Donna, Arte d’Amore: Prostituta, Sacerdotessa, Terapeuta, Bambola

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di Vitaldo Conte

«Sei il migliore amante ch’io abbia mai visto (…). Hai bene appreso l’arte mia, Siddharta (…). Io sono come te. Anche tu non ami, altrimenti come potresti far dell’amore un’arte?

Herman Hesse [1]

La Donna Scarlatta di Aleister Crowley

L’inglese Aleister Crowley (1875-1947) è noto soprattutto in Italia per gli aspetti della sua alchimia rossa, praticata nell’Abbazia da lui edificata in Sicilia, a Cefalù. È la fantastica Thèlema, sopra la cui porta fa scrivere: «Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge». Lo stesso così presenta il proprio percorso di ritualità sessuale, in cui è fondamentale la presenza della donna: «Io, la Bestia 666, sono chiamato a rivelare questo culto e a propagarlo nel mondo. Mediante la mia Donna, chiamata la Donna Scarlatta, che è qualsiasi donna la quale riceva e trasmetta la mia Parola ed Essere Solare, si compie questa mia opera; in quanto senza donna l’uomo non ha potere»[2]. Le sue Telemite debbono avere i capelli rossi.

L’uso del sesso e della Donna, come mezzo di accesso per “aprire” la psiche alle potenti forze primordiali e ai piani superiori della coscienza, non ha inizio con Crowley. «Tali pratiche – scrive Kenneth Grant – risalgono all’Egitto pre-dinastico, in cui la grande Dea Madre (…) era venerata con riti sessuali, l’orgia o le operazioni divine dei misteri greco-romani»[3].

Nelle sue “congregazioni”, Crowley, come nella vita quotidiana, si circonda di molte donne (per la maggior parte prostitute), che definisce Donne Scarlatte. Questo colore si riferisce al miglior sangue possibile, quello che caratterizza, mensilmente, il mestruo lunare della donna. L’immagine della Sacerdotessa consacrata, la Donna Scarlatta, appartiene a un patrimonio iconografico complesso, che include quello ricavato dalla Bibbia (La Bestia e la Meretrice vestita di scarlatto, nell’Apocalisse di Giovanni) o da Kalì, la tenebrosa dea del sangue e della distruzione: «Scarlatto è il colore della fiamma che inizia l’annuale corrente primaverile che ‘si vendica’ dell’aridità e dell’oscurità dei mesi invernali» (K. Grant)[4].

John Symonds annota su Crowley: «Il sesso era diventato per lui (…) il suo veicolo di consacrazione (…). Ai suoi occhi ogni atto sessuale era un sacro atto magico, un sacramento, egli talvolta si trovava faccia a faccia con gli dei. (…) Si tratta di cogliere ciò che vive dietro le apparenze mortali e fisiche della donna: per giungere a una grande Dea, strana, perversa, affamata, implacabile»[5]. Per possedere questa Dea, come egli dice, usa indifferentemente l’una o l’altra donna.

La formula dell’incarnazione di un dio, secondo antiche tradizioni magiche, passa attraverso l’unione della Bestia con la Donna. Crowley osserva, al riguardo, che le mitologie contengono il mistero della Donna come nucleo centrale del culto. La formula della Bestia, congiunta con la Donna, è in relazione con l’undicesima chiave dei Tarocchi, chiamata Lussuria: questa mostra la Donna Scarlatta. Il suo culto religioso è ripreso dagli adoratori del Sole, soprattutto per estrinsecare pratiche erotiche naturalistiche, in cui diviene la Grande Sacerdotessa. Questa Donna risulta una seduttiva contaminazione dell’antica tradizione magica di cui, fuori dai luoghi dell’iniziazione, la prostituzione templare è l’unica forma ricordata. Lo scopo dei rituali effettuati da Crowley è diretto a fini spirituali.

La Donna Scarlatta è la porta per il Vuoto. In termini tantrici è “la Signora dal dolce profumo” del Cerchio Mistico, formato per ottenere oracoli ed essenze. Anticamente sacerdotesse predisposte adempiono a simili funzioni: come quelle di Delfi e di Eleusi. Questa, nell’uso mistico-magico del femminile, può agire in trance profetica e nel sogno: metodo derivato da un rituale sumero.

Nel secondo capitolo de Il Libro della Legge Crowley descrive sommariamente il tipo di assistente adatta al ruolo di Donna Scarlatta: «Magnifiche bestie femmine con arti massicci, fuoco e luce negli occhi coperti da masse di capelli fiammeggianti…»[6]. Per lui l’uso di sesso, droga e danza, può essere un ausilio per chi non riesce a destare, dal sonno, la consapevolezza primordiale dell’energia-kundalini. Questa, situata alla base della spina dorsale, deve essere “risvegliata” per vitalizzare e integrare gli stati di coscienza superiore. Nel linguaggio tantrico il risveglio del Potere del Serpente (kundalini) è una forma di controllo della coscienza, che può essere pericolosa se praticata senza un’adeguata iniziazione. Questa energia, quando è in attività, stimola i chakra nel corpo della Donna Scarlatta, generando vibrazioni che influenzano la composizione chimica delle sue secrezioni.

Nella letteratura tantrica il corpo della sacerdotessa possiede zone di energia occulta, intimamente correlata con le ghiandole endocrine. Queste generano fluidi e vibrazioni che fuoriescono dall’apertura delle sue bocche di fuoco, come quella genitale. La conoscenza di questo uso energetico del corpo della donna è “usata” nei rituali delle sacerdotesse del Taoismo. Crowley, in Boca do Infierno, un suo acquerello su carta del 1931, scrive all’amante: «Io non posso vivere senza di te. L’altra bocca d’inferno mi avrà, ma non sarà tanto calda come la tua».

Donna: Prostituta-Sacerdotessa-Terapeuta e Corda di Arte d’Amore

  1. La donna-prostituta, nella sua ‘casa chiusa’, diviene soggetto-oggetto per altrui proiezioni e inclinazioni, che includono la dimensione mistico-rituale. In questo teatro di azione Lei è lì ad aspettare l’identità o la maschera di ruolo che l’altro richiede per il proprio immaginario desiderante. Può divenire il Demonio o la Strega che, grazie a sortilegi e al proprio potere di attrazione, tende a soggiogare l’altro. Può essere la Grande Madre, un misto di severa sacerdotessa e comprensivo angelo, che insegue, con la propria ombra, il figlio erotico. Può incarnare l’immagine della Prostituta e Sacerdotessa Sacra che “risana”, per volontà degli dei, il corpo-anima del fedele attraverso ritualità erotico-sessuali.

La ‘casa chiusa’ diviene anche una proiezione, estrema e sublimante, della carica pulsionale e immaginale del creatore di qualunque linguaggio.

  1. La prostituzione sacra è presente in diverse religiosità. Nel mondo greco, in particolare a Corinto, la prostituzione è considerata una specie di servizio divino. Nel mondo mediterraneo le dee hanno questa significazione, come in quello assiro-babilonese lo ha Ishtar: la dea dell’amore, che è contemporaneamente la Grande Prostituta e la Prostituta Celeste.

La filosofia nel boudoir costituisce uno spazio invisibile, ma ricorrente, nel pensiero e nell’immaginario rituale dell’essere umano, oltre a essere il titolo di un’opera del Marchese de Sade. Nella Bibbia è una prostituta, Rahab, che consente agli Ebrei di espugnare Gerico. In un’altra Bibbia «trasfusa ne Le mille e una notte è ancora una prostituta a svelare bruscamente l’altro volto della scena mondana» (P. Sollers). Frequentemente, come è rilevabile in testi sacri e leggende, la prostituta o la cortigiana riconosce subito l’energia “superiore” dell’uomo, subendone l’attrazione, più di quella specificamente sessuale: come la Maddalena verso il Cristo, Salomè verso il profeta Giovanni.

La pratica rituale della prostituzione, ricorda Alain Daniélou, entra nella religione della Natura e dell’Eros, come scrive nel suo libro Siva e Dioniso, in quanto «permette all’errante, al monaco, al povero, ma anche all’uomo sposato i cui rapporti a scopo procreativo non hanno lo stesso valore, di praticare l’estasi erotica, diviene una professione benefica e sacra. Corrisponde, su un diverso piano, all’elemosina, riparo e cibo dovuti agli erranti. In India molte giovinette erano dedicate al tempio per compiervi quel dovere sociale e religioso che è il dono dell’amore. Ricevevano un’educazione raffinata che comprendeva la musica, la danza e le tecniche erotiche»[7].

L’eros della ‘casa chiusa’ può esprimere dunque sguardi di molteplici mistiche di creazione: di vita e d’amore. In sacri testi indiani, ricorda Daniélou, è scritto: «Nei paesi senza prostitute tutte le case diventano bordelli»[8]. La realizzazione di sé sul piano erotico è un aspetto essenziale dello sviluppo interiore di ogni essere umano.

  1. La ‘casa chiusa’ può divenire oggi anche l’ambientazione consapevole di una possibile terapia psico-sessuale. Questa è condotta dalla psicologa-prostituta attraverso una seduta dalle ritualità definite. «Il primo appuntamento viene diviso in tre tempi. Il primo è quello dell’addomesticamento. Propongo al mio visitatore di dirmi ciò che lo ha spinto a venire da me. (…) Quando ho identificato le sue richieste, lo porto in camera. Finiamo per ritrovarci nudi, allacciati nel letto. Molto spesso, dopo, facciamo l’amore. Quando la pulsione sessuale è passata, arriva la distensione, le coccole. E’ il terzo tempo: il mio visitatore diventa percettivo, essendosi disteso» (M. Dagmar).

Kendra Holliday lavora come sex surrogate o terapista del sesso a St. Louis (Missouri). Una terapeuta sessuale, detta anche partner surrogata, intende aiutare gli altri a superare problemi sociali e di sesso. Vuole essere vista più come una psicologa non certificata che come una prostituta. Lavora con i clienti più svariati: dal trans in fase post-operatoria al trentenne vergine. «Il nuovo cliente inizia da un consulto conoscitivo. Raccolgo informazioni sulla sua storia e formiamo un rapporto. Il primo contatto intimo è una “presentazione” dei nostri corpi». Kendra, alla richiesta di raccontare qualche esperienza significativa, risponde di avere un “debole” per i clienti la cui esperienza sessuale è stata limitata da una disabilità. Come nell’incontro con il giovane affetto da distrofia muscolare: «dopo una seduta, mentre adagiavo il mio corpo sul suo, iniziò a piangere. Gli domandai cosa stesse provando, e lui rispose: “È la prima volta che sento il respiro e il battito del cuore di qualcun altro”. È stata una delle persone più straordinarie e incoraggianti che io abbia mai incontrato».

  1. Uno dei protagonisti dell’erotismo in arte è il giapponese Araki Nobuyoshi, un fotografo enigmatico e inquietante. Negli anni Ottanta s’interessa di Kabukichō, una storica zona a luci rosse di Tokyo, la sua città che diviene un palcoscenico fotografico. Protagonista delle sue foto è spesso la cordabondage, che si ispira a un’antica tecnica-arte di legamento, quella del Karada che avvolge il corpo con il “disegno” di una ragnatela. Questa corda è strumento e voce di desideri proibiti, avvolgendo e chiudendo corpi di giovani donne giapponesi in intensi momenti di intimità. Drammatiche bellezze si presentano in abiti da geishe, completamente nude o semivestite: sono legate, strette con corde che si avvolgono come reti.

Corda e corpo, negli scatti di Araki, perdono la loro identità per fondersi insieme in statue viventi, sospese nel vuoto: distese sul pavimento o ritratte in camere d’albergo (i famosi Love Hotel). Il minuzioso scandagliare di questo nudo e corpo femminile attraversa migliaia di fotografie che esaltano la donna. Questa è protagonista e padrona del corpo e della propria sessualità, anche quando è ridotta a oggetto-feticcio, poiché incarna il sacro e il profano, eros e thanatos, la realtà e la finzione. Araki dichiara in un’intervista: «Ci sono talmente tanti tipi di donna. Le donne mi interessano molto perché sono misteriose e perfide. A volte una madonna, a volte, invece, una prostituta. Hanno tanti aspetti complessi e non mi annoiano mai».

Donna-Bambola: Seduzione e Arte d’Amore    

  1. Tanti volti o corpi femminili, “doppiati” in statue o in bambole, hanno sedotto gli uomini di ogni tempo e i loro creatori con la malia delle loro forme e dei loro sguardi. Pigmalione rappresenta il prototipo mitico. A questo scultore greco, innamorato della propria statua così intensamente da impietosire Afrodite, fu concesso la possibilità di poterla amare come donna di carne. Il desiderio di “trasmutare” l’inanimato e l’irraggiungibile in un corpo-anima d’amore rappresenta una estrema seduzione per l’essere. «Una buona bambola è dotata di anima» (Marionette Owl).

La bambola d’amore può esprimere, per un avventuriero dell’anima, l’estrema conquista da raggiungere, poiché incarna una presenza irraggiungibile senza tempo. Ritrovo questa atmosfera nello struggente “ballo finale” del film Il Casanova di Federico Fellini, in cui il vecchio libertino veneziano si abbandona alla dolcezza del ricordo di una danza con una bambola meccanica, che aveva già incontrato in passato nella ricerca dell’estrema seduzione. Questa risulta una malia inebriante anche per gli occhi di Roland Barthes. Il saggista ricorda: «la snellezza, l’esilità della silhouette, come se non ci fosse che un po’ di corpo sotto il vestito appiattito; i guanti consunti di seta bianca; (…) quel volto imbellettato e tuttavia personale, innocente: un che di disperatamente inerte e tuttavia di disponibile, di offerto, di amante, come di impulso angelico di buona volontà»[9].

L’attrazione per la bambola meccanica è presente, sempre di più, nel fantastico desiderante di diverse attuali narrazioni.

  1. La tecnologia è talmente avanzata da far sembrare una “bambola d’amore” sempre più reale. Nella sua versione deluxe è dotata di una pelle morbida che si riscalda con il contatto di un corpo umano.

«Quando ho visto Mayu nello showroom è stato un amore a prima vista» dichiara un uomo giapponese. Infatti, questa bambola è diventata l’amore esclusivo della sua vita. Lo ha indotto a rinunciare ad avere rapporti sessuali con gli essere umani, ritenendo le donne giapponesi essere diventate fredde ed egoiste. Mentre la sua bambola è sempre lì ad aspettarlo: «L’amo da impazzire e voglio stare con lei per sempre. Non posso immaginare di tornare agli esseri umani. Voglio essere sepolto con lei e portarla in paradiso».

Un altro uomo giapponese afferma: «La gente vuole sempre qualcosa da te». Il suo cuore batte viceversa quando torna a casa dalla sua bambola: «Non avrò mai più una donna reale, sono senza cuore». Questi uomini appartengono, come leggo su ‘HuffPost’ (2017), alla schiera crescente di giapponesi che costruiscono rapporti d’amore con bambole di plastica, oltrepassando il matrimonio e i valori tradizionali. Ogni anno circa 2.000 sex dolls sono vendute in Giappone. Molti uomini le acquistano perché ritengono che possono comunicare con loro meglio che con gli esseri umani.

  1. Il Giappone notoriamente produce una grande quantità di bambole di diversa forma e funzione, che vogliono esprimerne la quotidianità attraversano abitudini e aspirazioni. Nel 2016 si svolge a Roma, presso l’Istituto Giapponese di Cultura, la mostra dal titolo sintomatico Le bambole del Giappone forma di preghiera, espressione d’amore.

Le bambole magiche sono diventate recentemente una mania in alcuni paesi. Come in Thailandia, «tanto che una compagnia aerea ha deciso di accettare le prenotazioni di un posto proprio per i giocattoli. Le bambole, che sarebbero dotate di poteri straordinari (…) possono costare anche migliaia di dollari» (‘La Stampa’, 2016). I suoi adoratori ritengono queste bambole essere portatrici di uno “spirito vivo” che porta fortuna e benessere spirituale a chi le possiede.

Come racconta Marina Bychkova: «Le bambole devono avere un significato, senza una storia alle spalle restano solo dei giocattoli». Questa designer esprime il concetto attraverso le sue preziose e accurate Bambole incantate di porcellana, tatuandone talvolta il corpo. Diventano opere d’arte che denunciano le molteplici sofferenze della donna nella realtà quotidiana. La bambola, essendo immune dai segni del tempo, può incarnare una seduzione ultima che ricerca l’innocenza di un gioco d’amore trasmutante. Una bambina gioca tanto con la bambola che questa, come dice il filosofo Soren Kierkegaard, «alla fine si trasforma in amante: tutta la vita della donna non è che amore».

Narrazioni fantastiche di bambole d’amore, anche mie

 

  1. L’immaginario dell’Eros Fantastico vive anche attraverso una donna con il corpo di una bambola antropomorfa o di un sex robot. Queste figurazioni desideranti ricercano Dioniso nei legami della Lussuria per esprimere creazioni d’amore. Le sex dools, programmate dalla tecnologia o fantasticate possono incarnare la bellezza dell’azione del Trans-Futurismo.

La mia immagin/azione trasfigura, in eventi e racconti di arte-vita, l’immagine di Valentine de Saint-Point, l’autrice del Manifesto futurista della Lussuria (1913), con figurazioni di altre donne. Prima “rivive” con Valentina, quella uscita dalla mano grafica di Guido Crepax, e poi con Moana (Pozzi), la giovane pornostar morta nel 1994 che incarna l’archetipo della bambola erotica, coniugante spazi e tempi diversi. Quest’ultimo collegamento fantastico è condiviso con Roberto Guerra, visionario autore trans-futurista. Il nostro PornoFuturismo, erotico e virtuale, “palpita” come manifesto e pensiero per percorsi di estrema seduzione.

Valentine/Valentina e Valentine/Moana appartengono a questa “atmosfera”, percorrendo l’immagin/azione della pulsione attraverso la narrazione fantastica di bambole d’amore. “Un discorso nuovissimo tra fantascienza e arte è quello attuale del poeta, performer e critico d’arte Vitaldo Conte (e del sottoscritto), ancora di derivazione futurista e fantascientifica. È stato definito eros fantastico o “porno” futurismo, concretizzato in diversi libri e ebook, (…) in dinamiche testuali con il femminile e l’archetipo della Bambola in primo piano nel suo divenire tecnologico” (Roberto Guerra)[10].

  1. Ritrovo, in un diario, il biglietto scritto da Madame Blanche, mia antica amante segreta: “Nella stanza bianca la tua dolce bambola di carne, come tu mi hai creato, sente di appartenere all’alchimia del tuo sguardo… Vorrei essere la tua rosa rossa incarnata in una bambola d’amore”. La rosa rossa diviene così una immaginaria trasmutazione del desiderio.

Una bambola abbandonata, con le sue memorie di gioco e sogno, può esprimere un oggetto/soggetto di creazione e seduzione d’amore. Come accade a La bambola della rosa rossa, la protagonista di un mio evento performativo (Atelier Montez, Roma 2018), sonorizzato all’inizio con La bambola di Patty Pravo, una canzone-simbolo degli anni ’60.

Nota il poeta Ugo Magnanti: «Se la donna e la carta hanno qualcosa in comune, come dice Vitaldo Conte (…). Anche il corpo di una bambola dunque, come il corpo di una donna, può essere scritto». Scrivo infatti desiderio sul corpo di questa mia bambola d’amore, che incarna la sfuggente seduzione, per presentarla nell’evento sulle Bambole Seduzioni queer (Mondrian Suite, Roma 2018). Questa viene accompagnata dalla presenza delle “maschere dannate”, indossate da donne, per esprimere il corpo multiplo di una estrema arte-vita. Il critico d’arte Giovanna Cavarretta scrive per questa mia ambientazione: «Nella sua essenza poetica, la bambola d’amore trasuda una potenza erotica che rimanda ad universi surreali, dimensioni di una sessualità ancorata ad ancestrali forzeLa pelle in apparenza nuda si veste di simboli magici, rigorosamente di colore rosso: un nastro tra i capelli, un filo legato all’esile caviglia e parole che ne adornano l’addome (…). Il suo corpo è un tempio, pronto ad accogliere antichi rituali sospesi in un tempo fuori dal tempo, dimora tra cielo e terra, sogno e realtà. (…) la bambola incarna le dee presenti nell’Anima femminile, divenendo scrigno di un sapere antico e misterioso»[11].

Presento il 24 giugno 2022, in occasione de La Notte delle Streghe, le mie bambole di alchimia desiderante, che vivono nella mia camera da letto, trasmutatasi in un ambiente d’arte. Queste diventano donne-streghe d’amore forse per abbracciarmi nei sogni. Due di loro sono realizzate attraverso il lavoro e il filo creativo di molteplici dita femminili, in collegamento con il mio pensiero sulle seduzioni della Donna Arte d’Amore.

Note:

[1] H. Hesse, Siddhartha, 1922; Adelphi, Milano 1973.

[2] A. Crowley, Il Libro della Legge, 1904; Nero d’inchiostro Ed., 2018.

[3] K Grant, Il risveglio della magia, Astrolabio, Roma 1973.

[4] Ivi.

[5] J. Symonds, Aleister Crowley. La Bestia 666, Edizioni Mediterranee, Roma 2006.

[6] A. Crowley, Il Libro della Legge, cit.

[7] A. Danielou, Siva e Dioniso, Ubaldini Editore, Roma 1980, p. 208.

[8] Ibidem.

[9] R. Barthes, La camera chiara. Nota sulla fotografia, Einaudi, Torino 1980.

[10] R. Guerra, Fantascienza e Futurismo, e-book TED, 2022.

[11] G. Cavarretta, in V. Conte, Seduzioni di bambole d’amore, Culturelite, 9 nov. 2018.

(*) Parti del testo dell’autore, talvolta con diversa stesura, sono pubblicate su:

‘Culturelite’ (social magazine), 9 nov. 2018. I Misteri di Dioniso, Solfanelli Ed., Chieti 2019. AA.VV., Arte e Magia, ‘Dionysos’ n. 8, Ed. Tabula Fati, Chieti 2019. ‘EreticaMente’ (sito web), 19 set. 2019; 14 gen. 2020. Bambole d’amore…, ‘Fyinpaper’ (rivista online), 18 / 23 / 28 feb. 2020.

Pubblicato su Pagine Filosofali 

Foto: Idee&Azione

17 luglio 2022