Coraline e la porta magica, il lato oscuro del Femminile e la filosofia dell’apollineo e dionisiaco [4]

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di Fabrizio Manco

L’inganno dell’Altra Madre

Dopo il primo viaggio nell’ altro mondo, Coraline va a trovare il vicino Mr. Bobinskij, il quale le riferisce che i suoi topolini hanno un messaggio per lei: il messaggio è quello di non attraversare la porticina della sua cameretta. Ma Coraline non comprende il messaggio di allarme perché si era totalmente dimenticata del primo viaggio nell’ Altro Mondo, e risponde a Mr. Bobinskij che la porta era stata murata con dei mattoni. All’inizio Coraline, infatti, era convinta che il viaggio nell’altro mondo era tutto un sogno, ed è in questa versione che lo racconta ai suoi genitori durante la colazione.  Anche quando va a trovare le due vicine Ms. Pink e Ms. Forcible, le dicono di stare attenta a chi incontrava nel suo cammino; nella lettura del fondo della tazzina del The’, Ms. Pink e Ms. Forcible intravvedono una strana mano mostruosa e gigantesca. Compare di nuovo la mano.  Ma Coraline ancora una volta non si rende conto di che cosa volessero dire i suoi vicini di casa con queste raccomandazioni. 

Sorge a questo punto una domanda: come è possibile che i suoi genitori non si accorgono del pericolo, e invece i vicini di casa che non conoscono la porta misteriosa, le fanno queste raccomandazioni? è possibile che in un certo qual modo Ms. Pink, Ms. Forcible e Mr. Bobinskij hanno avuto a che fare con l’altra madre e con l’altro mondo?

È possibile, perché Ms.Pink e Ms. Forcible, dopo l’ennesimo viaggio di andata e ritorno di Coraline nell’altro mondo, le danno una strana pietra magica di color turchese e verde acqua, con un foro sul centro: le due signore anziane affermano che la pietra serve per sconfiggere le avversità e trovare le cose perse; che cosa siano tali cose perse lo scopriremo in seguito.

Coraline Jones, quindi, entra sempre più spesso nell’altro mondo, convinta che l’altra madre sia veramente una persona buona e generosa. Ormai è stata rapita da quell’altro mondo apparente colorato, allegro e festoso. L’altra madre ha preparato benissimo le trappole.  Una sera, infatti, prima di invitarla nuovamente a cena, Coraline visita il giardino dove l’altro padre a bordo di una macchina a forma di mantide religiosa, si occupa del giardino; un giardino bellissimo e colorato, dove c’è addirittura il suo volto realizzato con I fiori e con le piante.  Coraline gioca con gli insetti e con le piante carnivore che le fanno il solletico, e tutto è così bello e fantastico che lei ha deciso di andarci sempre più spesso in quell’altro mondo.

Quando torna nel mondo normale, infatti, non è allegra e contenta come quando si trova in compagnia dell’altra madre: un pomeriggio va con la sua vera madre in città a fare alcuni acquisti, e nel negozio viene colpita da un paio di bellissimi guanti arancioni con le strisce:

“valli a posare!”, dice sua madre,

“ma mamma tutta la scuola indossa quei bellissimi guanti arancioni con le strisce, e io invece devo indossare questi odiosi guanti di colore verde!”

“valli a posare!”,

 risponde di nuovo secca la madre. 

Coraline arrabbiata afferma:

“La mia altra madre me li comprerebbe!”,

“potrebbe comprarti anche tutto il resto!”,

risponde la vera madre. 

Con questa frase, cioè “ potrebbe comprarti  anche tutto il resto  ”, possiamo trovare l’oscuro messaggio che il film e la storia vogliono trasmettere: l’Altra Madre, in quanto sadica manipolatrice, con le lusinghe,   con  i favori, con le tavole imbandite e con i vestiti più belli, sta comprando l’anima di Coraline, la sua vera essenza: “ tutto il resto “, sta a significare  non i vestiti da indossare,  ma proprio la sua anima e la sua interiorità più profonda, che ormai risulta plagiata dall’ Altra Madre. 

Quando Coraline con sua madre torna da fare shopping, Coraline è arrabbiata e non è più come prima: arrivando a casa Coraline è arrabbiata Co sua madre perché non le ha comprato il bellissimo paio di guanti verdi, e sua madre promette a Coraline che si farà perdonare non appena finisce il catalogo botanico, e nel frattempo va a fare un po di spesa, visto che nel frigorifero mancano un bel po’ di cose:

“vado a fare la spesa, vuoi venire con me? così ti compri quello che ti piace “;

Ma Coraline risponde in modo seccato e scocciato che vuole rimanere a casa. Non appena sua madre esce di casa e dice di tornare al più presto, Coraline pensa tra sé:

” ma io potrei andarmene!”

E la sua intenzione è quella di tornare nell’ altro mondo, un luogo senza dubbio più accogliente e con una madre generosa, che accontenta Coraline con ogni genere di capricci. Trovata la chiave della piccola porta nel cassetto della cucina, Coraline apre ancora una volta la porta magica, la quale si apre rivelando ancora una volta dei colori stupendi:

“lo sapevo che era vero!”,

 dice Coraline in modo felice, e ancora una volta entra nel misterioso corridoio che la conduce dall’ Altra Madre. Mentre Coraline entra nel corridoio, il gatto nero di Whyborn assume un’espressione preoccupata, come se sapesse che si tratta di un inganno.  Coraline entra nella stanza dell’altra madre, e si trova davanti ad una tavola imbandita di dolci, delizie e leccornie di ogni genere. Accanto trova anche un piccolo biglietto con scritto le seguenti parole:

“Cara Coraline, le signore Ms. Pink e Ms. Forcible ti invitano al loro spettacolo al teatro del piano di sotto dopo cena: spero che ti piacciano i nuovi vestiti che ti ho comprato! saluti, mamma “.

 Da queste parole si desume che l’altra madre sapesse che la sua madre originale non le aveva comprato i guanti e che quindi Coraline era scontenta. Quindi fa di tutto per avere la sua fiducia. Come poteva l’altra madre sapere delle emozioni di Coraline?

 Evidentemente, spiava costantemente la sua vita, attimo dopo attimo, ora dopo ora, giorno dopo giorno.  Dopo cena esce di casa e sul pianerottolo incontra il gatto nero di Whyborn, che anche lui poteva attraversare le dimensioni e gli spazi temporali. 

“Whyborn ha un gatto uguale a te a casa, intendo l’altro Whyborn, quello che parla, e tu devi essere l’altro gatto!”, dice Coraline al gatto nero. 

“No!”, risponde sicuro di sé il gatto, “io non sono l’altro di nessuno, io sono io “.

Coraline è scioccata, non crede alle sue orecchie: il gatto nero che parla, come è possibile?

“in effetti non hai i bottoni, ma… se tu sei lo stesso gatto com’è che parli? chiede Coraline,

“Perché so parlare!”, risponde saccente il gatto, 

“da me i gatti non parlano “, risponde Coraline,

“No?”, continua il gatto, “del resto sei tu l’esperta di queste cose, in fin dei conti io sono solo un micione mollaccione!”,

e si arrampica sopra un ramo di un albero.  Il gatto si riferisce a quando Coraline lo vide per la prima volta con Whyborn, e lo soprannomina “micione mollaccione “. Coraline allora si pente di come lo ha soprannominato e lo scongiura di avvicinarsi a lei.

“come sei arrivato qui?”, le chiede Coraline, 

“io sono qui già da un bel po’ “,

 risponde il gatto mentre scompare e riappare tra i rami dell’albero,

“è un gioco fra di noi “, continua il gatto, “Lei odia i gatti, e cerca di non farmi entrare, ma senza riuscirci, perché io vado e vengo come mi pare “,

“l’altra madre odia i gatti?”, domanda Coraline, 

“più di ogni altra Madre che io conosca!”, risponde il gatto;

“ma cosa dici è fantastica!”, insiste Coraline ingenuamente. 

“tu consideri questo mondo un sogno che si avvera, ma ti sbagli! e l’altro Whyborn che me lo ha detto “!

“che sciocchezze che dici, quello non parla!’, le risponde Coraline;

“forse non con te “, le risponde il gatto, 

“perché noi gatti, siamo troppo superiori come sensi agli umani, perché annusiamo, osserviamo, guardiamo … “

“Ma tu non hai un nome?”, le chiede Coraline, 

“io non ho bisogno di un nome, perché io so chi sono, siete voi umani che avete bisogno di essere chiamati per nome, perché non sapete chi siete!”, afferma il gatto.

Il gatto con queste affermazioni dimostra di avere una maturità superiore a tanti adulti e a Coraline stessa ovviamente: il gatto con questa risposta soprattutto vuole fare intendere che quando una persona sa chi è veramente, non ha bisogno delle lusinghe di persone estranee, perché è ferma in de stessa, punta e ripone la fiducia in sé stessa. Ma Coraline non può ancora capire queste verità, sia perché non è molto superficiale, sia perché è ancora una bambina, una preadolescente. 

 

La figura del gatto: Evoluzione, storia e cultura

Chi è il gatto in realtà? Sebbene la storia di Coraline non sveli nulla sulla sua origine, possiamo però comprendere che sicuramente è un animale molto antico, che conosce il linguaggio umano e sa la verità sull ‘ altra madre e sull’altro mondo. Sembra quasi un essere umano incarnato in un gatto.  Inoltre, non è una copia con i bottoni: ma c’è solo lui, sia nel mondo vero di Coraline (che poi sarebbe la nostra vera realtà), che nel mondo alternativo dell’Altra Madre.  Il gatto conosce perfettamente il vero volto dell’altra madre, e cerca di farglielo capire a Coraline, ma lei è ormai nella sua trappola: lo capira’ subito dopo però, di che cosa si nasconde dietro quel mondo apparentemente meraviglioso.  Nel film e nel libro il gatto è come se fosse una figura spirituale per Coraline, un daimon, che aiuterà Coraline a sconfiggere l’altra madre.  È possibile che il gatto sia l’incarnazione di uno spirito, o un’anima antica che tantissimo tempo prima ha avuto a che fare con l’Altra Madre?

Il gatto (Felis silvestris catus, Linnaeus, 1758), è un mammifero placentare, carnivoro, addomesticato principalmente dagli Egizi, ma le numerose prove scoperte archeologiche confermano che il gatto nel Bacino del Mediterraneo, era già stato addomesticato circa 7.500 anni/ 7.000 A. C., ben prima degli Egizi, come conferma uno studio è una ricerca archeologica francese effettuata nell’ Isola  di Cipro , dove numerosi gatti vennero ritrovati seppelliti accanto a delle tombe.  Ma le analisi morfologiche degli scheletri effettuate da questo studio francese, dimostrano che questo gatto di Cipro erano gatti ancora selvatici ma non domestici. Un altro studio, ad opera del genetista e ricercatore Carlos Driscoll, effettuato attraverso la raccolta di campioni molecolari di 979 gatti Asiatici, Europei e Africani, ha svelato che la convivenza tra gli esseri umani e i gatti sia iniziata in Mesopotamia, nella cosiddetta Mezzaluna fertile, circa 10. 000 anni fa, quando le prime popolazioni che uscivano dalla tarda preistoria, durante la fine del Neolitico, inventarono l’agricoltura: essa favorì la proliferazione di topi e ratti, i quali attirarono inevitabilmente i gatti, i loro predatori principali. Sempre lo stesso ricercatore inoltre, ha scoperto la genealogia evolutiva del gatto domestico: circa 173.000 anni fa, la linea evolutiva del gatto Africano Felis silvestris lybica (Forster, 1780) si è separata da quella del Felis silvestris silvestris (Schreber, 1775, il gatto selvatico Europeo, che abitava e abita il sottobosco dell’Europa; mentre dalle specie del gatto asiatico Felis silvestris ornata e Felis silvestris chafra,  tale linea evolutiva si è separata circa 131. 000 anni fa. Invece circa 10. 000 anni fa, alcune popolazioni del gatto selvatico Africano, cioè il Felis silvestris lybica (Forster, 1780), migrarono in Mesopotamia, dove incominciarono ad essere addomesticati.

Mentre circa nel 2.000 A. C., il gatto era molto presente nella società degli antichi egizi. Alcune divinità egizie come Bubest, dea della maternità venerata nella città egizia di Bubasti, e la dea della guerra Sekhmet, erano raffigurate a forma di gatta o di leonessa; gatti e leonesse erano i felini più venerati nella religione dell’Antico Egitto. Il gatto maschio aveva poi una particolare adorazione da parte degli antichi Egiziani, poiché veniva considerato come un protettore dal male: infatti il gatto nella mitologia egizia, difendeva di notte il dio Sole dagli attacchi del malvagio demone- serpente Apopi, come si osserva nella Stele del Grande Libro dei morti. Per gli antichi Egiziani quindi, il gatto attraversa il mondo dei vivi e il mondo dei morti, ed è abile a viaggiare tra i due mondi attraverso le porte dell’aldilà. Ecco perché in Coraline e la porta magica, il gatto è a suo agio tra il mondo principale e l’altro mondo: tale rappresentazione è molto probabilmente un retaggio della figura del gatto nella mitologia egizia. 

Il gatto nell’ antico Egitto, quindi, godeva di un’ottima reputazione, sia religiosa che domestica, in quanto aiutava gli agricoltori a togliere dai raccolti le minacce costituite da ratti, topi, arvicole, rettili, anfibi e uccelli, che potevano infestare i generosi raccolti offerti dal fiume Nilo.  Quindi il gatto selvatico Africano, il Felis silvestris lybica (Forster, 1780), con il quale ha inizio la specie del gatto domestico, lo troviamo per tale motivo mummificato in numerosi esempi in tutto l’antico Egitto.

Il gatto come sappiamo è un felino (Felidae, Fischer Von Waldem, 1817): Appartengono ai felini la lince, il puma, la pantera, il ghepardo, il leone, il leopardo, il giaguaro e appunto il gatto domestico. Questi mammiferi placentari sono tra gli esseri viventi più feroci del pianeta, tranne il gatto domestico: tuttavia il gatto se viene minacciato o maltrattato, può diventare una discreta minaccia per la specie umana, anche se in linea di massima il gatto è un felino abbastanza tranquillo e calmo.  I felini si originarono durante il periodo dell ‘ Oligocene, 30 milioni di anni fa.  I primi gatti della preistoria erano simili ai gatti domestici ma erano di dimensioni molto più grandi e con canini affilati molto primitivi , come dimostrano le forme preistoriche di Proailurus lemanensis (  Henri Filhol, 1979) , vissuto tra l’ Oligocene e il Miocene inferiore, circa 30 / 22 milioni di anni fa,  è che visse in Europa e in Asia, e di Pristifelis attica , dalle dimensioni di una moderna lince, il quale visse verso la fine del Miocene, circa 10/ 6 milioni di anni fa, in tutta l’ Europa,  in particolare in Spagna e in Grecia, dove vennero ritrovati abbondanti resti fossili di questa specie di gatto preistorico. 

È stato durante il Medioevo che il gatto diventa un portatore di sfortuna; abbinato alle streghe, alla magia e agli incantesimi, venivano bruciati a centinaia i gatti scoperti con delle presunte streghe. Fin dalla preistoria gli animali hanno da sempre accompagnato l’immaginario simbolico dell’inconscio umano.  E nel Medioevo gli animali godono di un ‘ infinita rappresentazione, raffigurazione e simbologia, come per esempio dimostrano i Bestiari Medievali. IL gatto non poteva mancare in tale simbologia e nella raffigurazione del suo simbolismo. Nel simbolismo Medioevale il gatto aveva una rappresentazione ambivalente: da un lato rappresenta il diavolo che gioca con le anime degli esseri umani, così come i gatti giocano con le loro prede; mentre dall’altro il gatto era la rappresentazione della chiesa cristiana in lotta contro gli eretici. 

Foto: Psicologisti

15 maggio 2022