Darsi una prassi multipolare

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di Emanuele Campilongo

Diventa ogni giorno sempre più necessario darsi da fare per non farsi schiacciare dagli eventi. L’attualità che viviamo e gli albori del prossimo futuro sono piuttosto chiari, e non fanno presagire nulla di gradevole. Non è uno sfoggio di pessimismo catastrofista fine a se stesso. Forse è la consapevolezza – o la speranza – di essere entrati non semplicemente nel pieno del Kali Yuga ma di esserci talmente dentro, di aver fatto un bel pezzo di strada all’interno di questa “grande mezzanotte”, che forse dopo enormi ed indicibili tormenti, si può sperare di riuscire a vedere una luce. Chissà. O quantomeno di provare ad essere tra coloro che quella “luce” hanno non solo l’opportunità di vederla, ma di essere tra quelli che hanno contribuito a farla brillare. D’altronde cosa abbiamo da perdere?

O meglio, chi non sente dentro di sé la necessità di sintonizzarsi con quelle “radici profonde” o con quella particolare tipologia di esistenze, che erano assolutamente lontane dal materialismo imperante oggi? Vivere e soprattutto morire per una visione del mondo, per una Idea e per una concezione del “cosa debba essere una vita”, che vada aldilà del “nasci, cresci, lavora, paga e crepa”. Il tempo che ognuno di noi ha a propria disposizione è talmente poco – questa è la prima consapevolezza da raggiungere – che non ha senso stare ad avercela con chi è sordo a tale richiamo. Non tutti possono essere attratti da quelle “onde radio” trasmesse chissà da dove, e che per di più si sentono anche disturbate. Quindi pensare ad edificare, costruire e non perdere tempo a polemizzare.

Se si è vittima di sarcasmo e dileggio non provare nemmeno a difendersi, una bella scrollata di spalle e via. Abbiamo un compito duro ed affascinate da perseguire, costruire quotidianamente un approccio del pensiero, una prassi di vita, che sia multipolare. Il vero virus che ha drammaticamente colpito l’uomo europeo è quello dell’unipolarismo. La banalità, il piattume e il grigiore intellettuale.

Aver convinto milioni di uomini che esista una sola strada, un solo modello di sviluppo, un solo stile di vita, una sola moneta etc. etc. Uscire fuori da questa infezione culturale, e lavorare perché esista la possibilità di fare scelte diverse è una grande sfida. Avere una reale scelta e non un simulacro di essa. Ovviamente ognuno parteciperà a questa sfida secondo le proprie possibilità ed inclinazioni, ma sarà stupendo esser-ci.

Più i morsi dell’implosione del sistema imperante si faranno sentire, più la repressione si farà stringente fino a quasi farci mancare l’aria, e più varrà la pena essersi spesi ed aver regalato alla propria vita un senso. Un senso che altrimenti faticheremmo a trovare. Farsi delle domande arrivati ad un certo punto della propria vita è necessario. E non importa se di fianco a te troverai gente che fino a qualche anno addietro reputavi non meritevole della tua stima, la vita è strana ed imprevedibile. L’importante è percorrere i sentieri con l’animo sereno di chi ha fatto ciò che riteneva giusto. “Mantenersi in piedi in un mondo di rovine” vale ancora oggi, ma aggiungiamoci pure qualcosa di nostro se possibile.

Lavoriamo perché l’arte sia multipolare, perché la musica, la pittura, la letteratura siano multipolari. Combattere e lottare contro quella belva disumanizzante che è l’unipolarismo che ha portato all’uomo economico. Oggetto di consumo anch’esso. Consumo per altro consumo. Vite vuote, vite a perdere. E noi vogliamo vincere o quantomeno abbiamo deciso di provarci.

Pubblicato su Identità e Territorio

Foto: Geopolitika.ru

20 giugno 2022