Coraline e la porta magica, il lato oscuro del Femminile e la filosofia dell’apollineo e dionisiaco [8]

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di Fabrizio Manco

1: Storia della figura della strega e della stregoneria (cenni storici)

Le streghe hanno origini antichissime, e compaiono nell’immaginario mitologico e collettivo di quasi tutte le culture mondiali.  Forse già nella preistoria troviamo la loro presenza nei primi racconti e nelle pitture rupestri insieme alle raffigurazioni di maghi e stregoni. Le prime testimonianze della presenza di streghe nelle prime società che uscivano dalla preistoria, sono delle testimonianze indirette: infatti le troviamo nel Codice di Hammurabi (Diocettismo secolo A. D.), dove il sovrano Hammurabi, autore del primo vero codice civile della storia realizzato su una stele di Basalto di circa 2 metri di altezza in caratteri Cuneiformi, ammonisce chiunque pratica magia, stregoneria e pratiche magiche varie. Lo stesso per il sovrano Egizio Ramses Terzo (1186 A. C.- 1.155 A. C.), il quale condannava la stregoneria. Nella Biblioteca di Assurbanipal (Settimo secolo A. C.), dove venne scoperta il poema L’ Epopea di Gilgames, furono scoperti documenti in argilla nei quali si raccomandano speciali esorcismi per contrastare le azioni magiche delle streghe. 

Nella Grecia Classica la regione greca della Tessaglia è la zona per eccellenza delle streghe, della stregoneria e della magia.  Le streghe nella mitologia greca sono rappresentate come dei mostri metà donne e metà pesci, come le Lamie e le Empuse: esse sono divoratrici di carne umana e si dissetano con il sangue umano; e in particolare le Lamie e le Empuse si nutrono della carne dei bambini. Queste due figure mitologiche monstruose sono anche le anticipatrici della figura del Vampiro: le Tre mogli di Dracula, presenti nel romanzo Dracula (1897) di Bram Stoker (1847- 1912) vengono descritte proprio come affamate di carne e sangue di bambini piccoli; le tre vampire sono quindi anche delle vere streghe. Così come strega è anche Carmilla, la ragazza protagonista del racconto omonimo di Joseph Sharidan Le Fanu (1812- 1873): Carmilla (1872); la quale fanciulla apparentemente dolce, in realtà nasconde un terribile segreto. Abbiamo anche qui il tema dell’Apollineo e del Dionisiaco. 

Troviamo quindi fin dagli inizi della mitologia greca, i bambini vittima delle streghe. La divinità Mesopotamica Lilith (Secondo Millennio A. C.), che si trova scolpita nel cosiddetto Rilievo di Barney, si racconta che fosse una strega rapitrice di bambini. 

Durante il Medioevo, in tutta l’Europa si diffondono le voci sul misterioso rituale delle streghe denominato Sabba, nel quale partecipano numerose streghe, le quali in una notte di orge con il demonio, praticano numerosi infanticidi.  Il Sabba, la notte delle streghe, secondo il programma per il Poema Sinfonico del compositore Russo Modest Mussorgskij (1839 – 1881), dal titolo Una notte sul monte Calvo (1867- 1886), il pezzo Sinfonico descrive l’orgia e il Sabba delle streghe di Benevento.  La città Campana di Benevento è da tempi immemorabili il luogo della leggenda delle streghe e del Sabba da loro praticato. Nel Medioevo infatti numerosi processi e condanne, attestavano che molte giovani ragazze streghe si riunivano nelle campagne di Benevento sotto un albero di Noce, chiamato il Noce di Benevento. La formula magica che veniva utilizzata nel Sabba, e soprattutto per fare spiccare il volo cavalcando una scopa, fatta dire sotto tortura dalla strega Matteuccia da Todi (1390? – 1428), è la seguente:

“Ungunto, Ungunto, mandame a la Noce di Benevento, supra acqua et supra ad vento, et supra omne maltempo…”

La strega Matteuccia da Todi (1390? – 1428) fu accusata quindi di creare pozioni magiche, di infanticidio e di avere torturato dei bambini. Nel libro Malleus Maleficarum (1487) Il martello delle streghe, scritto da due frati Domenicani Tedeschi, Heinrich Kramer e Jacob Sprenger, i quali ebbero pieni poteri del papa Innocenzo Ottavo (1432- 1492), il quale emanò la Bolla Summis desiderates affectibus (1484), con la quale incaricava i due frati Domenicani di sdradicare ogni forma di stregoneria e strega dalla Valle del Reno.  Il testo Malleus Maleficarum ebbe molti sostenitori ma anche molti oppositori, i quali consideravano le streghe come figure mitologiche e appartenenti alla superstizione.

Per quanto riguarda il nome Strega, la sua origine etimologica dovrebbe risiedere dallo stridere dell’allocco femmina, la quale specie di gufo, nella classificazione di Linneo è infatti Strix aluco (Linnaeus, 1758), facente parte della famiglia degli Strigidae (Vigors, 1825). Ancora oggi in alcuni dialetti italiani, come per esempio nei dialetti Lombardi, Emiliani, Liguri, Trentini e Veneti, la strega è infatti chiamata Stria.  Con il termine Janara, il nome con il quale è conosciuta la strega nelle regioni della Campania e della Basilicata, nei pressi del Casertano e di Benevento, si indicano le donne seguaci della Dea Diana, le sacerdotesse di Diana; la Dea lunare e oscura per eccellenza. Un’altra conferma che la strega simboleggia il lato oscuro del femminile e il lato Dionisiaco del femminile. 

 

2: La strega come aspetto del Dionisiaco femminile

Le streghe come le abbiamo conosciute nell’immaginario mitologico e fantastico sono ovviamente frutto della superstizione popolare del mondo antico e medievale; tuttavia, questo lato oscuro del Femminile esiste realmente e vive in mezzo a noi ogni giorno. Esso è il lato Dionisiaco della femminilità, del femminile e della donna, che si manifesta nascosto dietro il velo apparentemente sublime dell’Apollineo. La femminilità e il femminile appaiono armoniosi, sublimi, eleganti, ma molto spesso è una maschera: quante donne apparentemente materne, nascondono un odio profondo verso l’infanzia e il mondo dei bambini in generale; quante donne, quante ragazze, si presentano innamorate del compagno, ma in realtà nascondo nel loro inconscio desideri torbidi, voluttuosi, una vera e propria sessualità sfrenata e depravata, che camuffano di romanticismo e amore per la fedeltà coniugale. Quante donne narcisiste, manipolatrici, mettono a soqquadro la vita di tante persone; quante attrici interpretano ruoli sublimi che nella realtà nemmeno si sognano di fare; e quante ragazze, quante donne, fingono ogni giorno come in un film: la brava ragazza, la brava mamma, la brava moglie, l’amica sincera, la moglie sincera: ma dietro questo velo dimora tutto l’opposto.  Sono questo tipo di donne le vere streghe, donne che simulano la realtà, donne che sanno utilizzare all’occorrenza l’Apollineo e il Dionisiaco. La nostra società, ben lungi da essere patriarcale, è in realtà di stampo matriarcale: culto della femminilità, culto del corpo, culto della tecnica, della materialità e della maternità, rappresentano gli aspetti con la quale la Grande Madre Cibele domina la società. 

Lo scrittore antipagano Giulio Firmico Materno (….  337- 350), scrisse il De errore profanarum religionum (346 – 350), opera apologetica Cristiana nella quale afferma che i vari culti femminili dedicati a Demetra, Persefone, Cerere, Iside, Proserpina, Ecate…. sono infatti dei culti molto oscuri e tenebrosi. Essi sono infatti dei culti lunari, realizzati con il beneplacito della luna e delle tenebre, la quale luna però, è essa stessa ambivalente e perturbante: non a caso nell’ alchimia, la luna ha un doppio aspetto: da un lato è la luce che illumina, ma dall’altro è la luna nera, il lato oscuro del femminile e della femminilità rappresentato dalla dea Ecate. Tali culti femminili si sono risvegliati oggi nell’epoca contemporanea, dominata dalla materialità: dalla quale etimologia deriva il termine Mater: Madre; la società materna è in realtà una società materiale.  Non è forse con ogni genere di delizie materiali che l’altra madre attira i tre bambini e Coraline?

Giulio Firmico Materno nella stessa opera descrive anche il culto di Dionisio/ Zagreo, prima che il poeta Egiziano Nonno di Panopoli lo raccontasse nel Sesto libro delle sue Dionisiache:

Da Persefone nasce Zagreo, un bambino dotato di corna, che ancora infante ha già in mano il potere su tutti gli Dei dell’Olimpo: ma la dea Era, gelosa e invidiosa, prepara un inganno contro il bambino Dionisio: mette nella stanza del bambino le bambole, le trottole e le pigne, con le quali fare giocare il bambino per distrarlo, e uno specchio, nel quale viene riflessa la sua immagine: così manda i Titani per ucciderlo cogliendolo di sorpresa.  Era è a tutti gli effetti una figura di strega. 

Abbiamo con questo mito il tema del bambino perseguitato.  I tre fantasmini che incontra Coraline non sono altro che dei bambini perseguitati e attirati con l’inganno dall’altra madre. Anche Coraline incarna il tipico topos favolistico della Fanciulla perseguitata. 

Foto: Psicologisti

20 maggio 2022