Coraline e la porta magica, il lato oscuro del Femminile e la filosofia dell’apollineo e dionisiaco [2]

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di Fabrizio Manco

Una bambola misteriosa

Mentre Coraline sta giocando, incontra come detto prima Whyborn, il quale si presenta e stringe subito amicizia con Coraline. Il ragazzino afferma di abitare nelle vicinanze con sua nonna, la quale aveva una sorella scomparsa per ragioni misteriose e mai chiarite. Per tale motivo non vuole assolutamente che si allontani troppo dalla sua casa.  Quando Coraline rientra a casa, la sera Whyborn consegna una strana bambola alla madre di Coraline; la bambola però è stranamente uguale a Coraline, perfino con gli stessi vestiti: impermeabile giallo con il cappuccio e stivaletti gialli. Coraline chiama la bambola “piccola me”, come se fosse un suo alter- ego o una sua seconda personalità. La bambola non è presente nel racconto originale di Neil Gaiman, ma nella versione cinematografica è perfettamente coerente con lo sviluppo della storia, poiché è tramite la bambola che Coraline entrerà nell’ Altro Mondo.

Infatti, in questo racconto di Neil Gaiman e nella versione cinematografica, nulla è messo a caso, ma ogni particolare ed ogni personaggio hanno un significato ben preciso. 

Le bambole nel mondo antico avevano una valenza religiosa e venivano utilizzate per i rituali magici, per fatture e per incantesimi, come dimostrano ancora oggi con i famigerati rituali Vudu’ di origine pagana, diffusi ancora oggi nella popolazione africane, Brasiliane, Thaitiane e Hawaiane, che prevedono la costruzione e l’utilizzo di una bambola dalle fattezze della persona, la quale si vuole coinvolgere nel rituale magico. Coraline scopre in seguito che la bambola era della nonna Whyborn, un particolare svelato da Whyborn stesso.  Tornata a casa Coraline si accorge mentre la esplora, che nei pressi della sua camera da letto c’è una misteriosa porticina, e subito chiede a sua madre di aprirla per vedere che cosa c’è dietro. Quando la madre apre la porta, in modo peraltro molto scocciato, dietro la porta ci sono soltanto dei mattoni.  Coraline così rimane delusa. Tuttavia, la sua bambola regalata da Whyborn è posizionata accanto alla porta: come era arrivata nella porta?

La bambola misteriosa appare nel prologo del film di Salick, già dalla prima scena, dove possiamo osservare due grandi mani metalliche con dita uncinate che la stanno scucendo, svuotando del suo contenuto e ricucendo nuovamente: infatti la bambola iniziale ha l’aspetto di un’altra bambina, e di questo parlerò dopo, e non somiglia a Coraline. Mentre solo successivamente la bambola viene vestita dalle due mani malefiche con le fattezze di Coraline: capelli blu, impermeabile giallo con il cappuccio e stivaletti gialli. Il posto dove le mani metalliche si muovono sembra essere un laboratorio di sartoria, con aghi di diverse dimensioni, rocchetti di lana, stoffa e seta.

La presenza costante delle mani malefiche, che in seguito spiegherò a chi appartengono, comunica ad uno spettatore attento dei dettagli e ai significati nascosti, che ci troviamo di fronte ad una creatura manipolatrice: siamo di fronte ad un essere manipolatore, ad una essenza malefica abituata alla manipolazione.  Il film e il racconto originale di Neil Gaiman, infatti, hanno descritto inconsciamente il famigerato “Programma Monarch “o “Progetto Monarch “o “Programmazione Monarch “, uno spietato strumento di tortura psico- scientifico di controllo mentale, realizzato dalla CIA Statunitense su cavie sia volontarie che involontarie, durante il Dopoguerra.  

 

Il “Progetto Monarch“

Il “Progetto Monarch “, il quale prende il nome dalla specie della farfalla Monarca, la Danaus plexippus (Linnaeus, 1758), la quale specie è conosciuta per la sua resistenza durante le migrazioni che compie ogni anno durante la stagione riproduttiva. Il nome di questa specie di farfalla dato al famigerato progetto di controllo mentale starebbe a significare la forza e la resistenza con la quale gli addetti al controllo mentale operano per controllare totalmente la personalità umana e distruggere totalmente la sua essenza più profonda, e renderla così totalmente assoggettata al potere.

Poiché gli accoliti di questo malefico progetto conoscono perfettamente il dualismo di bene e male che dimora negli individui umani (e come vedremo questo dualismo si trova in tutta la natura), durante gli esperimenti del controllo mentale sulle cavie, fanno di tutto per fare il lato malvagio di ogni individuo e assoggettarlo più facilmente al loro potere. 

Tale progetto malvagio dedito al controllo e alla manipolazione mentale degli individui, sembra essere presente, in modo però nascosto, in molte istituzioni come la politica, nelle ideologie, nei Regimi Totalitari, nei Mass- Media, in molti programmi televisivi, in molti video musicali e in alcuni film di animazione, oltre a “Coraline e la porta magica “(2009) di Henry Salick; per esempio questo sistema di riprogrammazione mentale, io personalmente l’ho individuato nel film di animazione  Pixar Toy story 3 : La grande fuga ( regia di Lee Unkrich, 2010), quando il perfido orso Lotso,  il quale fa resettare alle impostazioni di fabbrica il giocattolo Buzz LightYear, lo Space Ranger amico dello sceriffo Woody e degli altri personaggi :  una volta resettato al suo lato malvagio,  l’ orso Lotso gli ordina di imprigionate nella gabbie tutti i suoi amici,  in modo di attuare la prigionia e il controllo mentale. Il resettaggio di Buzz LightYear è la rappresentazione della programmazione mentale escogitata dal “Progetto Monarch “. 

Ma questo bellissimo film di animazione della Pixar contiene anche il tema filosofico dell’Apollineo e il Dionisiaco, come successivamente vedremo. 

Quando Coraline torna a casa, per cena i suoi genitori le preparano l’ennesimo stufato di verdure, che non era tanto di suo gradimento.  La sera dopo che si è messa a letto, Coraline sente un curioso rumore, e alzandosi scopre che si tratta di un topolino: inseguendolo si dirige nella porticina dietro il letto che aveva visto il giorno prima; aprendola, misteriosamente entra in un tunnel sotterraneo, di color rosa, il quale ricorda l’interno della vagina e il condotto ovarico della femmina umana. 

 

Il bambino misterioso del quadro

Proseguendo dentro il tunnel, gattonando come una bambina piccola, si ritrova in una stanza che è esattamente la copia esatta della sua casa. All’inizio è un po’ spaesata e non capisce bene dove si trova; si accorge che nella casa c’è lo stesso quadro che ha visto prima: quello ovale che raffigura il bambino con il gelato. Ma in questa raffigurazione però, il bambino è felice e il gelato è sopra il cono. Nel racconto originale di Neil Gaiman, il quadro di Pink Palace raffigurava un bambino che giocava con le bolle di sapone, mentre nella casa dell’altra madre, il bambino raffigurato aveva un’espressione cattiva: lo scrittore Neil Gaiman con questo particolare è come se volesse comunicare che la casa dell’Altra madre è un posto malvagio e ostile. 

 

Simbolismo delle “Bolle di sapone “e il tema della “Vanitas “

Nell’arte del Seicento in particolare, le bolle di sapone rappresentano la vacuità della vita e di tutta l’esistenza umana. I quadri che raffigurano infanti o adolescenti che creano le bolle di sapone con una cannuccia sono uno degli elementi della Vanitas. Il termine Vanitas indica nel Seicento un genere artistico delle Arti Figurative che ha rappresentato la caducità della vita umana in tutte le sue forme: sono rappresentati molto spesso teschi, candele spente e strumenti musicali dimenticati e vecchi, putti, bambini e adolescenti che con una cannuccia creano le bolle di sapone, oppure fiori spezzati come per esempio le rose e i tulipani.

Questo tipo di pittura che tratta questo tema è per la maggior parte olandese, e i principali artisti sono infatti Pieter Paul Rubens, Pieter Claesz, Jan Brughel il Vecchio, Il Guercino….

Il motivo di una così numerosa diffusione di queste rappresentazioni artistiche, lo dobbiamo trovare nell’epoca stessa del Seicento, contrassegnata da numerose pestilenze e scontri bellici, i quali fenomeni facevano riflettere molto gli artisti dell’epoca. Ma non dobbiamo dimenticare che anche l’Alto Medioevo e il Basso Medioevo, sono stati caratterizzati da questi eventi e da rappresentazioni artistiche molto simili come il tema delle Danze macabre rappresentate in numerose Xilografie e affreschi. 

Tornando al racconto e al film di Coraline e la porta magica, anche il bambino con il gelato è una rappresentazione della Vanitas: il gelato infatti cade dal cono e si scioglie, simbolo per antonomasia di tutto ciò che non ha consistenza e durata, come la felicità umana. 

Foto: Psicologiagessate

12 maggio 2022