i sistemi politici occidentali si stanno deteriorando e molti Paesi occidentali non sono più in grado di eleggere leader con prestazioni professionali, il PCC mette in evidenza una forte leadership, mostrando la sua capacità di organizzare, unire ed eseguire”, ha commentato Zhang Shuhua, direttore dell’Istituto di scienze politiche dell’Accademia cinese delle scienze sociali, intervistato dal Global Times.

Il Partito Comunista Cinese, il partito più grande del mondo, è riuscito a mantenere saldamente il potere dal successo della rivoluzione maoista ad oggi grazie alla sua capacità di adattarsi ai mutevoli contesti nazionali e internazionali. Questo non significa che nel corso dei decenni non siano stati commessi errori, ma che il PCC ha sempre mantenuto chiaro il suo obiettivo di governare per il benessere del popolo. Di fronte ai dati di fatto dei successi ottenuti dalla Cina negli ultimi decenni, le petulanti critiche provenienti dalla propaganda anticinese non possono che perdere qualsiasi valore.

Pubblicato su World Politics Blog

Foto: AFP/Wang Zhao

26 ottobre 2022

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