Come Sadr ha dato una lezione a Barzani

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di Damir Nazarov

Muqtada Sadr è passato all’opposizione. In apparenza, la situazione è questa: il leader dei Sadristi non ha perso tempo in tentativi infiniti di formare un governo di maggioranza nazionale e ha deciso di uscire temporaneamente dall’ombra. Alcuni esperti ritengono che la colpa sia del “conflitto” con Maliki, ma i fatti dimostrano che sono stati i disaccordi con Barzani e Halbusi a impedire a Sadr di procedere con la formazione di un “governo di maggioranza”. Tanto più che lo sceicco Khazali (figura di spicco del Quadro di coordinamento) aveva precedentemente dichiarato che il loro blocco era pronto a scendere all’opposizione se Sadr avesse avuto successo. Francamente, nell’Iraq moderno non c’è animosità sciita da molto tempo; per molti versi si tratta di un gioco che riflette non solo la sana competizione dei progetti dell’IRI, ma anche la situazione regionale. Questo non si può dire dei “sunniti” e dei curdi, con i quali gli sciiti di diverse preferenze politiche sono obbligati a costruire un consenso per preservare il Paese ed evitare il separatismo autonomo.

Ma guardando la crisi irachena da un altro punto di vista, il quadro è molto diverso da una semplice disputa di potere. La partenza di Sadr ha avuto luogo sullo sfondo di due eventi importanti che si sono strettamente intrecciati. Prima gli iraniani hanno attaccato le attività del Mossad in Kurdistan e poi è arrivata la notizia di “negoziati di successo” a Baghdad tra Riyad e Teheran (il che spiega il ruolo della premiership di Kazemi e il fatto che non sia stato rovesciato). In un contesto più ampio, ciò che è accaduto è un riflesso della guerra fredda tra gli Stati Uniti e l’IRI. Muqtada ha svolto perfettamente il suo ruolo di “partito sciita moderato”. Le elezioni truccate in Iraq avrebbero dovuto portare a un’intesa tra Teheran e Abu Dhabi come forma di tregua nello spazio iracheno, dopo gli eventi del 2021 (l’assassinio del leggendario Suleimani e la volontà delle fazioni della resistenza di inscenare una jihad militare contro gli yankee). Ciò ha richiesto la creazione di un conglomerato di “moderati” in un governo ad interim con Kazemi come figura principale. Per quasi mezzo anno questo formato di accordo è durato, nonostante le varie provocazioni dei burattini di Big Satan.

Oggi, la tregua è terminata a causa delle “concessioni” di Biden all’Iran su una serie di questioni, che hanno fatto infuriare i procuratori regionali di Washington. In seguito, l’Asse della Resistenza contro l’Asse del Male (sionismo, sauditi, turchi, Giordania) e l’Asse del Conformismo (figure pro-Katari) hanno ripreso a confrontarsi in Iraq. Sono stati gli alleati radicali di Satana i primi ad attivarsi, prima i vari gruppi terroristici sotto la supervisione del Mossad hanno condotto esercitazioni nel territorio del Kurdistan, poi Halbusi ha iniziato ad esercitare qualità dittatoriali per aumentare la sua influenza e infine è arrivato un altro intervento turco. Gli iraniani hanno risposto con avvertimenti missilistici contro i sionisti in Kurdistan e con la sostituzione di Sadr con la Struttura di coordinamento. Sì, esattamente una sostituzione. Dopo tutto, dopo che i Sadristi avranno lasciato il Parlamento, saranno sostituiti da candidati del blocco di Fatah, dello Stato di diritto e da alleati di queste coalizioni provenienti da partiti indipendenti. Sadr sapeva che sarebbe successo? Di certo, ha semplicemente mantenuto i “seggi regalati” nelle elezioni truccate degli Emirati e li ha gentilmente concessi all’ala politica di Hashad al-Shaabi.

Gli Emirati Arabi Uniti sapevano in anticipo di questa trovata di Sadr? Sì e no. Gli americani lo sapevano, i servizi segreti emiratini no, e per questo sono stati “trollati” dallo sceicco Khazali, sottolineando che gli Emirati Arabi Uniti ora “penseranno prima di cercare di usare gli sciiti gli uni contro gli altri”. Anche in questo caso, queste parole vanno viste come parte di una campagna di informazione imposta, infatti – Muqtada era il proxy di Teheran per l’esito delle “elezioni”. In poche parole, Sadr ha sabotato i piani degli Emirati in Iraq e ha creato una nuova realtà in cui non sarebbe stato possibile ignorare il resto dei partiti islamici sciiti.

L’altro compito di Sadr era quello di domare Barzani. Sadr ha dimostrato chi è la principale forza politica dell’Iraq, d’ora in poi il Partito Democratico del Kurdistan (KDP) non sarà in grado di formare un governo confortevole a Baghdad e sarà costretto a cercare un’alleanza con qualsiasi blocco sciita. Dimettendosi, Muqtada ha costretto Barzani ad accordi con la Struttura di coordinamento, che esprime apertamente insoddisfazione per le politiche del PKK, e se Barzani non vuole problemi dovrà scendere a compromessi, altrimenti l’ala politica di Hashad al-Shaabi potrebbe fare pressione sul parlamento per una “operazione speciale” per sradicare il separatismo. Ad esempio, Hamid al-Musawi, ex parlamentare affiliato alla coalizione di Fatah, ha dichiarato che “sei brigate paramilitari della Milizia del Popolo si trovano al confine con il Kurdistan”. Sadr ha fatto sembrare Barzani uno zimbello e ha chinato il capo orgogliosamente filo-sionista ai partiti sciiti.

Parallelamente alla politica estera, Sadr ha tenuto presente la situazione interna. Anche in questo caso Muqtada ha sottolineato la sua influenza nelle strade della comunità sciita, dove il principale avversario del veterano jihadista contro gli occupanti è il marja. Il tipo di retorica con cui Sadr ha lasciato il parlamento è orientata verso i poveri, Sadr ha detto esplicitamente che “non andremo per la nostra strada con i corrotti e i settari”. Il chierico carismatico sapeva in anticipo che con figure come Barzani e Halbusi non ci sarebbero state riforme, ma era necessario dimostrarlo de facto. Lasciando il parlamento Sadr si è astrauto dalla “sporca lotta politica” per preservare così il suo onore e la sua reputazione di leggendaria famiglia di rivoluzionari, proprio l’immagine che avrebbe contribuito a rovesciare Sistani e l’istituzione del marjat di Najaf e Kerbela.

P.S. Mentre era in parlamento da sei mesi, Sadr è riuscito a introdurre una legge che criminalizza la “normalizzazione”, assestando un colpo senza precedenti ai sostenitori dell’amicizia con il sionismo. Questa mossa ha colto di sorpresa gli Emirati Arabi Uniti e la Turchia e ha soddisfatto l’Iran. È probabile che la missione di Sadr dopo le elezioni di ottobre non fosse solo quella di bloccare le ambizioni politiche di Barzani e Halbusi, ma anche di attuare la legge antisionista. Passato all’opposizione, il leader sadrista cede il testimone della lotta parlamentare contro il sionismo alla “Struttura di coordinamento”, che dovrà mettere in pratica la legge antisionista approvata da Sadr.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Middle East Eye

6 luglio 2022