Disertare l’emergenza, decretare dal basso lo stato di festeggiamento permanente

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di Riccardo Paccosi

La narrazione dello stato d’emergenza permanente, prosegue a ritmo serrato basandosi su due punti di forza:

  1. a) la brutalità della potenza di fuoco, ovvero il fatto di avere tutti i media mainstream assoggettati a una sola e unica funzione di propaganda ideologica;
  2. b) la velocità del passare da un piano d’emergenza a un altro, senza dare alcuna chance di adattamento ed elaborazione neppure a quelle parti della società che si oppongono.

Per questo motivo, è arrivato il momento che l’opposizione al green pass, l’opposizione alla guerra, l’opposizione ai sacrifici richiesti esclusivamente alle classi medie e povere per i rincari del gas o per la presunta difesa dell’ambiente, debbano passare in secondo piano e che gli enunciati e il senso dell’opposizione sociale si pongano verso il rifiuto frontale e generale dello stato d’emergenza in quanto tale.

Il che significa, una volta per tutte, rifiutare nel suo complesso ciò che è alla base sia delle emergenze pandemiche che delle guerre: il progetto di ristrutturazione capitalista, di trasformazione economica e geopolitica, denominato dai suoi stessi ideatori Great Reset o Quarta Rivoluzione Industriale.

Occorre smetterla di cercare di farsi benvolere dai piccoli Goebbels dell’informazione mainstream, così come dalla piccola borghesia fascista che legge Repubblica e che crede indistintamente, senza soluzione di continuità, tanto alla propaganda pseudoscientifica sulle vaccinazioni quanto alle menzogne spudorate della Nato. Occorre invece che l’opposizione rigetti la narrazione dominante non già nelle specifiche articolazioni sanitaria, bellica o ambientalista ch’essa si dà volta per volta, bensì nella sua interezza, a partire dal concetto stesso di stato d’emergenza.

Occorre indire – come già in parte sta accadendo con gli aperitivi di massa spontanei nelle piazze di diverse città – uno stato di festeggiamento permanente. Ai richiami alla “responsabilità”, occorre rispondere con la rivendicazione della diserzione, dell’insubordinazione, del sabotaggio.

Non un uomo e non un soldo per il regime eversore, per il vile affarista che presiede questo governo, per i partiti al soldo dei poteri bancari-finanziari, per i criminali che hanno affossato la Costituzione e generato milioni di nuovi disoccupati nel giro di due anni.

Riempiamo le piazze danzando, bevendo, cantando, contrapponendo all’emergenza uno stato di festeggiamento permanente.

Foto: Idee&Azione

28 febbraio 2022