Come il governo degli Stati Uniti è controllato dalle aziende produttrici di armamenti

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di Eric Zuesse

A differenza delle aziende che vendono ai consumatori, la Lockheed Martin e gli altri principali appaltatori del governo degli Stati Uniti per i loro profitti dipendono fortemente, se non totalmente, dalle vendite ai governi, in particolare dalle vendite al loro stesso governo, che controllano: controllano il loro mercato interno, che è il governo degli Stati Uniti e lo usano (questo loro governo) per vendere ai governi alleati (attraverso la NATO e altre operazioni di commercializzazione di armi gestite dagli Stati Uniti), tutti governi stranieri che costituiscono i mercati di esportazione dei loro prodotti e servizi. Queste corporazioni controllano di fatto il governo degli Stati Uniti e controllano i suoi venditori di armi, come la NATO (oltre, naturalmente, allo stesso governo degli Stati Uniti, che ha la più grande forza vendita al mondo che vende armi di fabbricazione americana a Paesi stranieri).

E qui verrà descritto il modo in cui lo fanno, che è essenziale da capire per poter dare un senso affidabile alle politiche estere dell’America, come ad esempio determinare quali nazioni sono “alleate” del governo statunitense (come l’Arabia Saudita e Israele) e quali invece sono “nemiche” (come lo era la Libia e lo è tuttora la Siria) e quindi presumibilmente adatte ad essere invase dall’America o ad essere rovesciate per mezzo di un colpo di Stato che installi un regime fantoccio degli Stati Uniti. In primo luogo, il capo di Stato della nazione bersaglio viene demonizzato dai media statunitensi e da quelli alleati; quindi, avviene l’invasione o il colpo di Stato. E questo è quanto. Ed ecco come si fa.

L’America (a differenza della Russia, della Cina e di pochi altri Paesi) ha privatizzato l’industria delle armi, il che fa sì che in America ci siano profitti per gli investitori nelle invasioni e nelle occupazioni militari di Paesi stranieri e i miliardari che controllano queste società possono e fanno – e, per i loro scopi finanziari, devono – comprare il Congresso e il Presidente (i miliardari possono facilmente permettersi di farlo), in modo da continuare a far fluire questi profitti verso di sé. Questa è la natura del business della guerra in un Paese strettamente capitalista, poiché i mercati per le armi da guerra sono i governi (non i consumatori). Ma questi mercati non includono i governi che l’aristocrazia vuole rovesciare e sostituire. I governi stranieri che devono essere rovesciati non sono mercati, ma bersagli e le nazioni-bersaglio sono necessarie per il “Complesso militare-industriale”, o “M.I.C.”, tanto quanto lo sono le nazioni-alleate (perché ci sono due lati di ogni arma – i suoi utilizzatori e le sue vittime e le vittime devono essere bersagli invece che mercati). Lo spargimento di sangue e la miseria vanno a quelle terre sfortunate, le terre-bersaglio. Se controllate queste corporazioni, allora avete bisogno di queste invasioni e occupazioni militari e di certo non vi preoccupate di nessuna delle nazioni-vittime che (a differenza dei profitti) sono irrilevanti per i vostri affari (se non come obiettivi). Anzi, esattamente il contrario: uccidere persone e distruggere edifici eccetera (nei Paesi presi di mira) è ciò che vendete – è ciò che voi (in quanto miliardari con una partecipazione di controllo in uno dei 100 principali appaltatori del governo degli Stati Uniti) vendete al vostro stesso governo e a tutti gli altri governi che la propaganda cooperativa del vostro Paese (nei vostri “media”) caratterizzerà come “nemici” (Iraq, Afghanistan, Siria, Yemen, ecc.) e sicuramente non come “alleati”, come vengono caratterizzati i mercati esteri di queste multinazionali: Arabia Saudita, UE-NATO, Israele, ecc. In realtà, per quanto riguarda i vostri maggiori mercati esteri, essi saranno quegli “alleati” e così, voi (cioè l’aristocrazia della nazione, le persone che possiedono anche i media, ecc.) li difenderete (finanziando la propaganda per loro) e vorrete che l’esercito statunitense (i contribuenti e le truppe) li sostenga e li difenda (usando le armi che vendete, ovviamente, in modo da esaurire le scorte di armi e creare così la “necessità” di comprarne altre). È difendere il vostro mercato, anche se non siete voi, in quanto proprietari di una società, a pagare il conto: sono i contribuenti del vostro Paese. Il resto del Paese sta in realtà pagando per tutta questa “difesa”, quindi voi state “sfruttando” il pubblico in questo business. È la natura unica del business della guerra e un vantaggio unico per i suoi investitori.

In realtà, tutto questo imperialismo statunitense è stato enormemente redditizio per i miliardari americani, soprattutto per quelli che hanno investito più pesantemente nelle industrie della “difesa”. Ciò è avvenuto in modo più chiaro e palese dopo che la “giustificazione ideologica” dell’inizio della Guerra Fredda da parte di Truman e di Eisenhower, nel 1945, è terminata nel 1991. A partire dal 1990 circa – lo stesso periodo in cui G.H.W. Bush iniziò a istruire segretamente gli “alleati” dell’America sul fatto che la Guerra Fredda sarebbe continuata da parte degli Stati Uniti anche dopo che l’Unione Sovietica si fosse sciolta ponendo fine al suo comunismo e alla sua parte di Guerra Fredda – i “rendimenti cumulativi, indicizzati al 1951”, per il “mercato” azionario totale, per i “settori industriali” e per la “difesa”, i cui tre segmenti sono stati classificati in base al loro valore per la “Difesa”, i tre segmenti che in precedenza si erano mossi in tandem l’uno con l’altro, si sono nettamente discostati dopo il 1990, cosicché la “Difesa” da allora si è impennata, crescendo molto più velocemente degli altri due settori, i quali (“Mercato” e “Industriali”) hanno continuato dopo il 1990 a crescere in tandem l’uno con l’altro, aumentando molto meno velocemente di quanto abbia fatto l’industria della “Difesa”. Quell’anno, il 1990, è stato il momento in cui le valutazioni di mercato dei produttori americani di armamenti sono improvvisamente decollate, lasciando il resto dell’economia sempre più indietro. Il grafico mostra tutto questo. È sconvolgente.

Così, ad esempio, il 21 maggio 2017 il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha venduto alla famiglia Saud, proprietaria dell’Arabia Saudita, una cifra record di 350 miliardi di dollari di prodotti dei produttori di armi americani, che si sono impegnati ad acquistare nei dieci anni successivi, con un impegno anticipato di 100 miliardi di dollari solo nel primo anno, in modo da rendere anche solo quell’impegno di un anno un record assoluto. Questo accordo è stato di gran lunga la parte più importante della spinta di Trump ai produttori americani – ma solo ai produttori militari, quelli che dipendono praticamente al 100% dalle vendite ai governi, in particolare (oltre che al proprio governo), ai governi “amici”: agli “alleati”, come, in questo caso, alla famiglia Saud.

Infatti, la guerra dei Saud contro il loro vicino Yemen è un buon esempio di come funziona questo tipo di operazione (profitto per i miliardari, spargimento di sangue e distruzione per – in questo caso – gli yemeniti).

La guerra in Yemen risale alla rivoluzione della “primavera araba”, che ha rovesciato il presidente Saleh, ex colonnello e poi generale, sostenuto da Stati Uniti e Saud. Wikipedia dice di lui: “Secondo il gruppo di sanzioni delle Nazioni Unite, nel 2012 Saleh ha accumulato una fortuna del valore di 32-60 miliardi di dollari nascosti in almeno venti Paesi, rendendolo una delle persone più ricche del mondo. Saleh ha guadagnato 2 miliardi di dollari all’anno dal 1978 al 2012 principalmente attraverso metodi illegali, come l’appropriazione indebita, l’estorsione e il furto di fondi dal programma di sovvenzioni per il carburante dello Yemen”. E, inoltre: “Il corrispondente dal Medio Oriente del New York Times, Robert F. Worth, ha descritto Saleh mentre raggiungeva un’intesa con i potenti “grandi sceicchi” feudali per diventare “parte di un sistema di spartizione di tipo mafioso che sostituiva la governance”. Worth ha accusato Saleh di aver superato l’accaparramento di altri uomini forti mediorientali riuscendo a “rastrellare decine di miliardi di dollari di fondi pubblici per sé e la sua famiglia nonostante l’estrema povertà del suo Paese”. Saleh è fuggito in Arabia Saudita. L’esercito dello Yemen ha insediato il vicepresidente ed ex generale, Hadi come suo successore. Poi c’è stata una seconda rivoluzione e, il 21 gennaio 2015, la tribù sciita degli Houthi ha preso il sopravvento, mentre la famiglia Saud,rabbiosamente anti-sciita, ha prontamente iniziato a bombardare lo Yemen, utilizzando l’addestramento, gli armamenti e il supporto tattico e di rifornimento americani. Il governo degli Stati Uniti – come il suo alleato, la famiglia Saud – è rabbiosamente anti-sciita. Vale a dire: l’aristocrazia statunitense, come l’aristocrazia dell’Arabia Saudita (la famiglia reale), è rabbiosamente anti-sciita. Ma, mentre per i sauditi ciò è motivato più dall’odio che dall’avidità, per gli Stati Uniti è più l’avidità che l’odio, perché almeno dal colpo di Stato americano nel principale Paese sciita, l’Iran, nel 1953, si tratta di pura avidità, in particolare quella delle compagnie petrolifere (e non solo) che anche loro controllano (oltre agli armamenti) le politiche estere degli Stati Uniti (ad esempio, le compagnie petrolifere internazionali devono estrarre e vendere petrolio da molti Paesi. Sono fortemente dipendenti dalle forze armate, anche se non nella misura in cui lo sono le aziende produttrici di armi).

È stato fatto un sondaggio sull’opinione pubblica americana riguardo all’armamento e all’addestramento da parte dell’America delle forze saudite per sorvolare e bombardare lo Yemen – sondaggio effettuato nel novembre 2017, mentre l’amministrazione del Presidente Trump lo stava portando avanti. Questo sondaggio è stato elaborato il 28 gennaio 2018 e infine pubblicato un mese dopo, il 28 febbraio 2018. Il sondaggio, intitolato “Nationwide Voter Survey – Report on Results – January 28, 2018” (Sondaggio elettorale su scala nazionale – Relazione sui risultati – 28 gennaio 2018), riferiva di aver posto a 1.000 elettori americani scientificamente campionati una domanda: “Il Congresso sta valutando una proposta di legge bi-partisan per ritirare le forze statunitensi dalla guerra a guida saudita nello Yemen. Lei direbbe di essere favorevole o contrario a questa legge?”. Il sondaggio ha riportato che i “favorevoli” sono stati il 51,9%, i “contrari” il 21,5% e i “non saprei” il 26,6%; quindi il 71% dei pareri sono stati “favorevoli” e solo il 29% “contrari”. Si tratta di più di due terzi che sostengono questa proposta di legge per prendere in considerazione il ritiro delle forze statunitensi dalla guerra tra Stati Uniti e Arabia Saudita contro lo Yemen.

Il 4 dicembre 2017, poche settimane dopo il sondaggio condotto tra gli americani, RT News ha titolato “Saleh’s death means a fresh hell beckons for Yemen” (La morte di Saleh significa un nuovo inferno per lo Yemen) e la partecipazione del governo statunitense ai bombardamenti sullo Yemen è aumentata. Questo evento – l’assassinio di Saleh – ha portato la guerra in Yemen all’attenzione dell’opinione pubblica nel Paese che forniva le bombe, le armi e l’addestramento ai Sauditi.

Il 28 febbraio 2018, il senatore statunitense Bernie Sanders è stato lo sponsor unico della “S.J.Res.54 – 115° Congress (2017-2018)”: “Questa risoluzione congiunta indirizza il Presidente a rimuovere le Forze Armate statunitensi dalle ostilità nello Yemen o che lo riguardano, ad eccezione di quelle impegnate in operazioni dirette ad Al Qaeda, entro 30 giorni, a meno che: (1) il Presidente richieda e il Congresso autorizzi una data successiva, o (2) sia stata promulgata una dichiarazione di guerra o un’autorizzazione specifica per l’uso delle Forze Armate”.

Il 19 marzo 2018, la NBC ha titolato “Senators to force vote to redefine U.S. role in Yemen” (I senatori forzeranno il voto per ridefinire il ruolo degli Stati Uniti nello Yemen) – si trattava semplicemente di forzare un voto al Senato, non di votare effettivamente sulla questione. Tuttavia, data la schiacciante opposizione degli elettori americani ad armare i Sauditi per massacrare gli yemeniti, questo voto al Senato per prendere in considerazione la misura era la porta d’ingresso per ogni senatore che sarebbe stato costretto a rendere pubblico il suo sostegno a questo altamente impopolare armare dei Sauditi e, quindi, se si fosse arrivati a quel punto (a un voto finale sulla questione stessa), i produttori di armi avrebbero potuto perdere il voto perché i senatori avrebbero votato non “semplicemente” su una questione procedurale, ma sulla questione stessa. Quindi, questo voto riguardava il passaggio, non la destinazione.

Il giorno successivo, Breitbart News ha titolato “Administration, Bipartisan Interventionist Establishment Kill Aisle-Crossing Effort to Rein in U.S. Military Involvement in Yemen” e ha presentato un resoconto completo e documentato, che si apre così: “La risoluzione del Senato che invoca il War Powers Act per chiedere all’amministrazione di richiedere l’autorizzazione del Congresso o di ritirare il sostegno americano alle operazioni militari dell’Arabia Saudita nello Yemen è stata sconfitta martedì con un voto di 55-44”. Il pacifista David Swanson ha titolato su Washingtonsblog “Perché 55 senatori americani hanno votato per il genocidio nello Yemen”, sostenendo che il voto sarebbe stato ancora più sbilanciato del 55% a favore dell’industria delle armi, se alcuni dei senatori che hanno votato tra i 44 non sanguinari non fossero stati in gare politiche così ravvicinate. L’industria delle armi non si opporrà a un senatore che vota contro di loro se il suo voto non sarà nemmeno necessario per vincere. I voti simbolici contro queste proposte di legge sono accettabili. Tutto ciò che è necessario è ottenere il numero minimo di voti. Qualsiasi cosa in più è solo una ciliegina sulla torta.

Il 19 dicembre 2018, ciò che è sopravvissuto della proposta di legge Sanders è stato “Ricevuto alla Camera” e meno di tre ore dopo è stato semplicemente “Tenuto sulla scrivania”. E questa è stata la fine. Questo è stato un perfetto esempio delle scoperte degli scienziati politici secondo cui il governo degli Stati Uniti non è una democrazia, ma una dittatura degli americani più ricchi.

Questo spiega come il governo degli Stati Uniti ignori l’opinione pubblica e faccia solo finta di essere una democrazia. Lo fa ingannando costantemente l’opinione pubblica. Sulla questione di quali Paesi siano “alleati” e quali “nemici” e su altre questioni riguardanti la “difesa” nazionale, vengono applicati tutti i mezzi necessari al fine di ottenere, come Walter Lippmann nel 1921 la definì, “la fabbricazione del consenso”.

Che la fabbricazione del consenso sia capace di grandi raffinatezze nessuno credo lo neghi. Il processo attraverso il quale nascono le opinioni pubbliche non è certamente meno intricato di quanto sia apparso in queste pagine e le opportunità di manipolazione che si aprono a chiunque comprenda il processo sono abbastanza chiare. La creazione del consenso non è un’arte nuova. È un’arte molto antica che si pensava si fosse estinta con la comparsa della democrazia. Ma non si è estinta. Anzi, è migliorata enormemente nella tecnica, perché ora si basa sull’analisi piuttosto che sulla regola empirica. Così, grazie alla ricerca psicologica e ai moderni mezzi di comunicazione, la pratica della democrazia ha svoltato. È in atto una rivoluzione, infinitamente più significativa di qualsiasi spostamento di potere economico.

La CIA controlla virtualmente i mezzi di “informazione”.

Inoltre, anche le aziende che non figurano nell’elenco dei 100 principali appaltatori del governo statunitense possono dipendere in modo cruciale dalle entrate del governo stesso. Ad esempio, dal 2014, Amazon Web Services fornisce al governo degli Stati Uniti (CIA, Pentagono, NSA e l’intera comunità di intelligence degli Stati Uniti) servizi di cloud computing, che da allora hanno prodotto praticamente tutti i profitti di Amazon (si veda anche “Cloud Business Drives Amazon’s Profits”), sebbene Amazon non compaia nemmeno nell’elenco dei 100 principali appaltatori del governo degli Stati Uniti. Quindi, questa attività estremamente redditizia è più importante per Jeff Bezos (proprietario anche del Washington Post) di tutti gli altri investimenti messi insieme.

Dal 6 al 9 giugno 2013, Jeff Bezos e Donald Graham si sono incontrati alla conferenza Bilderberg e, due mesi dopo, Bezos ha accettato di acquistare il Washington Post da Graham. Forse Bezos ha fatto questo perché sapeva che Amazon Web Services avrebbe ottenuto il gigantesco contratto con il Pentagono e la CIA, che sarebbe iniziato a breve e voleva assicurarsi che i profitti di Amazon sarebbero iniziati, finalmente, di conseguenza; e che lui sarebbe stato la persona che avrebbe controllato ciò che i lettori di quel giornale – tra cui quasi tutte le persone influenti a Washington D.C. e dintorni – avrebbero letto nel loro giornale di “notizie” mattutino? Questo sarebbe stato efficace per incrementare il suo patrimonio netto almeno quanto lo sarebbe stato l’assumere qualche altra società di lobbying.

Un’altra proprietà di Donald Graham è la rivista online Slate. Il 5 agosto 2013, questo sito di “notizie” ha titolato “Jeff Bezos compra il Washington Post” e ha riportando:

“In base a ciò che si evince dalla gestione di Amazon da parte di Bezos, è possibile che sia un proprietario da sogno dal punto di vista giornalistico. È ovviamente possibile che la sua intenzione sia quella di gestire l’azienda con una mentalità di tagli alle spese per cercare di trarre il maggior profitto possibile da un’attività in declino terminale. Ma ha notoriamente gestito Amazon come un’azienda deliberatamente a basso margine e orientata alla crescita. Se gestirà il giornale con lo stesso spirito, sarà un’ottima cosa per il mondo, che funzioni o meno come azienda.”

Non è stato menzionato il fatto che Graham fosse proprietario di Slate o che il proprietario di Slate avrebbe beneficiato finanziariamente dell’acquisto del giornale da parte di Bezos. Invece, è stato alimentato il mito (come sempre) che i miliardari acquistano i media perché vogliono beneficiare il pubblico (sostenere la “nostra stampa libera”) – il mito “filantropico” degli individui super ricchi, che sono “di spirito pubblico”.

La parte più corrotta del governo degli Stati Uniti è quella della “Difesa”. Si dà il caso che sia anche – e di gran lunga – la parte più popolare, la più rispettata (dal pubblico americano).

 

Si tratta di una combinazione tossica (la brutta realtà, più la menzogna ampiamente creduta del suo contrario): tossica non solo per le politiche interne di un governo, ma soprattutto per le politiche estere di un governo, ad esempio per identificare quali nazioni siano “alleate” e quali “nemiche” (la questione della guerra e della pace). Questo tipo di combinazione mega-tossica non può esistere in una nazione la cui stampa non sia efficacemente controllata dai membri dello stesso gruppo che controlla efficacemente il governo (in America, si tratta dei pochi più ricchi, attraverso i numerosi agenti pagati da questi individui), compreso tutto lo Stato profondo, di cui i super-ricchi americani sono proprietari. In America, una chiave del marcio è che le aziende della “Difesa” (e non solo la maggior parte della stampa) sono di proprietà privata. In realtà non sono affatto per la difesa; mettono in pericolo il Paese; sono per l’aggressione – un’aggressione redditizia – a causa della quale soffrono tutti tranne i super-ricchi del Paese.

Harry Truman e Dwight Eisenhower hanno dato il via a questa situazione, che sta solo peggiorando.

Come ha detto l’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter:

“Viola l’essenza di ciò che ha reso l’America un grande Paese nel suo sistema politico. Ora è solo un’oligarchia in cui la corruzione politica illimitata è l’essenza per ottenere la nomina a presidente o per essere eletto presidente. E la stessa cosa vale per i governatori, i senatori degli Stati Uniti e i membri del Congresso. Quindi, abbiamo appena assistito a un sovvertimento del nostro sistema politico come ricompensa per i principali finanziatori, che vogliono e si aspettano e a volte ottengono, favori per sé stessi dopo la fine delle elezioni. … Al momento quelli in carica, Democratici e Repubblicani, considerano questo denaro illimitato come un grande vantaggio per sé stessi. Chi è già al Congresso ha molto di più da vendere.”

Ed è così che si fa. Lo si fa ingannando costantemente il pubblico. Lo si fa con le bugie. Le bugie prevalgono sulle armi. E le armi dominano il burro [la sicurezza sociale]. La menzogna è l’arma definitiva. E ogni impero è governato dalla menzogna. È così che funziona il mondo.

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Foto: Katehon.com

10 giugno 2022