Diario dell’infermo. Idealisti, materialisti e donne [8]

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di Levan Vasadze

Capitolo LI

Durante la stesura di questo Diario, ho detto ripetutamente che il suo scopo principale è quello di essere utile ai lettori, specialmente a quelli che sono malati. In questo capitolo, quindi, permettetemi di riassumere e sintetizzare le esperienze che ho fatto nel corso dei mesi e le tecniche che si sono rivelate utili nel mio caso. Non ho usato la parola “tecnica” invano.

Dato che non avevo nessuna esperienza, e non avevo letto nessuna letteratura di questo tipo, mi sono semplicemente affidato alla mia contemplazione interiore e all’esperienza di vita generale in questa lotta.

Anche se non so (e nessuno sa) come finirà ogni lotta (compresa la mia) con due malattie così gravi, il fatto che io sia riuscito ad arrivare a questo punto è probabilmente, oltre alla grazia di Dio e alle preghiere di tante brave persone, anche in parte il risultato di qualche tentativo di ordine e lotta interiore. Questo non vuol dire che queste tecniche o tecniche saranno ugualmente utili per tutti, ma almeno non credo che faranno male a nessuno.

Quindi a quali tecniche ho fatto ricorso durante questi difficili mesi di malattia?

Il primo era, ed è ancora, la sottomissione alla volontà del Signore. Se una persona non fa la volontà del Signore, è sempre molto difficile per lui perché cerca di seguire la propria volontà, e questo è particolarmente sentito in questa situazione. Cioè, il desiderio di guarigione in ogni caso è di per sé un pensiero blasfemo, perché non riconosce un tale sviluppo, dove può non essere la volontà del Signore, che implica un modo diverso di salvezza Ma confidare nella volontà dell’Altissimo ed essere disposti a dire, Signore, farò tutto il possibile per la mia guarigione, obbedirò ai medici, non sarò pigro nel prendere le medicine e non trascurerò nessun intervento medico, ma, sia fatta la Tua volontà – libera il paziente dalla tensione, da un inutile spreco di energia e lo rende effettivamente molto più forte in questa lotta. Questo non sembra essere così difficile da capire, ma in realtà, quando si tratta della tua vita, è molto difficile per qualcuno con forza di volontà. In effetti, si potrebbe anche dire che è impossibile ed è per questo che è necessario pregare il Signore in questo stato perché ci dia la forza di seguire la sua volontà.

Un’altra questione è l’atteggiamento verso il futuro. La prima cosa da fare è non pensare al futuro e chiudersi al presente. Nel mezzo di qualsiasi malattia grave, se una persona pensa al futuro, l’ansia può semplicemente logorarla e ucciderla, quindi è totalmente inaccettabile. Anche in circostanze ordinarie una persona è spesso tormentata dall’ansia per il futuro, e nel corso di una grave malattia questo peso può diventare piuttosto opprimente. Quindi, come tagliare il futuro e cercare di vivere nel presente e ringraziare il Signore per qualsiasi cosa ti mandi è sempre benefico, soprattutto quando si tratta di una malattia mortale.

Il terzo è l’atteggiamento verso il tempo di veglia attuale. Durante una grave malattia il modo di vivere di una persona cambia drasticamente, diventa costretto a letto, chiuso in casa, si allontana dal suo modo di vivere abituale, perde il suo ritmo e la sua velocità di flusso. In questo stato, le ore di veglia hanno bisogno di stabilire nuove norme obbligatorie che ci si obbliga a rispettare, oltre a soddisfare i propri bisogni naturali. Nel mio caso, si trattava di vari esercizi mentali e artigianali che ancora oggi mi costringo ad eseguire quotidianamente.

Anche quando ero nella posizione più difficile, ho cercato di non perdere l’ora stabilita di una nuova lezione di lingua con l’insegnante, ho imparato altri mestieri, mi sono allenata al meglio delle mie capacità, ho partecipato a riunioni e incontri relativi non solo a questioni familiari ma anche al processo di costruzione del nostro movimento sociale.

Tutto questo, per quanto complicato fosse a volte, mi permetteva di dimenticare la mia malattia e invece del dolore e della tristezza senza fine, di dirigere la mia mente verso qualcos’altro, specialmente se questo significava prendersi cura degli altri. Se non lo facesse, penso che avrei una vita molto più difficile.

Qui è molto importante determinare la misura in cui ci si deve forzare a fare certe cose. Non puoi, ovviamente, farlo fino allo sfinimento, ma allo stesso tempo non puoi permetterti di sottometterti al dolore e alla tristezza e lasciare che ti rendano schiavo. Mettiamola così: a volte il dolore di questa compulsione è preferibile al dolore che si dimentica a causa di questa. Così, che si trattasse di imparare una lingua straniera, di intagliare il legno, di fare esercizio fisico, o già in cima a tutto questo, di camminare per strada, di partecipare a conversazioni commerciali e sociali, di leggere e scrivere – in tutto questo cercavo un grado di sforzo che potesse contemporaneamente disturbarmi, affaticarmi, ma allo stesso tempo, fare in modo che questo tormento non fosse maggiore di quello che provavo a causa della malattia.

Il punto culminante di tutto questo era quello di rimanere in uno stato di preghiera prolungata e profonda ogni volta che era possibile.  E qui non ho nulla di cui vantarmi, so solo che la preghiera è un grande conforto e fonte di forza. Per questo ho cercato e cerco di leggere e ascoltare le preghiere, di stare in piedi o seduto davanti alle icone, di pregare per gli altri e consiglio a tutti di farlo. Forse persone più spirituali di me possono essere guarite e guarire gli altri, ma io ringrazio Dio per avermi portato in questo oceano di sforzi umani, e non sarò mai in grado di esprimere ciò che significa per me.

Infine, vorrei dire qualche parola sulla grazia della gratitudine.

Appena ringrazio il Signore per la Sua grazia e la Sua bontà, mi sento subito meglio, e se posso esprimere la mia gratitudine anche per quelle persone che mi hanno sostenuto, dimentico tutti i dispiaceri. Essere ingrato mi spinge allo sconforto e alla tristezza, così che quando ripenso a quante volte sono stato felice e immeritatamente favorito da Dio, mi sento un essere umano, e appena dimentico tutto ciò, mi sento disumano, e se non fosse per la misericordia infinita di Dio, non so nemmeno cosa avrebbe potuto aiutarmi.

Spetta a ciascuno misurare ed estrarre da qui ciò che è utile per se stessi, ma, sinceramente, ho cercato di inserire in poche pagine ciò che mi sembrava un numero infinito di mesi.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

10 maggio 2022