Con il sudore della fronte

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di Massimo Selis

L’evidenza è la peggiore nemica della Sapienza. E il mondo che abbiamo costruito, noi e la generazione che ci ha preceduto, cerca solo conferme, immediate e visibili, a qualunque pensiero, ipotesi, discorso. Viviamo nell’era della tecnica e delle immagini. Non solo intorno a noi, i corpi stessi ne sono letteralmente attraversati. Tutto deve essere sperimentabile, tutto deve essere visibile. Il materialismo strisciante e subdolo che più non si presenta col suo vero nome, ci ha chiuso in una prigione. Pensiamo di poter comprendere ogni cosa. Pretendiamo che gli altri dimostrino ogni cosa. Accade perfino per le cose spirituali, e questo è davvero l’aspetto più raggelante.

In questo inganno che dona tanta “sicurezza”, non sappiamo più nulla della vera Realtà, che è assolutamente intangibile, e guardiamo con sufficienza chi ancora ne parla e chi prova a conformare ad essa la propria vita. Ma questo inganno è l’antefatto della tragedia. Non è con l’evidenza della tecnica e nemmeno della semplice ragione, che si può affrontare l’urto di questi tempi Metapolitici e Finali. Bisogna avventurarsi sulle acque dove veleggia Ermes, il messaggero che conduce alle sponde della Verità. Bisogna abbandonare la paura di essere confusi nell’indefinita foschia che avvolge i Misteri. Bisogna tornare a seguire le rotte della Santa Gnosi. E bisogna farlo subito.

Il Beato Angelico, nell’Annunciazione conservata a Cortona, dipinge, in un particolare, i progenitori cacciati dall’Eden. Eva, afflitta, ha le mani giunte, mentre Adamo reca con sé una zappa. Strumento primordiale che egli usava nel verde giardino non tanto per il bisogno di cibo, quanto per creare, facendo uso della vera scienza.

Ma l’esilio muta ogni cosa e il lavoro si fa necessità e fatica; iniziazione e redenzione. Il piano simbolico dà infine piena luce al racconto. Scoto Eriugena insegna infatti che quel «lavorerai la terra col sudore della tua fronte» significa anche che l’uomo, ormai fuori dall’Eden, non possiede più il dono della sapienza infusa e pertanto sarà costretto a coltivare con lo studio la “terra” della Scrittura per scoprirvi i sensi nascosti. E questi sensi sono i frutti che danno il vero sapore al testo. Ricordiamo che sapore e sapienza hanno la stessa radice. Anche la Scrittura va mangiata. Va masticata, spezzettata, ruminata e assimilata come si fa col cibo che diventa così nutrimento di tutto il corpo. La Scrittura, similarmente, si fa nutrimento dell’anima. E il cristiano va ancora oltre, perché nell’Eucarestia assimila (ad-similis) direttamente Cristo, principio e matrice dei Sacri Testi.

Sulla superficie di questi Testi si muovono personaggi, si articolano vicende in un orizzonte cronologico lineare. Questa è la “terra visibile”. Se però si scava con la zappa al di sotto della crosta letterale, che S. Agostino definiva addirittura “teatro”, e che può risultare finanche fuorviante, allora appariranno simboli, metafore, sagome letterarie e sarà evidente come le Scritture sono un testo polisemantico.

Avvicinarsi ad esso richiede umiltà, il farsi poveri per intenderne i sensi profondi. Ecco perché Gesù dirà: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli». È un testo vivo in cui è Dio a parlare, e parla sempre al tempo presente. È eterno perché perennemente attualizzabile. Se il suo oggetto, Dio, è infinito, così sono i suoi significati che devono radicarsi nella vita concreta di ciascun lettore che vi si accosti con sincera fede.

Occorre metodo, ma prima di ogni altra cosa, occorre avere la giusta disposizione interiore. La meditazione dei brani non si abbina alla smania, tutta moderna, della cosiddetta dimostrazione scientifica. Si affonda nella terra nera del Mistero e ci si lascia coprire da esso. Bisogna accettare di farsi provocare dal testo, soffermandosi anche sui punti più “oscuri”, ambigui, o che sollevano in noi “resistenza”. Ricordandosi che nessuna lettera, nessuna parola è li per caso, e nessuna parola è stata omessa se non per cosciente volere degli agiografi. Nulla va aggiunto, nulla va tolto, nel tentativo, tutto profano, di pianare le asperità di un testo superficiale che serve appositamente a celare i suoi veri tesori.

Non solo i Testi Sacri, ma anche i grandi poemi dell’antichità sono stati composti con un meta-linguaggio jeratico. La Bibbia, ad esempio, redatta in greco, si componeva di una sequenza continua di lettere, senza spazi o segni di interpunzione. La suddivisione in parole è servita a tramandarci il testo che oggi leggiamo nelle varie lingue. Questa opera è definita compitazione del testo. Ma ve ne possono essere altre, infinite altre, che separano e uniscono diversamente i gruppi di lettere, con un vero e proprio procedimento alchemico del solve et coagula. Non solo. Senza negare la veridicità dei fatti, ribadiamo ancora che le Scritture sono dense di metafore, simboli, e i vari personaggi protagonisti delle storie narrate rappresentano delle sagome letterarie che servono a descrivere aspetti e momenti diversi della traiettoria dell’anima verso la sua piena divinizzazione in Cristo. Solo accostandosi alla lettura in questo modo, affiorano i sensi nascosti. Sensi che debbono, per l’appunto, rimanere celati al lettore superficiale.

Questo meta-linguaggio risponde alle esigenze del contenuto trattato. Non è possibile utilizzare un linguaggio comune per esprimere ciò che è indicibile e al di là della conoscenza razionale; per esprimere verità che necessitano di un cammino di crescita da parte del lettore per venire assimilate e non risultare indigeste. Verità che chiedono di farsi esperienza intima nel lettore. Come un maestro guida il suo giovane allievo e lo accompagna nelle cadute davanti agli ostacoli e alle prove, così bisogna essere accompagnati nella selva delle Scritture, non temendo di ferirsi coi rovi o di incontrare temibili fiere, alla ricerca di bacche succulente e preziose.

Così leggevano i Padri. Oggi, a distanza di quasi due millenni, tutto questo ci fa sorridere, dall’alto della nostra insipiente superbia. Pensiamo di scendere nell’agone contro le forze della Sovversione brandendo l’evidenza intellettuale delle nostre ragioni. Quale inconsapevolezza! Ci inginocchiamo davanti alla “cultura del ciclostilato”, buona soltanto per “piccole verità”; siamo commensali bulimici al tavolo dell’informazione, che con parole spicce e appiattite illude di esprimere la realtà in cui viviamo. Tutto questo perché la ragione pretende l’immediatezza, mentre la Verità domanda il tempo del cammino. La prima abbaglia con la sua violenza che schiaccia la libertà dell’interlocutore; la seconda guida alla piena e vera libertà che non si vergogna di passare per errori e sbandamenti. I nostri corpi si muovono curvi, caricati della zavorra di un sapere che anche quando si spinge sui terreni dello spirito deve vestirsi di “scientificità”!

A cavallo di questi due secoli, alcune anime, illuminate dall’alto, hanno saputo recuperare la vera lettura spirituale della Bibbia. Penso a Domenico De Leva, padre Agostino Zanoni, Silvano Panunzio, Annick de Souzenelle e don Vincenzo Romano, solo per citarne alcuni. Del resto, se si parla di Sacra Scrittura, perché invece nessuno parla di Sacra Lettura?  Dobbiamo farci piccoli e come Ulisse nella reggia di Alcinoo, coprirci il volto per divenire ciechi al mondo, per spalancare l’occhio interiore. Col sudore della fronte dobbiamo recuperare il sentiero della Santa Gnosi, perché solamente attraverso la conoscenza ermetica diveniamo veramente anime. Dalla Scrittura alla Vita: questa è la traiettoria. Aprire gli scrigni nascosti sotto la scorza delle vicende narrate, è esercizio interiore che apre alla visione.

La Storia chiama a gran voce. Il Caos sparge già le sue polveri. Questa genìa di esperti, pseudo-scienziati e intellettuali ha ben poco da dire davanti a ciò che si sta preparando. Tutto il linguaggio deve cambiare, perché preparato da una nuova vista liberata dai veli che da lunghi secoli la soffocavano. Grandi sono le prove e le sfide che da qui in avanti verranno. E le potremo affrontare soltanto con l’intuizione e la profezia. Sì, questo non sarà un tempo di legislatori o di semplici giusti, ma un tempo di Profeti.

Foto: Tim Foster da Unsplash

22 ottobre 2021