Coraline e la porta magica, il lato oscuro del Femminile e la filosofia dell’apollineo e dionisiaco [1]

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di Fabrizio Manco

 

“Una bellissima signora in quei prati incontrai, tutta la bellezza delle figlie delle fate aveva, ma selvaggi erano i suoi occhi. Vidi principi e re, pallidi guerrieri smunti, color morte erano tutti, e gridavano a me:” La bella dama senza compassione ti ha reso schiavo “. Le loro livide labbra scorsi nella penombra, e la voragine orrenda si apri”.

(John Keats, da “La bella dama senza pietà”). 

 

“Il Logos di Cibele è l’idea che la Grande Madre crea e uccide tutto.  Non è l’eternità (Apollo) o il cerchio (Dionisio), ma qualcosa che agisce a suo modo con cieco e assoluto potere…. Cibele conduce la battaglia titanica delle forze ctoniche contro il cielo e il regno del Logos maschile di Apollo …. Stiamo vivendo l’attacco finale di Cibele, della grande Madre risorta, con il femminismo, l’intelligenza artificiale, la globalizzazione, la democrazia, il liberalismo… Si tratta dell’attacco definitivo dei Titani della società cibeliana al fine di purificare la modernità dai resti della Tradizione”.

(da Aleksander Gel‘evic Dugin:” da: “Introduzione a Noomachia: lezione 1: Noologia; la disciplina filosofica delle strutture dell’intelletto “).

 

Introduzione: il fantastico e l’Horror tra letteratura e cinema moderno. 

Questo studio è la terza parte della trilogia dedicata al Fantasy, al genere fantastico e alla magia.  Nella prima parte ho analizzato l’origine degli archetipi del Fantasy, della magia e degli altri archetipi che riguardano le presenze animali nel genere fantasy; nella seconda parte ho parlato della presenza dell’oscurità del femminile, e in questa terza parte, continuo a parlare del lato oscuro nel  genere fantasy e fantastico, attraverso una favola molto enigmatica e misteriosa: “Coraline “ , scritta e pubblicata da Neil Gaiman nel 2002 ( Edizioni Mondadori), dalla quale fu tratto un bellissimo film di  Henry  Salick dal titolo “ Coraline e la porta magica ( 2099 )

Analizzando entrambe le opere, sia il racconto originale di Neil Gaiman che il film di Henry Salick, ho scovato dei numerosi significati nascosti e soprattutto molte concezioni filosofiche che si sono sedimentate in queste due opere.

Il genere Horror è ormai da molti anni diversificato in innumerevoli prodotti che vanno dai libri ai videogiochi, dal cinema ai programmi di intrattenimento; e soprattutto si sta diversificando anche per un pubblico molto più giovane della media, non più diretto soltanto ad un pubblico di adolescenti e di adulti. Complice il fatto che è un genere che ha fatturato e continua a fatturare milioni di dollari in tutto il mondo (uso la valuta monetaria statunitense del dollaro degli Stati Uniti di America perché prevalentemente è dall’America che provengono le maggiori produzioni del genere Horror); ciò ha fatto in modo che numerosi registi e scrittori hanno creato molti prodotti adatti anche ad un pubblico più giovane del solito standard del genere Horror. 

Questo genere letterario, a me sinceramente non mi ha mai colpito in modo entusiasta; pur tuttavia devo riconoscere che in questo genere di narrativa, di letteratura e di cinema, possiamo trovare nascosti numerosi aspetti legati alla filosofia, come il rapporto tra Apollineo e Dionisiaco, che in seguito cercherò di sviscerare nell’ analisi della favola di Neil Gaiman. 

Non possiamo quindi negare che il genere letterario Horror,   ha comunque avuto illustri autori come Edgar Allan Poe, H. P. Lovecraft con il Ciclo di Cthuluh ( 1917- 1935 ) ,  Bram Stoker con Dracula ( 1897 ) , i quali oltre ad essere delle ottime ottime penne, le loro opere sono cariche di fascino e filosofia: questo aspetto lo troviamo soprattutto nelle opere di H. P. Lovecraf, nelle quali troviamo elementi  e tematiche che riguardano il Cosmo, il posto dell’uomo sull’universo, la Divinità, la paura, l’evoluzione delle specie, la mostruosità della modernità con l’ industrializzazione ( questo aspetto è molto simile alla stessa critica di J. R. R. Tolkien) e il rapporto tra il  mondo rappresentato dal reale e il mondo nascosto e invisibile che si nasconde dietro il Velo di Maya: un chiaro riferimento alla filosofia di Arthur Schopenauer nella sua opera Il mondo come volontà e rappresentazione ).

Con il tempo il genere Horror è passato dalla letteratura al cinema, fino a giungere ai giorni nostri con in videogiochi.  La nostra cultura pop sembra che conosca soltanto tale genere letterario, con film Splatter, giochi insulsi e serie televisive di dubbia classificazione. 

 Il cinema ha superato la barriera che separava il mondo Horror per adulti dal mondo dei cartoons per i bambini, attraverso una serie di film Horror adattati ad un pubblico più piccolo, come dimostra il film Nightmare before Christmas (1993), del regista Henry Salick ma con la sceneggiatura, storia e bozzetti di Tim Burton, con il film La sposa cadavere (2005), per la regia di Tim Burton, realizzato sempre con la tecnica dei bozzetti animati in Stop Motion. La storia della Sposa cadavere si trova per la prima volta menzionata nel racconto dello scrittore tardo antico di lingua Greca Flegonte di Tralle (Secondo secolo D. C.), il quale racconta una storia simile nel suo Il libro delle meraviglie, giunto a noi sottoforma di frammenti. Un racconto simile lo troviamo anche in una celebre ballata di Goethe, La Sposa di Corinto,  la quale è considerata la prima storia di vampiri, insieme a quella di E. T. A. Hoffmann, la quale porta il titolo di Vampirismo ( 1821 )  contenuta nella raccolta I Fratelli di San Serapione ( 1816) , e soprattutto a racconto Carmilla ( 1872 ) , dello scrittore Irlandese Joseph Sheridan  Le  Fanu ( 1812- 1873 ) , nel quale racconto si narra la storia di una fanciulla apparentemente dolce, ma che nascondeva un segreto oscuro e tenebroso. 

Altri film Horror per ragazzi preadolescenti sono la fortunata serie I piccoli brividi e il film Monster House (2006), del regista Gil Kenan. Il regista Henry Salick, oltre ad avere diretto Nightmare before Christmas (1993), nel 2009 torna con il film Coraline e la porta magica (2009), realizzato ancora una volta con i bozzetti in Stop Motion.  Tale film, come accennato prima, è basato sul racconto dello scrittore Americano Neil Gaiman, Coraline uscito nel 2002. Neil Gaiman è un autore molto conosciuto al grande pubblico di giovani e giovanissimi, soprattutto con i racconti Horror e Fantasy indirizzati a tale pubblico come Nessun dove (1996), Coraline (2002), Il figlio del cimitero (2008) e I miti Nordici (2008). È anche vero però che alcuni elementi del mondo dell’ Horror come cimiteri, scheletri, gufi e gatti sono stati raffigurati in chiave umoristica , e quindi più accessibili a un pubblico di più piccoli,  da Walt Disney, il quale nelle Silly Synphony ( 1929- 1939 )  cioè le Sinfonie allegre , una sorta di serie animata, quasi un preludio di Fantasia ( 1940 ) , dove nel primo cortometraggio che apre il ciclo animato, The Skeleton dance, La danza degli scheletri ( 1929 ) , basato su un’idea del compositore Carl Stalling e di Walt Disney, si assiste ad una spassosa danza macabra con protagonisti  quattro scheletri, sulle note di un Vaudeville e della Marcia dei Troll ( Op. 54 -3 , 1893) del compositore Norvegese Edvard Grieg.  Questo episodio e il successivo cortometraggio di Fantasia (1940) basato sulla composizione di Modest Mussorgskij Una notte sul monte Calvo (1886), dove il demone malvagio Chernabog richiama i suoi demoni servi maligni per un’assemblea, forse sono i primissimi esempi di elementi Horror adattati per il mondo dell’infanzia. I due episodi di Walt Disney citati, rappresentano anche il lato oscuro, inquietante e bestiale della natura, il suo lato Dionisiaco: aspetto che andremo ad analizzare dopo. 

 

LA STORIA DI “CORALINE “e di “CORALINE E LA PORTA MAGICA “: significati nascosti, simbologia e filosofia nascosta 

Prima di entrare nel vivo della mia trattazione, ricordo ai lettori che questo studio non è né una recensione del libro e né una recensione critica al film: si tratta quindi di uno studio analitico sulla filosofia e sui messaggi nascosti del racconto e del film. Inoltre, oltre al saggio e allo studio scientifico della favola di Neil Gaiman, ho riscritto tale favola basandomi sia sul testo originale che sulla versione cinematografica; il presente testo si articola quindi in due parti: una parte narrativa e una parte saggistica. 

Coraline Jones

Coraline Jones è una bambina di 12 anni del Texas che si trasferisce con i suoi genitori nel Mitchigan. La nuova casa è chiamata Pink Palace, in italiano Palazzo rosa, situata. In un sentiero costeggiato da colline. I genitori di Coraline sono entrambi botanici e studiosi di piante, e passano la maggior parte della loro giornata a scrivere e a lavorare. Coraline, la loro figlioletta, si sente trascurata da loro, e cerca in tutti i modi di attirare il loro interesse, ma con scarso risultato.  Nella nuova casa la bambina non ha gli amici di prima con i quali possa passare il tempo libero, per cui sua madre le consiglia di andare a perlustrare i vicini di casa e conoscerli meglio. Lo stesso consiglio glie lo dà il padre, però il padre le dice di scrivere su un blocchetto tutte le cose che la incuriosiscono della casa. Tra le cose che annota sul blocchetto, c’è un piccolo quadro ovale, che raffigura un bambino vestiti con abiti da fine Ottocento/ inizio Novecento, il quale è triste perché il suo gelato è finito a terra. Torneremo in seguito a parlare di questo quadro. 

Coraline, uscita di casa, va a trovare Mr. Bobinskij, un signore bizzarro e anziano, di origine Russa, che ama fare sport e gli allenamenti; inoltre ha una passione per il formaggio, il che fa emanare un cattivo odore. Mr. Bobinskij racconta a Coraline che alleva dei topolini e che con essi gestisce un piccolo circo di topi. 

Coraline in seguito va dalle due vicine del piano di sotto, due ex ballerine e attrici di teatro, Ms. Pink e Ms. Forcible, le quali vivono con tre cani barboncini inglesi. Entrando nella casa, Coraline osserva che le due vecchie signore hanno tutti i loro cagnolini precedenti imbalsamati, e già questo particolare fa comprendere che si tratta di persone imprigionate nel loro passato. E lo si può capire anche osservando le date e le targhette di premi e riconoscimenti che le due ballerine avevano avuto nel passato: sono due personalità che non lasciano spazio al nuovo, ma vivono in un passato che non esiste più. Le due ex ballerine fanno entrare calorosamente Coraline nel loro appartamento per prendere il Thè.

Il significato di “Whyborn”

In seguito, Coraline incontra anche un ragazzino della sua stessa età, il quale ha un gatto nero, e che vive con la nonna vicino alla casa dove abita Coraline e la sua famiglia; la nonna di questo ragazzino aveva in passato una sorella gemella scomparsa quando ancora era una bambina: in seguito scopriremo la causa della scomparsa. Il nome di questo ragazzino è Whyborn, il quale nome è l’unione di due parole: Why= perché, e Born = nascere, il quale si potrebbe tradurre con “Perché sei nato? O “Perché esistere “?  Whyborn?”. Una delle domande o dei dilemmi più antichi della storia umana, diventa quindi un nome.  Dell’apparizione di questo personaggio, che nel racconto originale è assente, possiamo scorgere il primo concetto filosofico nascosto della storia. 

“Conosci te stesso “ha affermato Socrate, poiché è ovvio che se si vuole sapere il vero motivo per il quale si è al mondo, bisogna prima scoprire. Chi veramente si è. Lo stesso dilemma lo si trova nell’ Amleto di William Shakespeare, con la celebre affermazione “Essere o non Essere, questo è il dilemma “.

Nel film di Salick, le citazioni ad alcune opere di Shakespeare sono molto evidenti e palesi soprattutto nella scena ambientata nel finto teatro dove Coraline e l’altro Whyborn si recano per assistere ad uno spettacolo dove si esibiscono le altre Miss Pink e Miss Forcible. 

Coraline come una “strega dell’acqua”

Coraline Jones all’ inizio del film gioca alla strega dell’acqua, come se fosse una rabdomante. Infatti, la si vede passeggiare nel sentiero vicino la sua nuova casa con un ramo di quercia velenosa (Toxicondendron radicans, Mill, 1754) per cercare un pozzo d’acqua. Whyborn, infatti, scherzosamente la soprannomina “La strega dell’acqua “.  Con questo particolare, la versione cinematografica è come se mettesse in evidenza che la figura di Coraline è in qualche modo legata al mistero, al misterioso e al magico. Lo scopriamo in seguito. 

Non a caso la pratica della rabdomanzia è una pratica antichissima, che risale addirittura ai Sumeri e ai Babilonesi, oltre che agli Etruschi, ed era praticata da maghi, stregoni e ovviamente rabdomanti. 

Foto: Psicologisti

11 maggio 2022