Contro il purismo

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di Roberto Siconolfi

Una delle principali malattie della politica rivoluzionaria di oggi, ma anche di ieri, è il “purismo”. Il purismo è quell’atteggiamento che giudica come negativa ogni posizione che non rispetta la purezza della battaglia politica in atto.

Per il purista, che è parente all’estremista, vi è sempre un venduto, un infiltrato, un incoerente, oggi si direbbe un gatekeeper, massone, ecc.. Insomma vi è sempre una fregatura dietro l’angolo. Incapace di vedere l’elemento positivo nel personaggio pubblico o politico o nella situazione politica concreta, il purista è incapace anche di far evolvere il gioco a proprio vantaggio. Il purista pecca gravemente in ambito tattico-strategico, perché volgere a proprio favore una situazione “poco pura”, o peggio ancora far lavorare per la propria causa un “nemico”, sarebbe considerato un atto degradante, “immorale”.

Il purismo è in ultim’analisi una forma mentis, quella di chi sostanzialmente lavora poco e nulla in ambito politico, e che dunque può permettersi il lusso di rimanere puro, proprio perché “non fa”! Viceversa chi “fa”, per forza di cose, compie errori, e deve mediare, fare talvolta compromessi o passi indietro, e dio solo sa quante mediazioni e quanti compromessi si effettuano sul campo.  Dio solo sa quanto sia dura mediare col male per portare avanti il proprio obbiettivo.

Questa battaglia è una guerra di posizione di lunga durata, dove le basi si fortificano e con astuzie di ogni sorta le si espandono fino alla vittoria. Scarsi in elasticità mentale, non adatti a guidare una rivoluzione, per tali soggetti ragionamenti di questo tipo sarebbero derubricati come immorali, svendite e compromessi col nemico, il quale invece si venderebbe anche la madre pur di rimanere a galla.

Diceva Franco Battiato sbigottito per il purismo del fu Movimento 5 Stelle (tipico esempio): “È come se da un lato avessimo un troiaio e dall’altro un educandato!”

Foto: Idee&Azione

17 gennaio 2022