Coraline e la porta magica, il lato oscuro del Femminile e la filosofia dell’apollineo e dionisiaco [12]

image_pdfimage_print

di Fabrizio Manco

La fine della strega Beldam

Appena entra nell’appartamento, un’atmosfera di solitudine e oscurità avvolge Coraline. Nelle stanze una luce rosso chiaro e soffusa usciva lentamente. Coraline entra e la vera altra madre era lì: con un aspetto malvagio e arrabbiata con Coraline: u ragno- mantidiforme alto due metri, con due mani metalliche e un viso da incubo, un teschio con due grandi occhi bottoni.

“allora Coraline!”, le disse Beldam,

“hai trovato gli occhi dei bambini fantasma vero; ma hai anche portato un parassita con te, da quel che osservo!”,

le disse Beldam a Coraline riferendosi al gatto;

“ho portato un amico “disse Coraline;

“lo sai che ti amo!”, le disse Beldam accarezzandole la guancia con un dito artigliato metallico;

“hai proprio un bel modo di amare!”, le risponde Coraline.  Beldam non prova amore, ma brama di possesso, in quanto creatura malvagia ed egoista.

“fammi vedere gli occhi dei bambini fantasma!”, disse Beldam a Coraline.

La ragazzina lì mostra e Beldam con la sua mano metallica cerca di afferrarli, ma Coraline la ferma dicendo:

“con calma! il gioco non è ancora finito!”,

“Ha! È vero!” disse Beldam perfidamente,

“in fondo tu devi trovare ancora i tuoi veri genitori, giusto?!….  però peccato che non hai più questa!”, riferendosi alla pietra preziosa con il buco, la quale la getta nel fuoco del camino. 

All’improvviso la terza biglia si illumina e appare la terza bambina fantasma, la quale le dice:

: “sveglia signorina! anche se vinci il gioco, non ti lascerà mai andare!”. Il gatto era impaurito, ma ad un tratto si accorge che sopra il camino era poggiata una boccia, come quelle natalizie dove all’interno ci sono i pupazzetti con la neve: e infatti i suoi genitori erano intrappolati all’interno di quella boccia con la neve. Coraline la prese subito e se la mise nella borsa. 

“tanto lo so dove li tieni “, disse Coraline a Beldam;

“ah sì! e dove sarebbero?!”, le disse Beldam;

“sono dietro quella porticina!”, disse Coraline, riferendosi alla porta che collegava il vero mondo con l’altro mondo.  Mentre Beldam cammina verso la porta, Coraline si preparava all’attacco finale. Beldam apre la porticina e dice compiaciuta:

“sbagliato Coraline, non sono qui, adesso tu resterai per sempre qui!!”, le disse Beldam mostrando il rocchetto di lana e i bottoni;

“no e poi no! “, le risponde Coraline, e in un attimo le tira addosso il gatto, il quale impazzito attacca il volto di Beldam strappandole gli occhi bottoni; Beldam urla furiosamente e Coraline cerca di scappare dalla porticina, ma Beldam distrugge tutto quello che rimaneva della casa e dell’altro mondo e fa sprofondare Coraline in una enorme ragnatela. Ridendo come una strega malvagia, cerca di far perdere equilibrio a Coraline, ma la ragazzina resiste.

“dove sei, dove sei piccola imbroglioncella, mocciosa egoista!!” urla Beldam.  L’altro mondo era un enorme ragnatela, e l’altra madre non era altro che un ragno mantidiforme gigantesco e malefico.  Coraline e il gatto riescono a mettersi in salvo ed entrano nel tunnel, ma la porta fa fatica a chiudersi, si è fatta improvvisamente pesantissima; il mostro Beldam non molla e infila le sue mani artigliate nella porta, e mentre Coraline cerca di tirare con tutte le sue forze, tre braccia fantasma si uniscono alle sue: erano i tre fantasmini che la stavano aiutando.  Coraline attraversa di corsa il tunnel per tornare a casa, ma qualcuno o qualcosa batteva forte la porta: Beldam urlava:

“Coraline non lasciarmi, non lasciarmi!!, morirò senza di te !!!”.

Una strana cosa inseguiva Coraline nel tunnel, ma a Coraline importava soltanto di tornare a casa. E finalmente era tornata, portando con sé i suoi veri genitori e le tre anime dei bambini.  Appena entra a casa, esce subito dalla borsa la boccetta dove erano rinchiusi i suoi veri genitori, e la posiziona sopra il camino; ma accidentalmente la fa cedere e la rompe: proprio in quel momento tornano a casa i genitori, e lei corre ad abbracciarli:

“mamma, papà, sono felice che siete tornati!!”; sua mamma e suo papà erano entrambi coperti di neve, e la mamma esclama:

“oh no! proprio la mia preferita hai rotto!”, riferendosi alla boccia natalizia.  Coraline poi disse loro:

“ma la neve che avete addosso è perché fuori sta nevicando?”;

“certo, ma che domande fai “, ma dove sei stata a giocare ?!, forza lavati e vestiti bene, che sei tutta sporca di ragnatele, stasera festeggiamo tutti quanti in pizzeria! il nostro catalogo è stato un successo!”.

La sera andarono tutti e tre in pizzeria: la pizza che mangiò Coraline era la più buona in assoluto; e tutta la serata scherzarono e furono felici.  Quando tornano a casa, portarono a letto Coraline, che era stanchissima. Sua madre mise nel suo letto come regalo i guanti arancioni a strisce che le aveva promesso.  Coraline si sveglia di notte e li indossa. Dalla finestra appare il gatto e lei corre a salutarlo: sembrava un po’ arrabbiato. 

“ciao gatto! sei arrabbiato con me perché ti ho tirato addosso all’altra madre? mi dispiace ma in quel momento non sapevo che fare! mi perdoni?”;

il gatto si avvicina e si fa accarezzare. Dopo nella sua cameretta esce le tre biglie: “non credi sia ora di liberarli “, dice al gatto, il quale annuisce con la testa. Mise le tre biglie sotto il suo cuscino e si addormenta. Coraline fece un bellissimo sogno: si trovava immersa in un immenso blu, come la Notte stellata di Vincent Van Gogh, fluttuando leggermente, quando improvvisamente compare una bellissima luce dorata che si trasforma in tre bellissime anime dorate, uguali ai tre bambini fantasma incontrati prima: ma questa volta erano più sereni, non erano tre fantasmini, ma tre anime felici e piene di luce, con i loro veri occhi, senza più l’ombra di quegli orribili occhi bottone. Coraline stava di fronte a loro:

“salve signorina! è stato molto bello quello che hai fatto per noi!”, le dissero,

“finalmente è tutto finito!”, rispose Coraline;

“è tutto finito per noi, ma tu sei ancora in grave pericolo Coraline!”, risposero i tre fantasmini, che adesso erano tre anime dorate;

“ma come ho chiuso la porta e ho sconfitto l’altra madre!”, disse Coraline;

“sì, signorina! ma lei vuole ancora la chiave, ed è solo una!  devi distruggere quella chiave signorina! “,

le dissero, poi tutti e tre insieme abbracciarono Coraline dicendole:

“non va tutto male signorina! tu sei viva, tu sei ancora viva…”

e improvvisamente si sveglia nel letto. Guarda sotto il cuscino e le tre biglie erano rotte: le anime erano rinate.  Ma Coraline doveva a tutti i costi finire la battaglia contro Beldam. In piena notte si alza dal letto, ma il gatto cerca di fermarla: Coraline è decisa ad andare oltre.  Mentre scende le scale, dalla porticina spunta come un ragno una mano metallica; era quella cosa che la inseguiva nel tunnel. La mano si muove come un ragno aggressivo, e uscendo dalla porticina insegue silenziosamente Coraline. La ragazzina si stava dirigendo fuori per gettare la chiave nel pozzo. La mano metallica la seguiva di nascosto; stava aspettando il momento giusto per attaccarla. Coraline era nei pressi del pozzo, stava nevicando e faceva freddo: Coraline con uno scialle addosso mentre apre il pozzo per buttare la chiave, viene aggredita dalla mano malefica che cerca di trascinarla nel pozzo; ma proprio in quel momento arriva in sella alla sua motocicletta, il vero Whyborn, che acchiappa la mano malefica, la quale cerca di ucciderlo facendolo cadere nel bordo del pozzo. Ma Coraline acchiappa la mano con il suo scialle di lana e lo lega con la chiave: finalmente è tutto finito. Coraline e Whyborn gettano tutto nel pozzo e lo chiudono ermeticamente con il coperchio. La strega Beldam è stata sconfitta; nessun bambino sarà più vittima delle sue trappole. L’ indomani mattina Coraline e i suoi genitori fanno una festa in giardino: ci sono I suoi veri genitori, Whyborn e sua nonna, la sorella della bimba fantasma, Mr. Bobinskij e Ms. Pink e Ms. Forcible: Coraline porta a tutti una gustosissima limonata fresca. Finalmente sembra essere tutto finito. Ma sorgono quattro domande importanti: perché i suoi veri genitori sembrano non avere capito nulla di essere stati imprigionati nella boccia natalizia piena di neve? perché il giardino del vero mondo sembra avere il volto di Beldam; e perché il gatto continua ad andare e venire dall’altra dimensione? il vero mondo, che sarebbe il nostro mondo, ha a che fare con quel mostro femminile di nome Beldam?  è Lei che lo ha creato? ;

 

Il mondo per il pensiero filosofico Gnostico e il lato oscuro del femminile. 

Come accennato prima, per il pensiero filosofico Gnostico, il mondo è stato creato da un essere malvagio; il pensiero Gnostico si sviluppa durante il Secondo e il Quarto secolo D. C. in gran parte dei paesi del Mediterraneo come Italia, Israele, Gallia, Asia, Grecia… i principali protagonisti di questo movimento filosofico, esoterico e religioso, sono Marciano, Valentino, Simone Mago, Saturnino, Menandro, Dositeo e Basilide. Il pensiero Gnostico si basa essenzialmente sul principio dualista del mondo e dell’universo: esso sarebbe stato creato da molteplici entità malvagie, ed è per questo motivo che tutta la materia in esso contenuta è da distruggere e da fuggire. La Cosmogonia Gnostica, infatti, prevede un Demiurgo malvagio che crea ogni cosa, come per esempio il Dio del Nuovo Testamento, che secondo Marcione sarebbe un Dio buono, cioè un Agathos, mentre il Dio dell’Antico Testamento è invece il Dio malvagio, il Demiurgo di questo mondo, cioè è Dikaios.  La concezione Gnostica del mondo è quindi dualista- dualistica, come la concezione Manichea, fondata da Mani (216- 277 D. C.), il quale Marcione (85- 160 D. C.) sarebbe un suo anticipatore di pensiero.  La grande madre Cibele è di conseguenza un Demiurgo malvagio, una quanto da origine ad una realtà distorta. Secondo l’analisi del filosofo Russo Aleksander Gel ‘ evic Dugin, nella sua Introduzione a Noomachia: lezione 1: Noologia: la disciplina filosofica delle strutture dell’intelletto, divide il Logos in Logos di Apollo, Logos di Dionisio e Logos di Cibele: il Logos di Cibele è il Logos più distruttivo, in quanto rappresenta la materia, la materialità e la materialità’: ecco perché io sostengo che la maternità femminile ha un lato oscuro femminile. Dugin afferma che tutte le realtà del mondo di oggi, come femminismo, tecnoscienza, visione della materialità in ogni cosa, liberismo, democrazia, intelligenza artificiale e globalizzazione, sono il frutto del dominio della Dea madre sul mondo, che distrugge e divora ogni cosa. E continuando le intuizioni di Carl Gustav Jung espresse nella sua opera Mysterium Coniunctionis, riguardo al femminile Lunare, sostengo che la donna è oscura, ed il suo lato oscuro e Dionisiaco è rappresentato dalla Luna nera, il lato oscuro della Luna.  Anche nel femminile ho trovato quindi espresso il tema dell’Apollineo e del Dionisiaco: la natura lunare del femminile è il lato Apollineo, invece il Sol Niger, cioè il lato oscuro dell’inconscio femminile: ovviamente nel femminile il lato che prevale è ancora una volta il Dionisiaco, il Sol Niger. Nelle fiabe e nelle favole, la Grande Madre malvagia è la strega: e colei che distrugge ogni cosa: la Dea Iside nella mitologia egizia, la Dea Kali nella cultura Indiana, Venere nella fiaba di Amore e Psiche, Grimilde nella favola di Biancaneve, Malefica nella fiaba di Aurora e Beldam nella fiaba di Coraline, l’archetipo della Dea madre distruttiva e malvagia si ripete in maniera costante. 

 

Archetipi di Morte e di Rinascita

Da quello che abbiamo letto, il racconto di Coraline e la porta magica, contiene un elevato elemento di oscurità: ciò non deve sorprendere, perché tutte le fiabe e le favole sono in origine molto oscure, in quanto sono dei percorsi iniziatici, che dalla morte portano alla nascita. Tutte le fiabe originarie, dalle prime raccolte di Basile. Lo cunto de li cunti, fino a quelle dei Fratelli Grimm, contengono molti elementi macabri e oscuri. Coraline, infatti, attraversa una continua Nigredo, rappresentata dall’altro mondo e dalla strega Beldam, e i tre ostacoli per recuperare gli occhi fantasma ne sono una dimostrazione. L’ Albedo e la Rubedo è rappresentata dalla liberazione dei tre bambini fantasma diventati anime giallo- oro, e dalla liberazione dei genitori di Coraline dalla boccia natalizia: la neve sopra i loro vestiti è infatti per la simbologia alchemica la rappresentazione dell’ Albedo e della resurrezione o rinascita,  così come il corvo nero rappresentata la Nigredo e la morte,  la colomba bianca rappresentata l’ Albedo e la rinascita; un passo alchemico di un certo Senior può chiarire meglio il concetto:

“Lui, il Maschile, sarà trepido come una candida colomba: il suo passò sarà lieto es egli gettarà il suo seme nel marmo dell’immagine, o spirito che abita il marmo, e i corvi verranno in volo, vi cadranno sopra e lo raccoglieranno.  Poi voleranno sulle cime dei monti sulle quali nessuno può salire, diverranno bianchi e si moltiplicheranno.  Similmente non ha conosciuto queste cose se non colui che le ha concepite dentro di sé “.

Le stesse immagini delle tre biglie che si rompono sotto il cuscino dove dorme Coraline, dalle quali escono le tre anime ormai rinate e non più fantasmini, rappresentano il simbolo dell’uovo che si schiude, dal quale nasce una nuova vita.  Anche la boccia natalizia piena di neve dove erano rinchiusi i genitori di Coraline si rompe, e subito dopo entrano a casa i suoi genitori coperti di neve: i genitori sono rinati, rompendo la boccia che li imprigionava.  Non a caso, le tre biglie e la boccia natalizia sono di forma ovale o comunque ovoidale: un chiaro riferimento all’uovo e alla rinascita. Non so sinceramente se Neil Gaiman e il regista Henry Salick conoscono l’alchimia, ma è senza dubbio che in entrambe le opere è presente molta simbologia alchemica. Ciò accade perché gli archetipi dell’inconscio collettivo albergano in tutti i popoli e in tutte le epoche.  Lo stesso Carl Gustav Jung nel suo Mysterium Coniunctionis, riporta la testimonianza di un sogno alchemico fatto da un paziente che apparentemente non aveva nessuna conoscenza con l’alchimia:

“il paesaggio è solitario e romantico. Sul prato arde un mucchio di rami secchi accatastati. Alto nell’ aria voltaggio sopra il fuoco uno stormo di grandi uccelli neri. Di tanto in tanto uno degli uccelli si precipita in picchiata direttamente nelle fiamme, dove trova una morte volontaria per combustione, diventando bianco in quello stesso momento”.  Un altro esempio di morte e Rinascita lo troviamo di seguito; infatti

Nel Rosarium Philosophorum leggiamo il seguente componimento:

“Se ne alzano a volo due di Acquile, e si bruciano le penne: e sulla terra nuda ricadono; e già hanno riacquistato le penne “.

Apollinea è personificata dalla Vergine Maria, la donna Dionisiaca dalla dea Grande Madre malvagia e delle Madonne nere.

Foto: Psicologisti

25 maggio 2022