Di quale Europa state parlando?

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di Maurizio Ulisse Murelli

Per quanto mi sforzi, io non riesco proprio a capire quale Europa prefigurino coloro che la invocano come entità da contrapporre ad America e Russia né come intendano arrivarci ad inverarla.

Ad un certo punto della storia si è prefigurata l’Europa come unità territoriale, prima con l’Impero Romano, poi con i successivi imperi, Carlo Magno prima dell’anno 1000, Federico I dopo l’anno 1000. Un Europa con l’Imperatore come magnete in un contesto culturale e religioso omogeneo. Con la progressiva disgregazione di quella effettiva unità europea fino al punto di azzerarsi, i partigiani della restaurazione europea come entità coesa e omogenea hanno sempre dovuto rifarsi ai lasciti del passato che però venivano assunti attraverso la leva nazionalista di questo o quello Stato (Napoleone e Hitler che, detto *en passant* la concepivano come realizzata solo includendo la Russia alla conquista della quale hanno mosso i rispettivi eserciti).

L’originaria omogeneità culturale, politica, economica, artistica, religiosa e per certi versi linguistica e, per quel che più conta, “istituzionale”, incarnata da un legittimo imperatore è andata persa.   

Oggi nella UE si hanno 24 lingue ufficiali: bulgaro, croato, ceco, danese, neerlandese, inglese, estone, finlandese, francese, tedesco, greco, ungherese, irlandese, italiano, lettone, lituano, maltese, polacco, portoghese, rumeno, slovacco, sloveno, spagnolo e svedese; la lingua più parlata è il tedesco, la parlano quasi 100 milioni: Germania, Austria, Svizzera, Liechtenstein, nonché in alcune aree di Italia, Lussemburgo e Belgio. Senonché oggi la lingua di intermediazione tra tutte queste lingue non è più il latino, ma l’inglese, una lingua che di europeo ha ben poco (gli inglesi si sono anche formalmente chiamati fuori dalla UE) ed è la lingua di uno dei due blocchi (USA) al quale ci si vorrebbe contrapporre. Coloro che teorizzano l’Europa dal Portogallo agli Urali (più che una catena montuosa, una catena collinare, visto che l’altezza media per 2000 km. è di 800 mt., in gran parte sotto i 600, dunque un confine che non è neppure naturale, come il mare o la catena alpina) in pratica vogliono includere anche il russo con una diversa alfabetizzazione, il cirillico.

Oggi l’Europa è frazionata in 27 Stati “sovrani” a loro volta internamente frazionati in partiti ognuno dei quali non ha praticamente effettivi “gemelli ideologici” negli altri 27 Stati: distinguo e sensibilità diverse al di là delle patetiche sorellanze e cuginanze richiamate.

Oggi l’Europa non è omogenea (caratterizzata) neppure da un punto di vista religioso: cattolici e protestanti le cui due diverse degenerazioni hanno portato a due diverse posizioni concettuali dell’ateismo, quindi del nichilismo. Quel che cioè di religioso in Russia è essenzialmente ortodosso.

Per farla breve, in cosa consisterebbe il collante per un blocco europeo? Su base geografica? Anche qui non ci siamo. Geograficamente l’Europa sta al resto del continente esteso a Est come la California al resto degli USA, in pratica una penisola. Basta guardare una cartina per averne contezza.

E si dice: “Liberiamoci della Russia e Degli USA”. Ma per liberarsi della Russia bisognerebbe che questa ci avesse occupato, fosse dentro la nostra carne, la nostra testa, fisicamente e come dis-valori. Non lo è. Lo è semmai nella misura dei valori e sentimenti condivisi, in letteratura, arte, musica classica, mentre sicuramente è dentro l’Europa e in contrasto con le tradizioni europee l’America, con tutta la sua scala disvaloriale o quasi.

Battersi per un’utopia ha senso solo se l’utopia a cui ci si richiama non è il vero traguardo da conseguire ma solo ciò che ti permette di essere in azione, perché l’azione è il valore; non l’approdo sul pianeta Papalla, ma quel che fai (e nel modo di essere) nel tentativo di arrivarci. E questo non è un piano politico, ma un piano esistenziale, un qualcosa che serve a darti una direzione di marcia sapendo che è la marcia che vale e ti realizza, non il conseguimento del traguardo. Aveva senso dire: “né liberisti né comunisti, ma terza posizione ‘ideologica’”. Qui ora siamo al confronto tra un’entità (quella americana) che progetta un mondo unipolare, e un’entità che teorizza la multipolarità (che non è multilateralismo) e che quindi ti garantisce reale indipendenza.

Se nel mondo attuale vuoi prefigurare una nuova Europa, quando lo fai mi devi convincere sul collante, su ciò che veramente aggrega, unisce fa sì che si determini un blocco che non può semplicemente essere un aggregato di istituzioni imperniate sulla moneta unica, la finanza, il commercio, ma deve avere come baricentro un esplicito concetto di libertà, una condivisa sensibilità spirituale. E allora, libertà da che è per fare che? E nel mentre cerchi di teorizzare questo collante, l’asse portante, il magnete, devi prendere coscienza delle attuali forze in campo che si contrappongono, cosa rappresenta e offre l’una e cosa l’altra. Dove sta l’affinità per quanto minima. Devi ammettere che un blocco ti ha veramente tolto indipendenza e libertà, ti ha subordinato ai propri interessi, ti ha snaturato nei tuoi valori e archetipi ancestrali, mentre l’altro non lo ha fatto e per storia, caratteristiche intrinseche non intende farlo: rivendica una propria specificità che contrappone a tutto l’Occidente. E questo secondo blocco è in conflitto contro chi ci ha soggiogato, per la qual cosa si deve decidere se stare con lui o contro di lui. Indipendentemente da lui già lo siamo e forse proprio sublimando il suo modello “imperiale” (moderno) la caotica Europa potenziale potrebbe trovare una via di realizzazione.

Ovviamente non ho scritto tutto quel che c’era da scrivere. Sull’argomento ci ritornerò.

Foto: Caspar Johann Nepomuk Scheuren, Ritratto di Carlo Magno, 1825, Aquisgrana

12 marzo 2022