Dies Natalis

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di Valentina Ferranti

Quando Roma si fece, con il favore delle divinità autoctone e straniere, si chiuse un cerchio; un sacro sulcus, una linea circolare inamovibile che divenne il centro simbolico e rituale d’ogni sua gloria futura. Il Pomerio (post-murum) ovvero confine esterno ne sanciva tracciato inviolabile. Al suo interno, le prime famiglie costruirono abitazioni circolari. Ognuna di queste aveva un patriarca ovvero un pater familias, depositario della conoscenza del sacro che veniva trasmessa al suo gruppo d’appartenenza. Un pontifex che intorno al centro sacrale-fuoco della propria capanna, aveva il ruolo di intermediario terrestre dei culti e riti che rinsaldavano l’affiliazione/adesione alla ristretta comunità che poi si fece villaggio, città, Impero e vide nel Pontefice Massimo o re, il reggitore della sfera collettiva del sacro. Ma l’impronta era stata data ed il capo famiglia rimase, con funzione centrale insieme ed in forma differente alla Matrona romana, – vaso contenente il seme – centro del nucleo familiare.

Il principio maschile e quello femminile, saldi nell’intento e nei rispettivi ruoli dell’unione, trasmettevano ai nuovi nati la tradizione, rinsaldando appartenenza. Il padre era l’intermediario tra il mundus esterno e quello interno mentre la madre era la custode del luogo protetto: la casa, l’antro murato e solido; guardiana del thalamos, cuore intimo dell’intera dimora e stessa essenza della matrice femminile. Era il padre però che preparava i figli alla vita, facendogli attraversare il confine, rendendoli maschi, marziali e mercuriali! Tale rituale di passaggio non aveva in realtà mai inizio e mai fine poiché il rapporto tra padre e figlio, onorato nella sua verticalità naturale e sacra, si rinnovava continuamente, ed il pater familias insegnava al sangue del suo sangue la firmitas: la saldezza alla vita nonostante le difficoltà. La funzione della paternità riguardava la capacità di e-ducere, condurre da uno stato biologico il nuovo nato (natura) alla nuova condizione di essere umano (cultura). I futuri uomini si formavano e tempravano attraverso lo sguardo del padre, grazie ai silenzi di quest’ultimo.

Il tempo per tacere era tempo per comprendere e la mensa era una messa in cui gli astanti si riunivano rinsaldando con benedizione il nucleo del loro essere e la tradizione. Tradere, consegnare e trasmettere. La tavola diremmo oggi – sorvolando velocemente sugli anni e i secoli addietro – diviene ponte d’incontro tra le generazioni come fosse fuoco simbolico che arde e si dona di generazione in generazione. Intorno alla mensa si rinsaldava l’appartenenza ed il pontifex pronunciava il Sacro. La meta ultima e non solo, della secolarizzazione coatta, è eradicare tale forza che fa dell’uomo e della donna radici salde e dei loro figli ossatura del futuro. Allora come ora le celebrazioni festive, erano luoghi simbolici per riaffermare una affiliazione di casta e di credo spirituale. Ci si ritrovava/ritrova di fronte all’abbondanza del cibo ed ai sacri rituali, sempre in specifiche date dell’anno, sempre le stesse.

Il tempo lineare è un’illusione profana, ha senso limitato in realtà poiché siamo tutti uomini arcaici, primigeni che ripropongono un eterno ritorno.  Il tempo si ferma diviene divino, è il tempo delle origini o dell’origine di un credo. Ed è nel dies natalis che tale forza si esprime con maggior potenza. Nonostante la desacralizzazione in atto, l’uomo contemporaneo compie ancora gesti della tradizione. Le città e le case sono adorne di luci. Gesto apotropaico di lotta contro il buio che  invita la nuova luce a sorgere. Si canta il Sol Invictus e la Divina nascita. Lo si fa illuminando. Gesti ciclici e ripetitivi che sottendono, nonostante si sia dimenticato, l’antica e ancestrale appartenenza. Una radice comune che in questo spazio di mondo riecheggia l’antica conoscenza.

I gesti si compiono però, senza ricordarne più il senso. Quando la memoria del sacro si è spezzata? Quando il pater familias, pontifex indiscusso si è reso assente, divenendo muto e debole? Un progetto che dai secoli scorsi, e con velocità allarmante risalendo ai giorni d’oggi, ha trovato nella cultura di massa la via della realizzazione. La radice è stata divelta. Il deserto grigio, senza rizomi spirituali, è il luogo dove oggi affondiamo. Un gioco architettato ad arte quello di distruggere l’uomo, il padre e con esso la sacra tradizione identitaria dei popoli.

La memoria del dies natalis, data che si celebra nei secoli dei secoli, in forme che cambiano in base al contesto e al luogo in cui viene celebrata, resta comunque, all’interno del calendario umano, inviolabile così come i gesti che si compiono noncuranti delle loro origini e significati. Come un disco rotto si innalzano abeti, si accendono lucine, si imbandisce la tavola, si abbellisce la casa con sempreverdi. La forma è sostanza se fosse sostenuta da una radice fondante. La famiglia era il fondamento, non lo è più o lo è per pochi che resistono al delirio del mondo asettico, liquido e consumistico. Ed anche in questa folle corsa all’acquisto c’è traccia dell’antica e sacra usanza dei doni ai bambini. Dai Saturnali romani, in nome di San Nicola Vescovo di Mira, in grazia di Santa Lucia, vengono omaggiati con strenne, ovvero doni di buon augurio per il nuovo tempo a venire.

Nell’immaginario collettivo è ben presente il viaggio dei tre re che portano doni al Salvatore del mondo. A loro, quindi, ai bambini spetta il testimone poiché portatori della rinascita, nuovi nati, nuova luce e vita. Necessitano di una guida però per divenire autentici portatori della fiamma che dal padre, testimone sapiente, illumina il futuro, per renderlo migliore. Ed allora torniamo ad onorare il Padre, riconfermiamo i ruoli naturali del maschile e del femminile. Non rendiamo incerto il futuro, non indeboliamo i figli. Che i padri tornino ad essere i capi famiglia, i pontifex, risoluti nel  proteggere la sapienza del femminile e traghettare i figli nel perenne rito iniziatico di passaggio che li renderà uomini, non incerte creature che inciampano su linee immaginarie.

Torniamo ad onorare il Padre in cielo ed in terra.

Foto: Idee&Azione

25 dicembre 2021