Dugin a Shangai: la Cina nelle Relazioni Internazionali – Quarta lezione [1]

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di Aleksandr Dugin

La lezione di oggi sarà dedicata all’identità cinese in diversi campi della scienza. Nella prima lezione ho spiegato la struttura principale della scienza delle relazioni internazionali, i concetti principali, le teorie, le scuole e i dibattiti. Nella seconda lezione ho spiegato cos’è la geopolitica. Abbiamo esplorato la visione geopolitica del Sea Power vs. Land Power. Nella terza lezione ho spiegato la multipolarità e la teoria multipolare, che insiste sulla necessità di avere più di 4 poli, o almeno 4 poli – Stati Uniti, Cina, Russia ed Europa – e non uno solo, quello occidentale. Oggi cercherò di inserire la Cina in tutti questi campi di ricerca per capire meglio cosa sia la Cina moderna in questi tre contesti.

Studieremo la domanda principale, più importante, o direi centrale: Che cos’è la Cina? Ma non possiamo partire dalle parti per arrivare al tutto, perché non possiamo capire il significato delle parti senza conoscere il tutto. Non possiamo nemmeno procedere al contrario, perché non conosciamo il tutto. Dobbiamo usare il metodo filosofico dell’ermeneutica per scoprire che cos’è la Cina attraverso il processo. Non sappiamo cosa sia la Cina – nessuno lo sa. La Cina è un mistero. Non abbiamo intenzione di rivelare o spiegare questo mistero, ma di entrare in questo mistero, per cercare di pensare all’identità cinese e inserire l’identità della Cina in diversi contesti filosofici, geopolitici e intellettuali, per trovare il posto della Cina nel mondo, ma allo stesso tempo per definire cosa sia la Cina qui. Si presume che il mondo sia intero, mentre la Cina è solo una parte, ma senza sapere cosa sia la Cina o cosa sia il mondo, non possiamo trovare il posto. Procederemo insieme con questo approccio ermeneutico di Schleiermacher.

Dovremmo stabilire alcune ipotesi su cosa sia la Cina, dopo di che potremo fare una sorta di verifica della realtà. Non si tratta di una definizione dogmatica della Cina, ma di una sorta di presunzione o di approccio fenomenologico. Per capire questo, dobbiamo fare alcune affermazioni molto importanti, ogni affermazione è di importanza cruciale.

La Cina è una civiltà. Ciò significa che non è l’intera civiltà, ovviamente, poiché ci sono civiltà al di fuori della Cina. La Cina è una delle tante civiltà. Essendo una civiltà, la Cina rappresenta qualcosa di completo e perfetto, autonomo e autosufficiente. Essere una civiltà significa avere una propria misura all’interno, non all’esterno. Una civiltà può misurare il proprio controllo e definire i propri valori, il progresso o il fallimento, utilizzando i propri strumenti. Civiltà significa molte cose. È il punto più alto di concetti più complessi e integrali. È qualcosa che il professor Zhao Tingyang, che ho incontrato a Pechino e di cui ho una grande impressione, intende con Tianxia (天下). Tianxia (天下) non è un Paese, è un sistema o una civiltà.

In geopolitica, la Cina è un Grande Spazio. Per esempio il Canada, che è un grande Paese, non è un grande spazio, perché non potrebbe rappresentare questo spazio come unificato, centralizzato, storicamente unito. Il Nord America è un grande spazio, non il Canada. Non tutti i grandi spazi geografici sono grandi spazi geopolitici, ma la Cina sì. La Cina controlla storicamente una grande zona geografica unita politicamente, socialmente, culturalmente, storicamente, religiosamente, dalla scrittura, dall’identità Han e così via.

La Cina è una cultura. La cultura cinese va oltre lo Stato cinese, perché gli abitanti di Taiwan e alcuni popoli non cinesi e non Han condividono più o meno la stessa cultura, come i vietnamiti, i coreani e in parte i giapponesi. Le loro identità e culture si sono formate sotto l’enorme impatto e influenza della cultura cinese. La cultura cinese è qualcosa di sovra-cinese, qualcosa di più del cinese, perché questa cultura può essere trasmessa ad altri, che possono condividerla, come ad esempio il sistema di scrittura.

La Cina è una potenza, perché possiede risorse politiche, economiche, demografiche, geopolitiche, strategiche e militari. Può obbligare gli altri a fare qualcosa. Se qualcuno volesse attaccare la Cina, la Cina potrebbe rispondere in qualsiasi modo. La Cina è una potenza che può difendere la propria sovranità.

È un polo del sistema multipolare. Spiegherò più avanti cosa significa concretamente. Quando parliamo di multipolarismo, immaginiamo subito il polo occidentale, senza alcun dubbio, in quanto civiltà, potenza e grande spazio, ma accanto all’Occidente, oggi anche la Cina è immediatamente un polo di primaria importanza nel mondo.

È un’egemonia, ma ovviamente non è l’unica egemonia o forza trainante. Ci sono altre egemonie al di fuori della Cina. La Cina è un’egemonia regionale. Potrebbe guidare ed esercitare la leadership in un certo cerchio intorno alla Cina al di là dei suoi confini, ma non troppo lontano. In uno spazio ben definito, come per la cultura, la civiltà e il potere, la Cina è una sorta di centro di egemonia che, rispetto ad altri Paesi vicini alla Cina, è una vera e propria forza trainante.

È un impero, non solo nel senso tradizionale del termine, ma anche nell’idea di unità politica nazionale unificata. Un impero non è uno Stato politico, ma qualcosa di più: un sistema. A questo proposito si può citare il Tianxia (天下). È qualcosa che unisce più di un soggetto politico e può espandere la propria influenza su uno spazio più ampio.

Così, infine, la Cina è Tianxia (天下).

Tutte queste definizioni non devono essere considerate in senso assoluto, poiché possono essere applicate alla Cina solo se si aggiunge “una delle tante, non unica”. È una civiltà, ma ce ne sono altre. È un grande spazio, ma ce ne sono altri. È una cultura, ma ce ne sono altre. La Cina è una potenza, ma ci sono altre potenze. La Cina è un polo, ma ci sono certamente altri poli. La Cina è un’egemonia, ma ci sono altre egemonie. La Cina è un impero, ma ci sono altri imperi. Questo è esattamente ciò che abbiamo sostenuto con Zhao Tingyang riguardo al significato di Tianxia (天下). Lo spiegherò più avanti, ma secondo me il punto di divergenza con Zhao Tingyang è che la Cina è una delle possibili Tianxia (天下), non l’unica, perché ci sono altre strutture globali. Per esempio, c’è il concetto americano di mondo globale; si può immaginare il concetto multipolare di mondo globale e c’è un investimento cinese nella globalizzazione sotto forma di organizzazione universale basata sulla teoria della Tianxia (天下 体系). Dobbiamo considerare questo progetto come uno dei tanti. Zhao Tingyang, fondatore e autore della teoria Tianxia (天下 体系), ha affermato che il suo concetto è stato dirottato da un professore americano che ha scritto un libro sulla Tianxia americana. Secondo questo professore, solo la Tianxia americana è la vera Tianxia e quella cinese è solo una versione provinciale. Questo significa che si può proporre il proprio sistema globale, ma non si può essere sicuri che venga accettato da tutti gli altri, almeno in teoria.  C’è una lotta per il Tianxia (天下). Questo è già importante perché gli studiosi americani stanno iniziando a prendere in prestito i concetti cinesi – questo è un segno molto grande e positivo, un vero segno di multipolarità.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

9 luglio 2022