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Dalle origini, oltre le origini

di Massimo Selis

Le ruggini iniziano a sciogliersi. Le illusioni sfioriscono, una per volta. Dolore dopo dolore, alcuni cuori e menti finalmente mostrano spiragli prima d’ora inaspettati. La sofferenza è la via più sicura per la santità e anche per la sapienza. Ma ancora molto fuoco dovrà scendere sulle incrostazioni prima di mostrare la lucentezza delle forme.

L’umanità avanzava appesantita, seguendo una rotta che l’avrebbe portata alla morte. Era necessario alleggerire il carico per raddrizzare il timone e dare agli occhi una nuova profondità. Chi si lascerà condurre, prova dopo prova, vedrà, oltre l’annientamento la Restaurazione. Decifrare i Segni per non mancare l’approdo.

Chi ancora si attarda nel cercare solo una “vittoria mondana” contro le forze del male, una vittoria che riporti indietro l’orologio del tempo a quello che fu il mondo di prima, è uno sciocco. Cominciamo a numerare gli anni che restano, vi prego. Prima le macerie, poi la nuova luce. E questa luce sarà come una nuova nascita. Chi dall’alto sta operando tutto ciò, anche col concorso delle forze delle tenebre, prepara la nuova umanità sciogliendo appunto tutta la ruggine che ci teneva lontani dalla purezza delle origini.

Le festività del Natale ci avrebbero dovuto illustrare tale verità se avessimo meditato a fondo i suoi Misteri. Maria, di cui si tace riguardo la sua genealogia, è per l’appunto una “creatura” edenica, in essa si ricapitola tutta l’umanità che deve accogliere la nascita del Cristo. Come attesta S. Ireneo «con Maria l’intera storia cosmica compie un rigiro oltre Adamo».

I pastori a cui l’angelo porta l’annuncio della Nascita del fanciullo «vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge» (Lc 2,8). Anche i pastori sono icona dell’umanità, dei gentili che hanno custodito la Sapienza (gregge) risalente alla rivelazione fontale, adamitica.

E poi i Magi, che giungono dai Centri arcaici, dalle Origini, (apò anatolòn è plurale), dove Dio aveva parlato con una sola voce all’intera umanità. Il loro arrivare a Betlemme al seguito della Stella-Fiamma attesta il ritorno della Voce unitaria di Dio, quella che unificherà tutti gli uomini sotto il segno della Croce, segno di elevazione e non di morte!

Il Natale è attraversato da questa simbologia delle origini, perché vuole indicarci come l’evento Cristico non porti semplicemente ad un ritorno alla dimensione paradisiaca del giardino di Eden, ma ancora oltre, alla riconquista addirittura della somiglianza divina. Quel parto di una Vergine sta per ripetersi, pur se con altre modalità. Il Cristo, che duemila anni orsono si è manifestato in forma carnale, sta per manifestarsi nuovamente (Parousia) in forma eterea, più spirituale. Ma per accoglierlo e comprenderlo in profondità, occorre con urgenza “ritornare alle origini”.

Le sole forze umane, già alquanto fiaccate, non potevano bastare. Nell’accelerazione rovinosa della storia, noi – tutti, nessuno escluso – ci siamo così tanto allontanati dalle origini che la prova non solo è necessaria, ma anzi provvidenziale! Ogni sapere, ogni agire è oggi segno della dispersione massima, come i rivoli rispetto alla fonte delle vette. L’acqua a valle ha perso le sue qualità e il suo sapore (ricordiamoci che sapienza ha la medesima radice di sapore). Non siamo preparati a questa nuova e prossima Epifania. E perfino tanti discorsi “tradizionali” risultano vuote chiacchiere da salotto. Si deve tornare all’essenza, alla corrispondenza fra l’interno e l’esterno, all’essere dunque testimoni (martiri).

Crolleranno gli edifici davanti a noi, ma ancor più crolleranno i nostri edifici interiori, fatti di compromessi con un mondo che era, in fin dei conti, solo illusione. Molto fuoco si riverserà sulla terra, e ancora diversi anni dovremo attraversare prima che la catastrofe giunga a compimento, per infine lasciare il campo alla Restaurazione.

Nelle tenebre che si addensano ogni giorno di più, Dio sta parlando nel segreto, perfino in sogno: sta preparando la sua nuova umanità attirandola a sé. Chi si ritiene già a posto, farebbe meglio ad inginocchiarsi e a fare un esame di coscienza. Siamo chiamati ad una “nuova conversione”, ma come ogni chiamata, abbiamo la libertà di accoglierla o meno.

Cooperare a questo celeste aiuto è allora il dovere degli uomini che acconsentiranno ad essere sollevati dalla polvere. Tutta questa privazione, lo sgretolamento delle più elementari certezze del vivere, aumenterà le forze dell’anima, e condurrà poco alla volta ad una ritrovata fedeltà e confidenza nel Signore, e ad una percezione della realtà prossima alla veggenza.

Lasciamoci purificare dunque dalle benevole fiamme. L’homo oeconomicus vedrà fra pochi anni la rovina insieme al mondo che esso aveva creato. Ma già da ora debbono spuntare i germogli dell’Uomo integrale il quale riunisce in sé tutte e tre le iniziazioni: Sacerdotale, Regale, Artigiana. La purezza e la semplicità delle origini era anche verticalità massima unita a massima universalità. Tanto nell’intelletto che nelle opere che da questo scaturiscono.

Invece della corsa frenetica dei mille saperi, riproporre la semplice profondità di una formazione che sia iniziatica. Tornare alla sapienza simbolica veramente vissuta e non solo sbandierata a parole o negli scritti; e con essa recuperare la lettura spirituale delle Scritture attraverso la decriptazione del testo. Accogliere il dono del silenzio e della sosta meditativa che soli possono fare vera luce sulla realtà che si vive. Accettare che quanto fatto sino ad oggi nella vita è solamente frutto del compromesso con un mondo che era, nella sostanza, sovversivo, perciò guidare ed essere guidati alla scoperta della propria vera vocazione. Recuperare l’essenza spirituale ed iniziatica anche del lavoro attraverso il quale l’uomo si rende co-redentore del Cosmo. Spogliarsi dell’idolo della Quantità che reggeva il mondo e le sue strutture: tutto e tutti valutare invece secondo il principio della Qualità, a cui peraltro si deve essere con pazienza ri-educati. Fare ciò a cui si è chiamati e nel luogo in cui si è chiamati. Fare poco ma al meglio e una cosa per volta, vincendo la smania di accumulare tesori materiali e finanche intellettuali. Condividere ciò che si ha (anche di spirituale) secondo le necessità di ognuno, tutto operando per la piena realizzazione di ciascuno. E così via.

Da tutte queste cose ci eravamo allontanati in misura quasi irrecuperabile. La benevolenza divina ce le sta offrendo di nuovo. Non temiamo dunque le prove seppur durissime che dovremo affrontare, perché esse sono necessarie affinché questa umanità degenerata sia pronta all’incontro col Cristo riapparente. Dalle origini, oltre le origini. Questo è il nostro percorso, e la chiamata finale è ora.

Foto: Getty Images

14 gennaio 2022