Diaspora africana: verso un nuovo Panafricanismo

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di Sâa François Farafín Sandouno

L’evoluzione delle idee ha permesso la comparsa di una nuova diaspora africana che si sta spingendo verso un nuovo panafricanismo.

In ogni epoca, in ogni fase storica, in cui la coscienza nera si consolidava sempre più per una vera e propria “afrocrazia”, ​​una corrente chiamata goscismo, definendosi umanista, antirazzista e specialista in questioni dell’Africa o delle Antille, ha sempre voluto avere un ruolo paternalistico nei confronti degli africani e degli afrodiscendenti. Una corrente che, dietro il buonismo occidentale, ha sempre disprezzato la posizione di qualsiasi leader nero che volesse dare la priorità agli interessi del suo popolo. Qual è l’origine di questo disprezzo da parte di un certo goscismo occidentale? Quali sono le ragioni?

Il goscismo come nemico dell’autodeterminazione in Africa

Come abbiamo detto, questa corrente goscista ha sempre voluto avere un ruolo paternalistico, andando così contro il processo di autodeterminazione dei neri. Questa forma degenerata della sinistra alla fine dell’Ottocento contribuì al pensiero coloniale e razzialista della gerarchizzazione delle “razze” superiori e inferiori, derivante dalla corrente dei Lumi. Uno dei rappresentanti di questo pensiero fu Jules Ferry in Francia, fu uno dei tanti personaggi che fecero l’apologia del colonialismo al tempo.

“Signori, dobbiamo parlare più forte e più sinceramente! Va detto apertamente che le razze superiori hanno un diritto nei confronti delle razze inferiori…” (…) “Ripeto che per le razze superiori c’è un diritto, perché per loro c’è un dovere. Hanno il dovere di civilizzare le razze inferiori…” (Jules Ferry, in un discorso del 1875)

In Italia potremmo citare Agostino Depretis o Francesco Crispi, due rappresentanti della “Sinistra Storica” che erano profondamente imperialisti, e vedevano nel Corno d’Africa il loro “piatto attiéké”. Va inoltre rilevato che all’interno della sinistra occidentale esistevano due dicotomie: chi credeva, come Ferry, che il colonialismo fosse un processo volto a civilizzare le “razze inferiori”, a portare progresso e modernità. D’altra parte, al contrario, c’era una parte della sinistra che si opponeva al colonialismo, perché i suoi sostenitori ritenevano, come diceva Vladimir Lenin, che l’imperialismo non fosse altro che la fase suprema del capitalismo, e di conseguenza non ci si poteva oppore ad uno senza opporsi all’altro. Questa differenza tra sinistra e goscismo nella sua degenerazione liberale è molto importante.

Nel corso del tempo, questa sinistra ha quindi pensato di avere il monopolio degli africani, li ha usati, sia in epoca coloniale che postcoloniale, per raccogliere voti e soddisfare la sua agenda politica. Ciò non è mai cambiato. Questa posizione persiste: usare gli africani come riserva elettorale, per poi scomparire dopo le elezioni, è sempre stata una “tradizione” di questa sinistra.

Il goscismo di fronte al pensiero nero libero

Un punto che fa infuriare la sinistra è il fatto che un africano, soprattutto se panafricanista, vuole mettere al centro la fratellanza afro-discendente. I fatti storici hanno dimostrato che l’attuale mondo gerarchico è governato dalla supremazia bianca, corresponsabile dei nostri mali. Dicendo questo, stiamo stigmatizzando tutti i bianchi? Ovviamente no ! È necessario avere un approccio critico nei confronti dell’élite egemonica occidentale e non attaccare i popoli che sono innocenti.

Stiamo dicendo che i neri sarebbero le uniche vittime di un sistema oppressivo e che il cittadino medio occidentale non soffre dello stesso sistema? Ovviamente no! L’idra ultra-capitalista sradicata e apolide è essenzialmente “demofoba” (antipopolare, per usare un neologismo), e oggi la legge del mercato soffoca tutti.

I proletari d’Africa e d’Europa soffrono allo stesso modo (anche se, per essere precisi, il proletario caucasoide è sempre molto più avvantaggiato sotto certi aspetti rispetto ad un proletario africano). Detto questo, è ovvio che i popoli occidentali non hanno colpe, ma in un mondo gerarchico, per gli africani è necessario favorire la solidarietà con la propria gente e trovare soluzioni ai problemi della propria comunità.

Il goscismo, ma in realtà tutto il sistema politico toubab in generale, non può tollerare che un africano rifiuti categoricamente l’allineamento con le ideologie che hanno mostrato i loro limiti in Africa (corrente trotskista, liberalismo, socialdemocrazia, marxismo, capitalismo, ecc.).
È difficile capire che l’africano voglia seguire il proprio percorso ideologico, in armonia con l’ontologia della propria civiltà, sotto il lignaggio dei suoi antenati, perché ogni civiltà ha le sue realtà.

Né di sinistra né di destra: semplicemente panafricanisti

Gli afrodiscendenti, ovunque si trovino, devono quindi essere vigili di fronte a una certa sinistra che li infantilizza e sfrutta la loro vera sofferenza. Non si può camminare con una forza politica, né vedervi un ruolo messianico, malgrado quest’ultima rivendichi una postura antirazzista (precisiamo: un falso antirazzismo perché liberal-borghese, senza mai pronunciarsi sulla gerarchia di classi dei popoli che genera di conseguenza l’aporofobia/povero-fobia). Questa forza politica goscista ignora coscientemente, stigmatizza tutta una corrente sovranista africana, rivendicata da figure come Kemi Seba, Nathalie Yamb e la nuova generazione africana nel continente Matrice Dell’Umanità.

A sostegno di ciò si può evidenziare che in Italia, nel 2019, alcuni ex quadri del Partito Democratico (Partito Democratico), hanno dichiarato che il fatto che il franco CFA sia una moneta coloniale, sarebbe una menzogna. Per questa sinistra è molto meglio parlare di tutto ciò che non è essenziale e primordiale per i nostri interessi africani. Precisiamo però che, anche se dobbiamo prendere le distanze da questa corrente di sinistra, non dobbiamo mai cadere nella trappola di un’estrema destra xenofoba, a cui dobbiamo opporci con fermezza. Questa estrema destra che costruisce il suo discorso attorno ad un nazionalismo reazionario, la difesa dei cosiddetti valori tradizionali (cosiddetti perché come insegna la scuola perennialista di René Guénon, la Tradizione con la t maiuscola è un concetto divino, mentre il costume erroneamente presentato come tradizione è in realtà antitradizionale, costruzione moderna e post-moderna dell’uomo), ma che alla fine stigmatizza tutti i non occidentali, attraverso campagne demagogiche anti-immigrazione, senza però commentare le cause di questa immigrazione, ovvero il globalismo neoliberale (l’ultima forma di colonialismo nel 21° secolo) che sta sanguinando il continente africano.

Quando si parla di autodeterminazione ideologica e intellettuale, significa non avere paternalismo da parte di nessuno. Né di destra, né di sinistra, né di estrema destra, né di estrema sinistra, né di centro, semplicemente panafricanisti.

Tornando alla sinistra, importante sottolineare che se non ti allinei con il suo diktat, ti verranno scagliati epiteti caricaturali. Vuoi una completa autodeterminazione in tutti gli aspetti? Sei un radicale nero! Parli del sovranismo africano come via di salvezza dicendo che sei prima a favore degli interessi dell’Africa? Sei un populista! Parli della complicità di Israele nel sostenere i dittatori africani, ricordando quanto sia necessario prendere le distanze da questa nazione colonialista e predatrice, dopo che la sua oligarchia ha sostenuto la tratta negriera o l’apartheid in Sud Africa? Sei un antisemita Dici che le basi militari occidentali devono “rimpatriare”, insieme al neocolonialismo in tutte le sue forme? Sei un estremista anti-occidentale! Dici che non sei contrario ai matrimoni misti, ma che l’unione tra l’Uomo Nero e la Donna Nera è essenziale in un momento in cui il globalismo vuole sradicarci Sei un razzista! Dici che non ti interessano le storie di sinistra e di destra? Sei un rossobruno!

Capiranno un giorno che è solo una loro fantasmagoria? Che l’unica cosa che interessa ai giovani africani è la giustizia sociale delle nostre popolazioni e un’Africa sovrana, liberata, unificata, multipolare che collaborerà con coloro che ci rispettano in una prospettiva sinallagmatica (win-win)?

Spetta ai giovani afrodiscendenti e agli africani prendere in mano il proprio destino. Non permettere che nessuno dica loro chi è il buono o il cattivo. Intraprendiamo uno schema ideologico di cui saremo gli unici padroni! Intraprendiamo la via dell’afrocrazia (nome che diamo a un’ideologia che sarà allineata ai nostri concetti, al potere afro e all’autodeterminazione). Questa è l’unica via per essere veramente liberi.

Pubblicato su Nofi Media

Foto: Idee&Azione

10 giugno 2022