Dal Mottarone a Benetton, l’Italia torni al controllo sulle aziende primarie

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di Andrea Borelli

Ormai sono passati più di dieci giorni dall’incidente della funivia Stresa-Mottarone, dunque è possibile fare, a mente fredda, un’analisi. Non sul singolo episodio, su cui sono stati spesi e si continuano a spendere, fiumi di inchiostro (digitale e reale), ma in generale sul filo conduttore che lega tragedie accadute in tempi diversi, dalla Diga del Vajont al Ponte Morandi al recente disastro, per l’appunto, della funivia di Stresa, al di là delle responsabilità processuali che, speriamo e confidiamo, verranno accertate nel minor tempo possibile.

 

Questo fil rouge è l’Utile la cui ricerca, di fatto, prevale sul rispetto delle norme di sicurezza, con le conseguenze che conosciamo. La motivazione che emerge dopo ogni tragedia è sempre quella: il risparmio oppure il guadagno di qualche euro in più. E chi ne paga i danni sono sempre gli stessi, coloro che fidandosi dei gestori (privati, da sempre considerati meglio dello Stato) poi diventano l’ennesimo drammatico esempio di mala gestio. La logica del profitto passa sopra tutto, anche sopra le vite umane. Questo è un dato incontrovertibile.

È arcinoto e forse inutile ripetere, che gli asset strategici (quali istruzione, trasporti e viabilità, sanità e difesa) devono essere gestiti dallo Stato, per mantenere uno standard uguale su tutto il territorio e possibilmente di qualità. Ma il profitto come sempre la fa da padrona e allora facciamo qualche esempio: siamo la Nazione che ha privatizzato più di tutto negli anni 90. sia in termini assoluti che di % sul PIL, accumulando tra l’altro il maggiore avanzo primario degli ultimi 30 anni, quasi 1000 miliardi di euro sottratti all’economia reali, anche in termini di qualità dei servizi, come gli investimenti per infrastrutture e per la loro manutenzione. Per non parlare degli scellerati tagli al SSN, i cui risultati sono davanti agli occhi di tutti.

Di fatto si è pensato di gestire lo Stato Italiano come un’Azienda, ma uno Stato NON è un’Azienda. Benché questo possa apparire come un concetto di grande banalità, evidentemente negli ultimi 30 anni non è sembrato così scontato. Le logiche del profitto passano sopra a tutto, anche alla vita umana. E a quanto pare le stesse Istituzioni sembrano autoconvincersi che è giusto così: il nostro Presidente della Repubblica, non più tardi di qualche giorno fa, ha nominato John Elkann Cavaliere del Lavoro. Non è chiaro perché, non è così semplice trovare la ragione per cui il Presidente della neonata Stellantis possa essere stato insignito di tale onorificenza, dal momento che nulla ha fatto per il lavoro e i lavoratori, ma questa sarà un’altra storia. Ma non tutti ci stanno e così è stato costituito un Comitato composto da diverse associazioni e avvocati – NOI, 9 Ottobre (il riferimento è alla data della strage del Vajont) – per lanciare una campagna di informazione e un appello allo Stato affinché non ci siano più morti in nome del profitto e del “risparmio” e ci siano pene certe per i responsabili.

Considerato tutto ciò, possiamo però applaudire alla recente buona notizia: il rientro di Autostrade per l’Italia sotto il controllo dello Stato. Lo scellerato contratto ha fruttato ai Benetton una somma ingiustificata considerato il costo che hanno provocato in termini di danni ma soprattutto di vite umane, ma l’obiettivo è stato raggiunto. La strada da seguire è quella e auspichiamo si proceda in tal senso.

Foto: Idee&Azione

5 giugno 2021