Come cartografi chini sulle mappe tracciamo nuove rotte

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di Lorenzo Maria Pacini

Lo ho già detto negli scorsi mesi, lo ripeto ancora: quello che abbiamo realizzato  – che stiamo realizzando – è un vero e proprio atto fondativo, che segna un passaggio atteso e desiderato, per il quale molti di noi lavorano da lungo tempo. Non si tratta di una cosa fatta con un unico nome, ma di una cooperazione vera e propria. La sinergia che si è creata negli scorsi mesi ha permesso di portare a compimento una tappa del nostro comune cammino, permettendo a tutti noi di ottenere uno spazio di trasmissione di idee e di interlocuzione culturale e politica spendibile sin da subito e che apre nuovi scenari che ci devono interrogare sulle strategie di azione congiunta.

La nostra è una avanguardia del pensiero, venutasi a formare perché tutti noi abbiamo avvertito e metabolizzato l’urgenza imperante e talvolta disperata di buona cultura e buona politica che c’è nel mondo. Basta guardarsi attorno ed osservare: la disperazione e la paura vigono imperanti nell’annichilimento che la post-modernità ha portato ad essere paradigma di un non-essere tecnofluido, e gli orizzonti di una redenzione escatologico appaiono come un ricordo lontano da cancellare nella revisione della neolingua dettata dal ministero dell’ego addormentato nel sonno della ragione, incatenato nella caverna dalle illusioni. 

In questo contesto, la nostra condivisa opera si getta – e ci getta – nel mondo come profeti di una archetipica rigenerazione. L’organicità delle nostre comunità e provenienze di vario genere ed ambiti di azione è una consimilitudine di cuori, ed il cuore è ciò che manca a questo mondo. La controffensiva culturale che abbiamo lanciato è frutto sì di un processo che affonda la sua genesi in un passato fatto di duro lavoro e formazione, ma è anche vero che si tratta di un trampolino di lancio che permette a tutti di dare una svolta. Il grande cambiamento è in atto, spetta a noi fare la nostra parte. Il varco della nuova era mistagogicamente ci investe di una missione: essere soggetti radicali che ridefiniscono la metafisica del superamento, incarnando una nuova ontologia del futuro che si fa presente nel qui ed ora, superando la sintesi stessa della Tradizione e della sua negazione moderna, per valicare la iperuranica dimensione del nuovo mondo e traghettare anime verso la prosperità.

Spetta a noi questo compito, che abbiamo distolto lo sguardo dall’incanto delle proiezioni olografiche dell’inganno universale ed abbiamo deciso di uscire dalla caverna squarciando il velo di maya per ammirare la luce del solo nero che splende nella mezzanotte delle coscienze, giunte al vaglio della Storia. La rete che stiamo costruendo è orizzontale e trasversale, fatta di persone e realtà che, nel vincolo della comune buona battaglia e dell’amicizia, pongono sul piano di condivisione le proprie risorse e strumenti, permettendone la diffusione e l’utilizzo da parte degli altri nodi della rete, così da permettere la crescita di ogni realtà secondo la propria essenza. Ciò non significa la mancanza di una gerarchia funzionale al conseguimento del fine, in quanto siamo coscienti della necessità di un ordine che è espressione della realizzazione ultima dei nostri propri fini, individuali e comunitari, nonché bellezza di quella perfezione di virtù politica alla quale ambiamo. Non siamo e non saremo mai noi a proporre reti piramidali, lobbistiche, e rifiutiamo ogni forma di corruzione del nostro statuto etico, che è prima di tutto metafisico, perché il nostro essere molteplici parti di un un’unica missione che si declina poliformememnte, fa sì che ci apriamo a più di quanto noi stessi viviamo. Vogliamo essere comunità di destino, ove le persone condividono spiritualmente e materialmente la stessa esistenza, perseguendo gli stessi fini. Comunità, dunque, nel senso più autentico ed originario del termine, comunione delle vite.

 

In questa ottica di pensiero, anche agiamo. La giornata di controffensiva culturale ne è dimostrazione fattuale. Ora, davanti ad un più ampio orizzonte di opportunità ed eventi, raccogliamo le armi, serriamo i ranghi e prepariamoci alla battaglia. L’aurora di un mondo nuovo partecipa a un processo traumatico del tutto insormontabile, senza precedenti, in un certo senso situato al di fuori, o quantomeno all’estrema periferia, della via così come conosciuta fino ad oggi, nel quale noi siamo eventualità e attuazione, allo stesso tempo, di un azzardo metafisico fondamentale, un travolgimento che porta ad una unicità nuova illibata ed intatta, secondo una logica che può apparire irragionevole, arbitraria e volontaristica, drammatica potremmo dire, perché drammaturgico è il tempo in cui viviamo. Siamo gli ortodossi dell’eresia dell’essere, i possibilisti relativi di un’unica ontologia del nuovo mito, gli irrazionalisti noetici del kèrigma archeofuturista.

Crediamo che la politica sia il prendersi cura del Bene Comune che oggi riscriviamo. È giunto il tempo di riunirci e di marciare là dove c’è bisogno di esplorare. Senza remore possiamo affermare con orgoglio che tutti noi siamo i cartografi chini sulle mappe e tracciamo nuove rotte di navigazione dell’essere, della storia, dell’umanità, mentre davanti a noi sorge brillano ancora le stelle polari del passato e sorge il nuovo sole del futuro.

Foto: Idee&Azione

6 giugno 2021