Di gender, di cinema, di voto utile

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di Belinda Bruni

Possiamo dichiarare la partita sul gender fallita.

Persa perché era una questione metafisica e escatologica, in cui il deragliamento del maschile e del femminile dalle linee della legge naturale era un segno da cogliere e decifrare.

Era quindi una battaglia che chiamava al piano culturale e all’intelletto; invece è stata combattuta come una crociata moralistica.  Non significa che è persa per sempre, ma ora la sconfitta è totale. Per poter tornare a combattere occorre riconoscere la disfatta, comprenderne le motivazioni profonde e impostare di conseguenza un nuovo modo di agire.

La questione gender va sottratta ad una lettura che si limita al piano morale.

Aver lasciato la cultura e l’arte in mano ai progressisti ha portato alla sconfitta della ragione e dell’intelletto, ma la responsabilità è di chi di arte e cultura non si interessa.

Il conservatore medio è uomo ostile alla cultura, al massimo chiama cultura le “cose con i valori religiosi dentro”, e pensa che la “roba di sinistra” basta non guardarla, tanto quella non è cultura. Il conservatore medio manca proprio degli strumenti essenziali per comprendere cosa sia e come si debba fare arte oggi. Lui, al massimo, vive ricordando le bellezze da museo.

E il gender negli ultimi dieci anni è diventato costume, è ovunque. Questa società non “ha” il gender, “è” gender. Qui, badate bene, sta uno dei punti focali. I nostri ragazzi lo respirano, nonostante i figli dei prolife a cui viene proibito di guardare le serie TV e i film con i disvalori. Diventa una questione individualistica: io non faccio certe cose, peggio per chi le fa. E lo sguardo non si apre ad un orizzonte comune, figuriamoci al cielo.

Anche i ragazzi che non ne sono succubi e sono sereni con la loro identità sessuale naturale, riconoscono che il gender esiste, fa parte della vita e gli amici genderqualcosa sono ragazzi come loro, con due braccia, due gambe, gioie, dolori, paturnie da adolescenti. Mentre avvertono come estraneo e invasivo il moralismo.

In questo tempo di prova abbiamo testimonianza di tante cattolicissime famiglie dove i figli adolescenti si sono ribellati, alla famiglia, alla morale, a valori che si sentono appiccicati addosso ma a cui non sanno dare un senso elevato.

A questi genitori diciamo: amate i vostri figli ribelli. Vi stanno chiedendo se al di là delle regolette avete un motivo alto per vivere e per morire. Ringraziate Dio che vi parla attraverso i vostri figli. Già, Dio parla attraverso gli eventi della Storia, quelli grandi, e quelli piccolissimi. Ci avete mai pensato?

In questa fine estate da campagna elettorale, i media ci fanno sapere che il tema dell’identità di genere e delle sue dimensioni fluide è uno dei grandi argomenti cinematografici di Venezia 79.

La reazione tipica del conservatore medio è commentare che tanto i film che vanno ai festival non li guarda nessuno. Purtroppo in massima parte non hanno nulla da ridire sul fatto che allo stesso festival sia stato dato un premio a Matteo Bassetti, nota virostar “araldo della narrazione pandemica”. Non tutta la propaganda è criticabile. Il dio vaccino non si tocca.

Che la sinistra non sappia fare arte e cultura è una pia illusione di chi di cultura non si nutre. Un occhio attento sa riconoscere la capacità artigiana e alcuni guizzi di genio, semmai contesta l’utilizzo di propaganda. Solo i regimi usano l’arte per propaganda. Per sua natura l’arte è libera, vola alto e, semmai, pungola il potere. Purtroppo per il conservatorismo, anche fare i film “a tema” sui valori, opere che non sanno narrare una storia, non trasfigurano la realtà, ma vogliono solo mandare un messaggio, sono didascalici e atti ad uno uso propagandistico. E sono tendenzialmente brutti.

Ma guai a dirlo, anche i film sentimental-religiosi sono intoccabili.

Eppure dentro la campagna elettorale più inutile della storia della Repubblica, dove il PD contesta se stesso in piazza e si fa i meme da solo, e il cdx pretende di presentarsi alle urne come se non avesse avuto nulla a che fare con trenta mesi di follia pandemica, nomi pesanti del conservatorismo cattolico invitano al voto utile al cdx perché “se vince il PD finiamo in galera per il gender”. Fermi a 5 anni fa si sono improvvisamente dimenticati (o hanno messo da parte) della medicalizzazione della società (livello superiore della sessualizzazione della società) e invocano il 40% per il cdx che ci salverà dal gender. Invocano aiuto ancora una volta da chi non solo non si nutre di cultura e non la sa fare, ma non è nemmeno in grado di pagare qualcuno per farla in modo serio, perché la cultura e l’arte sono loro estranee. Chiedono un’altra debacle mentre distraggono gli ingenui dal totalitarismo sanitario e dalla sola cosa che lo può infastidire: la disobbedienza civile quotidiana.

Un occhio che non ha perso lucidità vede chiaramente che il PD sta facendo di tutto per non vincere, la palla va passata al cdx per i disastri autunnali e poi al governo tecnico per completare l’opera. La signora Meloni che oggi pretende di millantare una verginità pandemica perché formalmente stava all’opposizione, fa parte del gioco. Non a caso ha ricevuto l’endorsement della Clinton e obbediente conferma sanzioni alla Russia e armi a Kiev per non dispiacere gli alleati. Misure che stanno portando il nostro paese nel baratro.

Un cdx credibile dovrebbe denunciare i soprusi subiti dalla popolazione e togliere voti all’avversario di csx, invece si preoccupa di togliere i voti alle cosiddette liste antisistema, denunciando un gioco delle parti già deciso: e solo per questo si squalifica.

La storia stantìa del voto utile parla della mediocrità piccolo borghese tutta italiana. Voto utile non significa nulla se non certificare l’esistenza di una massa amorfa che va avanti per inerzia, cercando di conservare i piccoli privilegi conquistati, senza mai rischiare nulla. Cosa significa in sé voto utile? Se il 20% della popolazione vota liste antisistema quello è un voto utile, ma ognuno non vuole farlo pensando che gli altri non lo faranno quindi perché rischiare? Siamo italiani: che tutto cambi perché nulla cambi. È come per il greenpass: se tutti i novax si fossero fermati per tre giorni avremmo dato una spallata. Ma non lo abbiamo voluto fare perché ognuno ha pensato che gli altri non lo avrebbero fatto, che non voleva perdere nemmeno un giorno di stipendio, che non voleva sfigurare al lavoro ed è andata a finire che solo gli uomini migliori hanno pagato l’essere uomo-massa della maggioranza.

Lo stesso uomo-massa che poi piange perché la follia pandemica non finisce.

Benissimo: ora tenetevi il vostro voto utile. Avrete anche nel pacchetto: portafoglio digitale (mica ve lo chiamano greenpass, l’uomo-massa bisogna prenderlo per il naso), sanzioni alla Russia, crisi energetica e gender. O davvero pensate che su quello possano disobbedire? Già le unioni civili sono intoccabili come la 194.

Ci rivolgiamo qui agli uomini e le donne che sono tali perché si riconoscono nella loro natura ma anche perché lo sono pienamente in senso spirituale e hanno il coraggio delle scelte: lo vogliamo riscattare questo paese? Vogliamo togliere lo sguardo dal passato e volgerlo verso un futuro che non è ancora stato scritto ma è più nostro del presente di cui siamo stati derubati?

Foto: Ettore Ferrari/Ansa, Gian Mattia D’Alberto/LaPresse, modifiche Idee&Azione

6 settembre 2022