Dalle “Cronache di una Dittatura Democratica”

image_pdfimage_print

di Lorenzo Marinoni

Ci fu un tempo, neppure troppo lontano, in cui uomini assai malvagi non si accontentarono più di manipolare la Storia secondo i loro capricci ordendo attentati dinamitardi.

La nuova strategia della tensione avrebbe privilegiato alla strage estemporanea di corpi la mutilazione sistematica delle anime tramite reiterata provocazione delle emozioni più distruttive. Per questo serviva la propaganda, più organizzata e ramificata che mai. Il monopolio pressoché totale dei mezzi di informazione da parte delle élites degeneri ne costituì il requisito fondamentale. I mandanti si rallegrarono nel constatare che “giornalista” faceva rima con “terrorista”.

In quel tempo dunque, dopo alcuni mesi di terrorismo mediatico applicato alla presenza di un misterioso virus, i padroni dei Media decisero che era giunto il momento di passare alla pagina successiva dell’Agenda di Davos.

La Svizzera era il cuore dell’Europa ed era da lì che il veleno globalista avrebbe dovuto effondersi in tutto il corpo della Cristianità. L’Unione Europea, dal canto suo, simulava un accordo spirituale tra Nazioni sorelle, mentre nella mente dei suoi artefici era solo una tappa preparatoria alla dittatura mondiale.

Lo stesso globalismo era un ecumenismo malinteso, secondo il quale un ristretto manipolo di uomini senza Dio avrebbe voluto rinsaldare un sodalizio sovranazionale al fine di soggiogare definitivamente il resto dell’Umanità. Ma la radice dell’equivoco risiedeva nell’ignoranza solo presso coloro che affiancavano le figure di spicco dell’oligarchia nera per mero interesse. Il cosmopolitismo che sarebbe risultato da una simultanea rinascita spirituale delle anime umane secondo il canone dell’Arcangelo Michele era ciò che invece gli alti gradi della massoneria globalista intendevano espressamente parodiare per trascinare nella polvere.

C’era allora tra costoro un uomo senza fissa dimora ma con la fissa di plasmare il mondo come se lui stesso fosse Dio. Egli incarnava il perfetto esemplare della tipologia umana che del totalitarismo globalista aveva fatto una ragione di vita. Il suo aspetto era simile a quello di una tartaruga, da cui però non aveva preso la saggezza, ma solo una molesta longevità.

Per farsi beffe del santo che infilzando il Drago rappresentava sulla Terra l’impulso di Michele, l’essere squamoso si faceva chiamare Giorgio.

Come Ilona Staller Giorgio era di origine ungherese e se la pornostar dai vizi estremi nutriva simpatia per i serpenti in generale, il nostro la provava, in modo morboso, per uno in particolare, antico come lui: il Serpente dell’Eden.

Il vecchio mal vissuto era ossessionato dal desiderio di trasformare l’Europa in un crogiolo multietnico di sbandati senza diritti né identità culturale e per questo finanziava lautamente l’arrivo di migranti in moltitudine dal continente africano. Nonostante l’accoglienza e i buoni sentimenti non c’entrassero nulla con il progetto cinico di Giorgio, chiunque osasse criticarlo veniva tacciato di razzismo e di durezza di cuore.

Inoltre l’arzillo cospiratore, che confermava anche nei modi la sua natura anfibia ogni volta che scivolava a cavallo tra regno umano e regno subumano, amava promuovere rivoluzioni e operazioni sovversive ovunque si frapponessero ostacoli al suo sogno globalista.

Ma prima di tutto bisognava destabilizzare l’America, in particolare da quando un Berlusconi biondo sfuggito dalle briglie l’aveva portata con sé, tra capo e collo, fuori dai ranghi dello Stato Profondo di Washington.

Nottetempo nei sotterranei di questa cupa città, dove urbanistica e architettura, scimmiottando i fasti dell’Impero Romano, ne prefiguravano già la decadenza, dimoravano orchi assetati di sangue innocente. Essi durante il giorno salivano in superficie e si travestivano da business men per essere credibili come occupanti degli scranni che andavano a scandire spazi quasi sacrali nel tempio supremo della democrazia anglosassone.

Pure il lupo ungherese amava travestirsi, soprattutto da agnello, e chiamava le sue rivoluzioni “colorate”: come se fossero espressione consequenziale della bandiera della pace. Egli cercava in tal modo, oltre che di prendersi gioco dell’Agnello, di far credere che i suoi arcobaleni non fossero veramente inzuppati di sangue, ma che fossero anch’essi, come tutti gli altri, presaghi del ritorno di tempi sereni.

In quel mondo a testa in giù vigeva l’imperativo categorico per cui ogni devianza doveva essere riqualificata come l’ultima e più nobile conquista dei diritti umani. I pedofili erano pedagoghi simpaticamente estrosi, i tutori dell’ordine maniaci iscritti al Ku Klux Klan e i serial killer venivano sguinzagliati a comando per ravvivare di tanto in tanto il solito pretesto con cui disarmare, oltre che i poliziotti, il resto della cittadinanza in vista della dittatura mondiale.

Il nostro vegliardo si finse dunque antirazzista della prima ora e sostenne con copiose somme di denaro e perfetto tempismo il Movimento Black Lives Matter, proprio nel mentre sponsorizzava un’esile e scialba figura di contorno nella corsa presidenziale americana del 2020.

Dovete sapere che dal sito internet del vecchietto demente si veniva reindirizzati proprio a quello dei vandali antirazzisti lautamente ricompensati dal prodigo faccendiere. Chissà chi era il medesimo burattinaio, improvvisamente impietositosi per le sorti degli afroamericani, come se le navi schiaviste li avessero sbarcati il giorno prima?

Nessuno voleva ascoltare i balbettìi del fratello redivivo di Stanlio, ma ciò nonostante, con caparbietà, l’apparato mediatico lo elesse Presidente. In quei tempi confusi e corrotti la democrazia era infatti diventata un concetto vuoto, giacché i governanti non venivano più eletti dal popolo, bensì dai Media e dai Social prima ancora che si aprissero le urne. Ovunque si levassero voci a difesa della democrazia e della libertà, si era certi che provenivano proprio da coloro che più osteggiavano entrambe. Le considerazioni scomode erano disinformazione e le cazzate propagandistiche pillole di verità. I luminari che si addentravano con circospezione nel loro campo del sapere erano rincoglioniti e i cantanti da quattro soldi le massime autorità culturali. Tutto era capovolto. Tutto era finzione. La Scimmia di Dio giocava a fare Dio.

Il polverone sollevato in America per liberarsi dello scomodo imprenditore – accostato pretestuosamente ai suprematisti bianchi come se un certo George Floyd l’avesse ucciso lui – faceva il paio con la cortina fumogena prodotta allora in Italia dal DDL Zan.

Entrambe le operazioni di falsa bandiera, condotte in due contrade affratellate nei loro gangli di potere da un establishment mafioso e massonico al tempo stesso, dovevano convogliare l’indignazione popolare verso le più note forme di discriminazione: quella razziale e quella sessuale. Furono scelte come diversivi annose questioni mai risolte e proprio per questo funzionali allo scopo di distrarre l’attenzione da una discriminazione ancora peggiore: quella che si stava allora pianificando.

I vertici del potere globalista se ne fregavano dei neri e dei gay e la loro repentina convocazione alla ribalta mediatica era solo per poter confezionare l’ennesima narrativa da propinare alle masse in vista delle loro ulteriori mete, deliranti e criminali come non mai.

Gli Illuminati da Lucifero si erano annoiati di emarginare le persone in base ad uno stato di natura biologico, come poteva essere l’appartenenza ad una particolare etnia e cominciarono a seguire i consigli di un demone ancor più potente, indicato nell’antica Persia con il nome di Arimane. Costui, la cui parvenza di vita terrestre si manifestava attraverso tutto ciò in cui operano le leggi dell’elettromagnetismo, ambiva ad impadronirsi dell’anima umana rendendo l’uomo immemore della propria patria spirituale. Arimane voleva in sostanza incatenare l’essere umano all’elemento minerale terrestre per farne attraverso le macchine, finalmente innestate nel suo corpo fisico, una mera propaggine del suo affacciarsi abusivo in questo mondo tridimensionale.

In ottemperanza alle richieste di tale Entità gli adepti più qualificati delle élites avevano trasformato in religione una scienza già di per sé materialistica, ma resa ancor più parziale e inaffidabile dalla subordinazione agli interessi commerciali dei colossi farmaceutici di loro proprietà. Chimica ed alchimia non avevano più alcun rapporto fra loro. I produttori del gas Zyklon B erano gli stessi che avevano riconvertito gli stabilimenti funzionali al Führer in laboratori di sintesi per farmaci e vaccini.

I biechi individui erano tanto potenti da potersela cantare e suonare da soli, ma per pascersi con piena soddisfazione nella loro illusione di vera onnipotenza, pretendevano pure il plauso di una vasta platea, che sarebbe invece rimasta fredda e muta se non fosse stato per i loro detestabili sotterfugi.

Poiché però non c’era verso che la recita riuscisse come costoro avrebbero voluto, i farisei redivivi decisero di riversare tutto il loro livore contro gli infedeli al culto scientista e sotto gli occhi di tutti coloro che in un’altra vita avevano acclamato la liberazione di Barabba, accusarono falsamente i primi di rappresentare un pericolo mortale per la sicurezza sanitaria collettiva.

Da quel momento i cosiddetti “non vaccinati” furono additati come i moderni “nemici del popolo”. Non era neppure necessario internare tali soggetti in quelle strutture di contenimento meglio conosciute come gulag o lager, poiché bastava classificarli come inferiori ai cani per escluderli da negozi e ristoranti e per superare con ciò in perfidia addirittura i precursori nazisti o bolscevichi.

I nuovi giudei o kulaki che dir si voglia erano in realtà, come i loro predecessori, persone pacifiche, ma gli veniva imputata la grave colpa di aver conservato un briciolo di pensiero critico e qualche frammento di fiducia nelle proprie capacità percettive: elementi del tutto incompatibili con questa come con ogni altra dittatura.

Gli scettici avevano ragione da vendere: molto semplicemente non si fidavano di farsi iniettare un siero genico sperimentale a fronte di un’influenza deformata in lungo e in largo per farla sembrare una terribile pestilenza.

Essi non cessavano di domandarsi: a chi giova questa pacchiana messinscena?

Perché il Main Stream silenzia chiunque ponga interrogativi del tutto sensati sulle incongruenze della narrazione pandemica, menandolo alla gogna con i peggiori appellativi?

Perché solo in pochi hanno imparato la lezione della Storia e per colpa dei molti tocca anche a noi ripeterla dalla parte dei perseguitati?

Alcune fonti narrano addirittura di perlustratori alieni sbarcati proprio in quel frangente sul pianeta Terra. Resi edotti dai Media indigeni circa le proporzioni della pandemia e avendo pure assistito alla traslazione cerimoniale, in atmosfera criogenica controllata, della pozione di eterna giovinezza, essi si aspettavano di vedere cataste di cadaveri ad ogni angolo di strada.

Ma ciò era quanto di più distante potesse esserci dalla realtà fattuale, nonostante alcuni profeti retroattivi di quel luogo curioso affermassero che senza i sieri lo scenario pestilenziale sarebbe stata cosa certa. Corre voce che sentendosi imbrogliati, gli esploratori da altre galassie riguadagnarono lesti la nave madre e decisero senza indugio di abbandonare un luogo reso scivoloso e inospitale dalla presenza di forme di vita così viscide e poco intelligenti. Non c’era da dedicare un minuto di più a questi trogloditi! Meglio estinguersi che imparentarsi con costoro!

Come se non bastasse, la faccenda bovina (che allora si preferiva definire “vaccinale”) puzzava da ogni lato. Oltre ai peti delle mucche stesse, ritenuti i maggiori responsabili del cambiamento climatico e il motivo per cui tutti, rettili e non, avrebbero dovuto mangiare insetti, c’era ben altro.

L’intruglio era stato pubblicizzato fin da subito come l’unico antidoto al morbo. Più tardi l’elisir virale divenne televisivamente virale e fu caldeggiato con la scusa di contagi che venivano riscontrati grazie a test affidabili come una moneta da 3 euro. Infine, per disperazione o per cattiveria, fu imposta la fiala con l’infame ricatto della fame.

D’altronde cosa ci si poteva aspettare dal “vile affarista” se non una mossa biforcuta da par suo?

Guarda caso proprio il giorno in cui in Italia, sotto il regno di Mario, furono reintrodotte le leggi razziali, arrivò a Roma pure la Porta dell’Inferno.

Purtroppo per lui, a differenza degli omologhi ungheresi, il rettile de’ noantri non solo fallì la sua prestazione erettile ma, privo del carapace di Giorgio che lo proteggesse dalla mala sorte, finì per gonfiarsi di un orgoglio malsano: finché il suo volto, già provato dalle iatture di molti Italiani, assunse l’aspetto tumefatto di un raviolo cinese cotto al vapore.

Neppure la sua bava aveva più il potere di una volta, con cui mandare in cancrena intere nazioni come la Grecia. Il varano si scoperse impotente e si diede infine alla fuga piagnucolando un posto al sole su scogli che non fossero più mediterranei. Egli cercava le sue origini ancestrali e isolane in una soluzione di Komodo.

Dopo l’esperienza del baffetto germanico e del baffone sovietico, il Male aveva ricalibrato le sue mire e affinato la tecnica per raggiungerle.

La discriminazione non doveva più riguardare una parentela collettiva fondata sul sangue, ma doveva esercitarsi rispetto a ciò che qualificava fin nella carne dell’uomo singolo l’espressione della sua propria libertà. Sul piano exoterico, in spregio a Norimberga, doveva essere negata la possibilità per ognuno di decidere cosa potesse o non potesse essere fatto sul proprio corpo. Sul piano esoterico doveva essere dissacrato il cuore stesso del Mistero Cristiano: il Logos fattosi Carne per la Salvezza del mondo.

Al tempo stesso si voleva far credere di non nutrire simpatia alcuna né per il totalitarismo nazifascista né per quello stalinista. Come se non bastasse, all’epoca c’era pure un falso Papa che parlava come un gran maestro massone, ma tutti facevano finta che fosse cristiano e che l’omonimia col Patrono d’Italia fosse garanzia di genuinità.

Il totalitarismo sanitario, avvallato in toto pure dal falso Papa – che tra una bestemmia e l’altra aveva perfino sostituito l’Acqua Santa con l’Amuchina -, escogitò allora una serie di subdoli artifici, con i quali però il Male, lungi dal mimetizzarsi, finì al contrario per manifestare finalmente e a tutto tondo la radice della sua propria essenza. 

Il Green Pass non era un biglietto per poter sciare sulle piste facili. Si trattava di un marchio virtuale di colore verde come il semaforo che ammette alla libera circolazione i “resilienti” (che nella neolingua ipocrita dei globalisti significava “i sottomessi”) con un buon punteggio sulla patente della vita sociale. Non solo: esso era soprattutto verde come i prati e la natura incontaminata, poiché doveva plasmare le menti affinché accettassero in modo altrettanto “resiliente” la successiva emergenza in Agenda, climatica ed energetica.

La “decrescita felice” avrebbe segnato il tracollo finanziario dei più, mai così ambìto come nel mondo alla rovescia meticolosamente fabbricato dalle élites finanziarie in versione ecologica.

L’apice della malvagità fu però raggiunto in virtù di un’implicazione collaterale: la nuova stella di David, cucita virtualmente con i pixel sullo schermo di un cellulare (che allora veniva chiamato smartphone per indicare il sorriso ebete di chi veniva ipnotizzato dall’oggetto tascabile) non avrebbe più imbrattato d’infamia il pigiama a righe dei perseguitati, ma avrebbe invece decorato la vanità salutista dei creduloni ipocondriaci.

Pare che costoro si fossero davvero convinti che la puntura del siero li avrebbe ammessi nel Gotha di una razza superiore. Essi non avevano invece compreso che con un codice QR erano stati collocati come una merce qualunque sugli scaffali del supermercato globalista.

La genialità del Male era stata di condannare a morte proprio coloro che grazie al siero si ritenevano al riparo dalla morte. Non solo: ottenendo pure che le pecore corressero con giubilo al macello.

Presto un rigurgito neonazista ancor più lampante avrebbe avviluppato l’Europa, accomunando in un’orgia infernale i colori della sua bandiera stellata con quelli del regime di Kiev. Camicetta e tailleur di una donna influente, falsa come Giuda, avrebbero ricordato a tutti la recondita affinità con la svastica dell’Unione Europea. Altro che democrazia e libertà!

Il Male infatti premeva per mostrare apertamente il proprio volto, nonostante gli emissari terreni di cui si avvaleva credessero ancora che esigesse segretezza. Essi apparivano pertanto patetici nel giurare innocenza con un machete sporco di sangue in mano.

Molti rinnegati in tutto l’Occidente avrebbero sputato fiele sul Nastro di San Giorgio (quello vero), che proteggeva invece dai demoni gli ultimi paladini della Cristianità. Ma questa è un’altra storia.

Foto: Washington Times

5 gennaio 2023

Seguici sui nostri canali
Telegram 
Facebook 
YouTube