Continua la grande truffa della Green Economy

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di Luciano Lago

Il Parlamento Europeo approva lo Stop alle auto a benzina e diesel in Europa dal 2035. Per i produttori e per i cittadini sarà un salasso e una perdita secca di decine di migliaia di posti di lavoro nell’industria dell’auto.

Come sempre le autorità della UE legiferano contro gli interessi dei cittadini europei ed a favore degli interessi delle grandi lobby industriali e finanziarie che sono dietro il passaggio alla green economy.

In pratica la scellerata decisione della UE comporterà lo smantellamento della filiera dell’automotive italiana con la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro, significa, fra gli altri effetti, consegnarci mani e piedi alle importazioni di componenti elettriche dalla Cina e, paradossalmente, peggiorare per molti aspetti la tutela ambientale vista la ipocrisia di non considerare per il calcolo delle emissioni il ciclo di vita del mezzo.

Dopo l’imposizione sanitaria dovuta al Covid, la UE entra a piedi pari nelle scelte tecnologiche senza avere capacità scientifiche e di programmazione ma soltanto per favorire gli interessi di alcune possenti lobby che hanno investito tutto sulla green economy.

Come già da tempo avevano avvertito alcuni analisti ed esperti, il settore finanziario e le banche private avranno il compito di costringere il mondo alla green economy dei “carbon neutral”, attraverso le “idrauliche” del sistema finanziario per alimentare la “bolla verde” notoriamente speculativa, a scapito degli investimenti nell’economia produttiva: questo è il fattore fondamentale di ogni decisione di investimento o per la scelta di accedere alle fonti di finanziamento, visto che questo progetto (denominato COOP 26) richiede molti ma molti soldi da sottrarre ai settori produttivi tradizionali, sarà un enorme investimento in tutto il mondo tra i 150 e i 200 milioni di dollari di finanze esterne nei prossimi tre decenni”.

L’unica preoccupazione degli eurocrati di Bruxelles in questo momento è quella di non dipendere dal gas e dal petrolio russo, come se fosse possibile una riconversione a breve termine di tutto l’apparato industriale europeo alla green economy, con gli enormi costi che questo comporterebbe, oltretutto in un periodo di guerra e di crisi di approvvigionamenti.

In tema di energia per usi vari nessun accenno alla possibilità di fonti alternative quali ad esempio la geotermia di tipo avanzato, quella a bassa entalpia o con utilizzo di acqua a temperatura super critica. Una scelta che avvantaggerebbe l’Italia per la presenza di molteplici fonti geotermiche nel territorio italiano. Gli eurocrati di Bruxelles si guardano bene dl considerare le risorse presenti in ogni paese.
Le scelte della UE prospettano per l’Italia un futuro di decrescita, certo non felice ma insita di problemi sociali per effetto della deindustrializzazione e della crisi economica.

Ci sarà occasione di parlarne ma, ancora una volta, la gabbia della Unione Europea in cui si trova l’Italia pregiudica ogni possibile soluzione alle problematiche italiane che non sia dettata da interessi esterni.

Foto: Idee&Azione

10 giugno 2022