Coraline e la porta magica, il lato oscuro del Femminile e la filosofia dell’apollineo e dionisiaco [9]

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di Fabrizio Manco

3: La Fanciulla perseguitata

La figura della Fanciulla perseguitata fa la comparsa nella favola di origine Berbera Amore e Psiche, contenuta nel romanzo di Apuleio Lucio o Le metamorfosi o l’asino d’oro.  Nella favola di Amore e Psiche, troviamo molte caratteristiche simili anche alla favola di Coraline: il trovare un posto pieno di meraviglie e cibi deliziosi, nella favola Amore e Psiche la fanciulla Psiche trova un castello, in Coraline la fanciulla Coraline scopre l’altro mondo), lo smarrimento nel bosco, la figura malvagia di Venere che la perseguita, le prove da superare, l’aiuto da parte degli animali: sono elementi universali che possiamo ritrovare in tutte le fiabe. Esempi di fanciulla perseguitata sono Biancaneve o Rosaspina, Aurora, Psiche, Cenerentola e Coraline…. Tutte queste ragazze sono perseguitate da altre donne, come matrigne, sorelle, sorellastre, dee….  Le storie di queste fanciulle furono raccolte per la prima volta dallo scrittore italiano dallo stile Barocco, Giovanni Battista Basile (1566- 1632), il quale scrisse Lo cunto de li cunti (1634/ 1636), Il racconto dei racconti, la prima grande raccolta di fiabe che ha dato origine a tutte le fiabe europee conosciute, e riprese successivamente da Charles Perrault e soprattutto dai fratelli Grimm; l’opera di Basile fu pubblicata postuma dalla sorella dell’autore, Adriana Basile.  Le storie raccontate da Basile sono quindi di origine antichissima, come dimostra per esempio Cenerentola, della quale favola ne esiste una versione egiziana e una versione cinese.

Il tema della fanciulla perseguitata venne analizzato per la prima volta in maniera sistematica dallo studioso Russo Aleksander Nikolaevic Veselovskij (1838- 1906v), il quale diede anche il nome del Topos archetipico nel suo saggio intitolato appunto. La favola della fanciulla perseguitata, pubblicato in una rivista letteraria Russa (PP.37- 41).

Aleksander Nikolaevic Veselovskij (1838 – 1906) è stato un grande studioso di folclore, di fiabe e di Mitologia comparata. Secondo i suoi studi, ogni folclore di un popolo ha una base psicologica e storica comune ben precisa, la quale accomuna la maggior parte delle storie: per Veselovskij ci sarebbe quindi una base comune di origine per ogni cultura che contiene fiabe, favole e miti, come afferma negli studi. La mitologia comparata e il suo metodo (1873) e Storia dell’Epos (1896).

Ed è in questa prospettiva che si intreccia il Topos della fanciulla perseguitata.  Tale Topos è presente come abbiamo visto, in molti racconti popolari e in molte leggende: è quindi sicuro che la sua origine è molto antica. Per lo studio dell’origine dei miti, delle fiabe e delle favole, possiamo utilizzare lo stesso metodo che si utilizza per studiare l’origine delle specie viventi.  Più una caratteristica morfologica e anatomica è presente e diffusa in una struttura vivente, è più è antica.  Se il tema della fanciulla perseguitata è così diffuso nella favolistica mondiale, è perché è un Topos letterario molto antico che si è stratificato nel tempo.

Lo si può trovare in Germania, in Olanda, in Italia. La fanciulla perseguitata è quindi un luogo comune, un archetipo universale della favola, che piu che raccontare le storie di ragazze vittime, in realtà descrive la malvagità femminile, in quanto sono quasi sempre delle figure femminili oscure e crudeli che perseguitano le ragazze. Tale Topos lo troviamo anche presso molti racconti di Agiografia Cristiana, come le agiografie di Santa Lucia, di Santa Barbara, di Santa Genoveffa di Parigi, di Santa Guglielma di Boemia e di Santa Oliva di Palermo. Secondo gli studi di Antti Amatus Aarne e Stith Thompson, sono circa 260 le versioni della fanciulla perseguitata nei racconti popolari occidentali; come, per esempio, le versioni agiografiche della vita di Santa Guglielma di Boemia. È molto probabile che l’ideologia femminista contemporanea, con la sua ossessiva e ossessionante visione della donna sempre e solo come vittima del maschio bianco eterosessuale e occidentale, visto come brutto, sporco e cattivo, ha attinto inconsciamente molto dal Topos della fanciulla perseguitata. Ma le femministe e la loro ideologia malata dimenticano che in realtà sono sempre state le donne a perseguitare le altre donne, e l’uomo e la figura maschile ha sempre aiutato le sfortunate fanciulle a ricondurre la loro vita nella giusta direzione: ne sono un esempio le grandi fiabe citate prima come Biancaneve, Cenerentola, Aurora, tutte fanciulle salvate da uomini e perseguitate da donne.  Infatti, l’ideologia femminista che ormai sembra essere radicata in ogni aspetto della cultura occidentale ma non solo, avversa le fiabe e favole, considerate dal femminismo contemporaneo come misogine e offensive verso le donne.  Invece la pornografia, che ogni anno sembra avere sempre più reclute femminili, anche di giovanissima età, è considerata emancipazione per il corpo femminile e per la sessualità della donna. È ovvio affermare che in un simile scenario di idee malate, è impossibile comprendere le intelaiature profonde delle fiabe, delle favole e dei loro Topoi.

Nel vasto repertorio delle fiabe e favole russe, troviamo le fanciulle perseguitate dalle streghe.  Una di queste fiabe, Vasilissa la bella, ho notato che ha delle leggere somiglianze con Coraline e la porta magica e con Cenerentola.   Vasilissa è una ragazzina molto bella che rimane orfana in giovane età, è alla quale le viene regalata una bambola con il monito di non mostrarla a nessuno, alla quale lei deve dare regolarmente da mangiare ogni giorno.  La bambola si prende cura della ragazzina con buoni consigli.  Il padre si sposa per la seconda volta, ma la nuova moglie, Lijia, e le sue due malefiche figlie, entrano in conflitto con Vasilissa e la maltrattano in continuazione.  Ma grazie alla sua bambola, veniva aiutata nei lavori, i quali li svolgeva la bambola. I ragazzi del villaggio erano interessati a Vasilissa, e per le due malefiche sorellastre non c’era niente da fare. Per dispetto la matrigna e le due sorellastre si spostarono per andare ad abitare nel bosco, perché li abita una strega malvagia chiamata Baba Jaga, la quale divora tutti coloro che passano sul suo cammino, la strega inoltre vive dentro una capanna sorretta da zampe di gallina con le quali si sposta, e con un mortaio, con il quale pesta le ossa delle sue vittime. Un giorno le sorellastre per dispetto la mandano nel bosco proprio da Baba Jaga, per chiederle di alcuni lumini per fare luce. Vasilissa abbraccia al cuore la sua bambola e si inoltra nella foresta. Incontra la strega Baba Jaga, la quale accetta di farla entrare a patto di lavora in casa per lei, e se non fosse stata soddisfatta dei lavori domestici l’avrebbe mangiata.  Vasilissa riesce in ogni cosa, e afferma alla strega sorpresa di essere protetta e benedetta. Baba Jaga non sopportando di avere a casa qualcuno di benedetto, la scaccia via e le dà un teschio con due lumini all’interno. Quando tornò a casa, diede il teschio con i lumini, ma le sorellastre appena videro il teschio scapparono via, e il teschio le insegui fino a incenerirle con i due lumini. 

Il topos della fanciulla perseguitata è contrassegnato dai seguenti motivi ricorrenti:

1: l’allontanamento in luoghi deserti o disabitati come boschi, deserti, castelli, torri altissime e disabitate e case abbandonate.

 

2: prove da superare, le quali spesso sono date dalla strega, dalla matrigna e dalle sorellastre (lavori difficili, percorrere strade vuote e pericolose, torture fisiche, trovare oggetti nascosti in luoghi pericolosi).

3: la presenza di una strega malvagia o di una matrigna cattiva (sorellastre, sorelle, false amiche, matrigne cattive, madri malvage).

4: il superamento delle prove e la sconfitta della strega malvagia con l’aiuto di animali amici o di oggetti magici (amuleti magici, anelli magici, pozioni magiche, pietre preziose, lumini, candele, bambole, borse).

5: la capacità di guarigioni attraverso opere miracolose o di salvare. 

Le favole che contengono tutti questi cinque punti sono Amore e Psiche, Vasilissa la bella, Coraline e la porta magica…

Alcune di questi motivi ricorrenti si possono trovare anche nei racconti agiografici di Santa Barbara e di Santa Lucia, di Sant’ Agata di Catania, di Santa Genoveffa di Parigi e di Santa Oliva di Palermo. Adesso in ordine cronologico, racconto brevemente le loro storie.

 

Santa Lucia di Siracusa

Santa Lucia di Siracusa nacque nel 283 D. C., nel pieno delle persecuzioni dei Romani contro i Cristiani.  Secondo la sua agiografia, era di nobili origini, ma orfana di padre, e all’età di cinque anni era già stata promessa come sposa, ma ad un pagano. Le fonti della sua vita più attendibili sono gli Atti dei Martiri e una Passio appartenente al Codice Greco Papadoupolos, le quali fonti risalgono entrambe alla fine del Quinto secolo D. C.  Ovviamente le notizie della sua vita sono state caricate di miracoli, martiri estremi e opere miracolose di sua mano. Lucia di Siracusa visse durante le persecuzioni contro i Cristiani ad opera dell’imperatore Diocleziano. Dopo avere pregato Sant’ Agata in un pellegrinaggio a Catania, Lucia torna a Siracusa dove a sua madre le confessa la volontà di consacrarsi a Dio. Il pretendente però non accetta e trascina Lucia in una serie di denunce dinnanzi ad un prefetto di nome Pascasio, il quale molto probabilmente la mandò in una casa di prostituzione per convincerla ad abbandonare la fede Cristiana. Ma Lucia rimase salda. Quindi cercarono con la forza di trascinarla via, ma la leggenda narra che divenne pesantissima. E infine leggenda vuole che fu cosparsa di olio bollente e messa al rogo, ma le fiamme non la sfiorarono.  Morì molto probabilmente pugnalata alla gola nel 304.

 

Santa Barbara

L’ agiografia di Santa Barbara (è ancora più carica di miracoli e di elementi fantastici. Una volta che la ragazza non volle seguire la religione Pagana, il padre Dioscuro incomincia a perseguitarla.  Ma Barbara sfugge in tutti i modi: vola sulle case, trapassa le pareti e le bruciature sulla pelle vengono rimarginate subito. Molti studiosi, tra i quali spicca Aleksander Nikolaevic Veselovskij, ritengono che questo tipo di agiografie siano delle esagerazioni, con il solo obiettivo di mettere in risalto la figura della fanciulla perseguitata.

 

Sant’ Agata di Catania

 Anche nell’ agiografia di Santa Agata, la patrona di Catania, le fonti sono molto confuse e inattendibili. Il processo e il martirio di questa fanciulla però, contengono degli elementi interessanti. Per esempio, si racconta che denunciata all’autorità per la sua fede Cristiana, il proconsole Quinziano si sarebbe invaghito della fanciulla, visto la sua notevole bellezza, proponendogli un matrimonio. Agata rifiuta, e Quinziano la fa entrare in una casa di prostituzione gestita da tre donne: Afrodisia e le sue due figlie, con lo scopo di farla diventare un’esperta amante.  Molto probabilmente le tre donne adoravano la dea Venere e praticavano il culto della prostituzione sacra, e facevano numerose orge dedicate al dio Dionisio.  Nell’antica Roma erano molte le ragazze che si dedicavano al culto del piacere e alla prostituzione, quindi questa testimonianza è secondo me molto attendibile. Agata, comunque, non si fa corrompere, e le tre donne non riescono a portare a termine la missione di farla diventare una ragazza esperta di sesso e dei piaceri.  Ma le prove più grandi furono le torture fisiche: carboni ardenti, pinze sulle mammelle e legature di caviglie.  Anche sulla morte di Santa Agata le notizie sono poco attendibili e di dubbia storicità.

 

 

Santa Genoveffa

Santa Genoveffa di Parigi nacque nel 422 D.C. e morì nel 512 D. C. all’età di 90 anni. Figlia di genitori di origine Franco- Galli, all’età di tredici anni si volle consacrare a Dio, e inizia un lungo percorso di ascesi che le permetterà di diventare una santa molto conosciuta e ammirata, oltre che molto onorata. Secondo la leggenda, Genoveffa ha fatto in modo che la popolazione di Parigi resistesse agli attacchi degli Unni capitanati da Attila attraverso le sue preghiere, ma in realtà furono le mura della città a impedire ad Attila di espugnare la città. Si narra che Genoveffa compiva molti miracoli e aiutava molte persone in molti modi.

 

Santa Oliva di Palermo

Santa Oliva di Palermo nacque nel 448 D. C. a Palermo, da una famiglia di nobilissima origine, e morì a Tunisi nel 463 D. C. La storia mischiata con la leggenda narra che fosse bellissima e che fin da bambina aveva un forte senso religioso, e lo manifestava disprezzando ogni genere di ricchezza terrena. Quando nel 454 D. C. i Vandali guidati da Genserico invasero la Sicilia e conquistarono Palermo, Oliva ancora bambina, portava conforto ai carcerati, tanto che Generico non volle farle del male, e la invia in Tunisia, dal governatore Amira, il quale cercò di convincerla ad abbandonare la fede cristiana, ma fu inutile.  Secondo la leggenda Olivia nella città di Tunisi, faceva miracoli e convertiva i pagani, tanto che il governatore Amira la fece esiliare in un luogo deserto pieno di belve feroci come leoni, leopardi, serpenti, ma la sua capacità di operare miracoli, fece diventare innocui gli animali feroci, i quali divennero suoi amici. Il governatore Amira a quel punto la fece arrestare, torturare con ogni mezzo, tra i quali quello di immergerla in una vasca di olio bollente, ma nemmeno così riuscì ad ucciderla. Così la ragazzina fu decapitata nel 463 D. C. 

Foto: Psicologiagessate

21 maggio 2022