Controiniziazione: osservazioni critiche su alcuni aspetti della dottrina di René Guénon [1]

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di Aleksandr Dugin

Osservazioni preliminari: la necessità di correggere il Tradizionalismo

La questione della “controiniziazione” è la più oscura e ambigua di tutto il pensiero tradizionalista. Forse è una conseguenza della realtà stessa che i tradizionalisti, seguendo Guénon, denotano con il termine “controiniziazione”.

Il significato di controiniziazione è esposto da René Guénon nel suo libro Il regno della quantità e i segni dei tempi. In breve, possiamo dire che Guénon intende la contro-iniziazione come l’insieme delle organizzazioni segrete che, pur essendo in possesso di dati iniziatici ed esoterici, dirigono tuttavia le loro attività e i loro sforzi verso un obiettivo che è il diretto opposto della normale iniziazione. In altre parole, invece di tendere verso l’assoluto, si dirigono verso la fatale scomparsa e dissoluzione in mezzo al “regno della quantità” nel suo crepuscolo esterno. In linea con l’esoterismo islamico, Guénon chiama i gerarchi della contro-iniziazione Awliya es-Shaytan, cioè i “santi di Satana”. Secondo Guénon, i rappresentanti della contro-iniziazione sono all’origine di tutte le tendenze negative della civiltà moderna e amministrano segretamente il corso delle cose sulla via della degradazione, della materializzazione e della perversione spirituale.

Secondo la Tradizione, la logica del processo ciclico si riduce inevitabilmente a una traiettoria di degrado, dall’Età dell’Oro all’Età del Ferro. Di conseguenza, ci dovrebbero essere varie forze coscienti che contribuiscono a questo processo, così come, al contrario, le forze della vera iniziazione e dell’autentico esoterismo cercano di impedire con ogni mezzo questo fatale declino. Questo dualismo storico di Guénon non intacca in alcun modo l’unità metafisica del Principio, nella misura in cui appartiene alla sfera della manifestazione, dove la legge principale è quella della dualità. Questa dualità, che è il cuore stesso della manifestazione, viene superata solo quando si va oltre il manifesto, nella sfera del trascendentale. Non possiamo eliminare il dualismo all’interno del mondo. Pertanto, il ruolo della contro-iniziazione è in parte giustificato nella misura in cui è radicato non nell’arbitrio, ma nella stessa necessità provvidenziale legata alle leggi dell’universo.

Questo aspetto puramente teorico della dottrina della controiniziazione è del tutto ineccepibile dal punto di vista logico ed è confermato da tutte le varie dottrine delle tradizioni sacre che trattano dei “demoni”, del “diavolo”, degli “spiriti maligni”, dell'”Anticristo”, ecc. Ma tutto diventa molto più complicato quando cerchiamo di passare dalla teoria alla pratica e di nominare organizzazioni o società segrete specifiche come esempi di contro-iniziazione. Questo è solo una parte del problema. Prima di chiarire questa sottile questione, è necessario esaminare attentamente ciò che René Guénon intendeva per “iniziazione” ed “esoterismo”.

Secondo Guénon, la varietà storica delle forme sacre – religioni, tradizioni, ecc. – è una conseguenza delle diverse qualità degli ambienti umani e storici in cui si proiettano i raggi dell’Unica Verità non umana. In altre parole, per Guénon, tutte le tradizioni, quando ci si avvicina al loro centro, trascendono le differenze confessionali e quasi sempre si fondono in qualcosa di unitario. Guénon chiamava questa la “Tradizione Primordiale” (la Tradition Primordiale). È questa Tradizione, secondo Guénon, a costituire l’essenza segreta di tutte le religioni. In un certo senso, questo è vero. Qualsiasi studio attento del simbolismo della Tradizione, dei suoi riti e delle sue dottrine, porta a pensare che tutti gli insegnamenti sacri abbiano una sorta di elemento o paradigma comune, che viene un po’ perso di vista quando si arriva ad aspetti dogmatici più ristretti e a questioni di dettaglio. La tesi dell'”unità della Tradizione” è particolarmente convincente nelle circostanze attuali, dal momento che il mondo moderno ha costruito una civiltà le cui basi contrastano nettamente con tutto ciò che può essere definito Tradizione. In altre parole, il Tradizionalismo integrale e l’appello all’unica Tradizione sono affidabili nella misura in cui contrappongono il mondo moderno a tutte quelle forme di civiltà che si fondano su elementi sacri. In effetti, ci sono molte più somiglianze che differenze tra le varie tradizioni e religioni se confrontate con lo sfondo contrastante della civiltà moderna, completamente de-sacralizzata. Questo postulato è ovvio. La domanda è: fino a che punto questa convergenza di fronte a un nemico comune è una conseguenza dell’unità esoterica?

In altre parole, la differenza tra le tradizioni più sacre è solo il risultato di difetti dell’ambiente cosmico in alcuni momenti del ciclo? Non ci sono forse ragioni più profonde dietro a tutto ciò?

Un esempio lampante della rilevanza di questo dubbio si può vedere nell’esitazione di Guénon sul fatto che il buddismo debba essere considerato una tradizione autentica o meno. Guénon inizialmente relegava il buddismo nella categoria delle eresie antinomiche, ma in seguito lo riconosce come una tradizione autentica. La questione non è nemmeno quella del buddismo, ma il fatto che l’incertezza stessa di Guénon mostra una certa condizionalità del suo metodo quando si tratta di tradizioni storiche concrete e dei loro principi dogmatici. Se persino Guénon poteva sbagliarsi sulla questione del buddismo – che per lui rimaneva in gran parte un’astrazione, per la cui analisi Guénon si affidava alle opinioni dei suoi informatori indù che, come tutti i tradizionalisti indù, si distinguono per il loro orientamento acutamente anti-buddista – allora non si può escludere che simili errori si verifichino anche nel caso di altre religioni.

I nostri studi ci hanno portato a concludere che Guénon non aveva ragione nella sua analisi in altri due casi. In primo luogo, quando Guénon negava alla Chiesa cristiana una dimensione iniziatica – e faceva risalire la perdita di questa dimensione, presente nel cristianesimo primitivo, all’epoca dei primi concili ecumenici – si basava chiaramente esclusivamente sulla storia e sulla storiosofia del ramo cattolico (con la successiva deviazione del protestantesimo). Guénon ignorava chiaramente la realtà metafisica e iniziatica dell’Ortodossia, che si differenzia dal cristianesimo occidentale in modo netto e sulle posizioni più fondamentali. Guénon equiparava il cristianesimo al cattolicesimo e proiettava impropriamente le proporzioni dell’organizzazione cattolica, compresa la natura mistica dei suoi riti e le specificità teologiche, sul cristianesimo nel suo complesso. Ciò ha reso le sue opinioni in materia completamente errate. [1]

In secondo luogo, Guénon si è affrettato a riconoscere alla Cabala ebraica la qualità di un vero e proprio esoterismo che, a suo avviso, si distingue per l’universalismo ed è al di là di ogni particolarismo. Ma in realtà la Cabala insiste sulla particolarità etnica degli ebrei, sull’unicità del loro destino e sulla loro opposizione metafisica a tutti gli altri popoli e religioni non meno (se non più) del Talmud e dell’ebraismo exoterico. Ciò contraddice chiaramente la definizione di esoterismo di Guénon, secondo cui dovrebbero predominare i principi di unità universale e di fusione di tutte le forme spirituali e religiose in un concetto comune. Anche nei suoi aspetti più trascendentali, la Cabala non afferma l’unità, ma un radicale e indelebile dualismo metafisico-etnico.

Inoltre, su un piano più generale, le valutazioni di Guénon su alcuni popoli – come gli antichi greci, i giapponesi, i tedeschi, gli anglosassoni e gli slavi – erano a volte così soggettive e arbitrarie che lo sforzo di Guénon di basare alcune delle sue conclusioni sull’ortodossia o meno di varie forme tradizionali su queste valutazioni mette in discussione tutto ciò che nel Tradizionalismo riguarda l’applicazione di considerazioni teoriche alla sfera pratica.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

31 maggio 2022