Dove sono i padri?

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di Belinda Bruni

Dal 3 giugno tutte le fasce d’età a partire dagli adolescenti possono ricevere il famigerato vaccino anti Covid-19. La campagna sui ragazzi era partita con la vaccinazione dei maturandi, operazione più mediatica che sanitaria, dato che dal 26 aprile tutti vanno a scuola con qualunque situazione epidemiologica, senza che sia avvenuta nessuna strage scolastica, e che l’esame di maturità, per il secondo anno di fila, prevede solo un orale, un candidato alla volta, con rischio tendente allo zero. Titoloni sui giornali ci fanno sapere che i ragazzi sono bravissimi e diligenti, sono migliori degli adulti, si mettono in fila per il bene comune senza fare storie.

Del resto non sono mancati sforzi di convincimento e tecniche di persuasione, dagli hub vaccinali trasformati in discoteche, alle birre a 50 centesimi dopo il vaccino. Tutti argomenti “rigorosamente scientifici” per fornire informazioni corrette e permettere un consenso informato al trattamento sanitario sperimentale. Il grido dei ragazzi in fila come le pecore è: rivogliamo la libertà.

Ma facciamo un passo indietro: primavera 2020.  I ragazzi sono stati tenuti rinchiusi e in DAD per tre mesi. In estate poi hanno avuto una parvenza di libertà. Da ferragosto è iniziata la campagna di demonizzazione dei giovani untori che fanno morire i poveri nonni.

L’anno scolastico 2020-21 è riuscito nell’impresa di essere peggiore del precedente per le scuole superiori. La scuola è stata a singhiozzo tra remoto e presenza, in ogni caso gli istituti sono rimasti chiusi per più di metà anno, chiuse le palestre, chiusi i teatri e i cinema, qualunque luogo di aggregazione. Ai nostri figli è stato tolto tutto in nome del fatto che erano pericolosi untori: la maggioranza degli insegnanti non voleva andare in classe per paura di morire, la maggioranza dei genitori avrebbe chiuso sotto chiave i propri figli.

Vite sospese, cristallizzate dietro schermi che danno l’illusione di vivere mentre muori lentamente dentro, al grido bugiardo del “mica devono andare in guerra, devono solo stare a casa”.

Un anno. Sapete quanto pesa un anno nella vita di un ragazzo in formazione? Sapete, una guerra è una cosa maledettamente reale e “gestibile” nella sua tragicità e non è assolutamente paragonabile ad una narrazione pandemica che ha ben poco di concreto e molto di costruito.

Intanto dall’inverno 2021 gli esperti si sono svegliati, hanno lanciato l’allarme: i minori sono stati dimenticati, stanno male, soffrono e non sanno come manifestarlo. Abbandonano la finta scuola in DAD, si chiudono in loro stessi, aumentano i casi di depressione, autolesionismo, tentato suicidio.

Sono carichi di rabbia, giustissima, ma la rivolgono contro loro stessi. Il martellamento ha funzionato. La colpa è loro che non vogliono fare sacrifici per i nonni e il bene comune.

Tragico. Sarebbe stata molto più sana un’esplosione di rabbia verso adulti incapaci di assumersi responsabilità. L’occupazione di strade e scuole. Al limite anche atti di vandalismo avrebbero mostrato un briciolo di vitalità.

Ma da dove vengono questi ragazzi? Sono nati dopo il 2000, sono nativi digitali. Non hanno memoria di un mondo analogico. E i loro genitori vogliono dimenticare. Non hanno avuto esempi di grandi ribellioni giovanili, forse l’ultimo è stato, al di là dei giudizi di merito, Genova 2001. I Friday For Future sono serviti per addomesticarli, abituarli a manifestare sotto il consenso degli adulti in nome di manipolazioni sul cambiamento climatico narrate da una ragazzina costruita in laboratorio.

Hanno avuto in mano dispositivi elettronici dalla culla e questi si sono trasformati da mezzi utili a unico immaginario della loro vita.

La scuola che ha smesso di essere istituzione per diventare azienda che prepara al lavoro, è stata livellata sempre più in basso. Ai ragazzi viene chiesto sempre meno in nome di una “inclusività” zuccherosa e ipocrita. Dove dovrebbero imparare il pensiero critico?

Certo ci sono sempre le eccezioni, le differenze individuali, il carattere, ma quella che possiamo definire la “rabbia giovane” fucina di cambiamento è sopita. La distruzione di scuola e università mirava a questo.

E ci stupiamo che in tale contesto i giovani corrano a fare la puntura magica che promette la libertà e la fine dell’incubo senza porsi domande e senza contestare adulti pavidi e mediocri?

Si dichiarano liberi di essere gender-qualunque cosa ma indossano la mascherina e fanno il vaccino senza capacità di pensiero complesso. Cosa sanno della libertà? Cercano la Verità?

Dovremmo stupirci degli adulti che chiamano questo scempio maturità dei figli, ma anche questo è la misura della mediocrità dei grandi.

E a coloro che si chiedono dove sono i giovani, rispondiamo: dove sono i padri?

Il padre è colui che introduce il figlio nel mondo e gli insegna ad agire nella realtà e non subirla, ad essere uomo e ad assumersi le responsabilità di scelte, azioni e omissioni.

Dove sono i maestri che credono nell’allievo e gli chiedono molto perché possa dare il meglio di sé?

Dove sono quelli che da oltre un decennio parlano in astratto di valore della figura paterna?

Siamo una generazione di “adultescenti”, non adulti, materialisti e individualisti.

Non abbiamo voluto affrontare il figlio che simbolicamente uccide il padre per diventare adulto e ora sacrifichiamo i nostri figli sull’altare del vitello d’oro per avere la vita eterna qui sulla terra.

Foto: Warren Wong da Unsplash

9 giugno 2021