Dugin a Shangai: la Cina nelle Relazioni Internazionali – Quarta lezione [3]

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di Aleksandr Dugin

Ora vediamo quanto sia profonda l’identità cinese. Quando parliamo dello Stato cinese, 中国(Zhōngguó), possiamo dire che esiste un’identità nazionale sostenuta dallo Stato cinese. Questo significa che le cose che ho menzionato esistono solo grazie allo Stato, allo Stato confucianista, allo Stato imperiale, allo Stato comunista – in tutta la storia cinese, c’è stato uno Stato che ha promosso questi valori, i valori della cultura cinese, con un sistema educativo, tradizioni e stile di vita – tutto si è basato su queste prosecuzioni dell’identità cinese. Ma quando andiamo a China Town (唐人街) in Occidente, non c’è alcuno Stato cinese. Non è necessario seguire questa strada andando all’estero e si possono facilmente accettare i valori di altre culture. A volte non ci sono ostacoli. Ma a Washington, nei giorni nostri – ci sono stato nel 2005 – vicino alla Casa Bianca, c’è un’enorme Chinatown dove tutti sono cinesi – con ristoranti cinesi, nomi cinesi, cibo cinese e cinesi che parlano cinese. Non sono obbligati, non c’è uno Stato che li obbliga a essere cinesi, ma preferiscono rimanere cinesi. Quindi qui abbiamo qualcosa di più di un’identità costruita artificialmente. Abbiamo qualcosa di più profondo. Se diciamo che cambiando lo Stato cinese si riceve un’altra cultura, Chinatown è un grande esempio che non è così semplice. A volte i cinesi vivono all’estero per 10, 20, a volte 30 anni, tornano in Cina e sono totalmente devoti al Partito Comunista, all’identità cinese e al confucianesimo.

Questa è la grande resistenza dell’identità. L’identità non riguarda solo lo Stato, la nazionalità e l’istruzione, ma è molto più profonda. L’identità cinese può essere preservata, sviluppata, affermata e conservata in situazioni e società diverse. Tra i cinesi in Cina e i cinesi all’estero esiste un’importante relazione dialettica. L’identità cinese può esistere al di fuori dello Stato e se si chiede ai cinesi all’estero che tipo di ordine preferiscono, preferiranno quasi totalmente l’ordine e lo stile di vita cinese. È una questione esistenziale. Il termine “cinese” è definito dalla cultura cinese, non dalla struttura esterna dello Stato o della società. Il significato dell’identità cinese è tale che è già incluso in essa. All’esterno, le cose possono cambiare, mentre all’interno ci può essere un equilibrio – questa è la relazione-stato. Ad esempio, si può modernizzare una parte della società, ma altre parti saranno più conservatrici, al fine di preservare l’equilibrio. Si tratta di un’identità cinese flessibile, non radicale, inclusiva, basata sulle relazioni e molto stabile. È eterna, come le stagioni o il Mandato del Cielo: potete perderla con un imperatore o un sistema, ma la ritroverete sicuramente con un altro. Si può tornare allo stesso punto e iniziare il ciclo successivo, l’anno successivo.

Ciò che si evince da questa analisi, da questo confronto tra lo Stato cinese e Chinatown, è che l’identità cinese è più profonda di entrambi. Lo Stato cinese e i cinesi che vivono fuori dalla Cina hanno un principale denominatore comune. Lo chiamo il Dasein cinese (汉的此在). Dasein (此在) è il termine di Heidegger. Non credo che dovremmo usare qui il concetto di Zhōngguó (中国) perché è troppo politico, nazionale o legato allo Stato. Dovremmo usare qui Han (汉), che è proprio il nucleo del Dasein cinese (汉的此在). Ci si può trasformare in nomadi Han del Nord o nella popolazione del Sud della Cina, ma Han è il nucleo dell’identità cinese. L’essere Han è esistenziale e ontologico.

Possiamo descrivere il Dasein cinese (此在) utilizzando i metodi di Heidegger in termini di Essere-Cinese. Non si può essere senza essere prima cinesi. Essendo cinesi, si capisce cosa significa Essere per i cinesi, ma senza questo non si ha accesso a questa comprensione esistenziale. Essere-nel-mondo, Im-der-Welt-Sein, viene qui tradotto come Essere-nel-mondo cinese. Il mondo cinese non significa Zhōngguó (中国), lo Stato cinese, ma è il mondo che interpretate, vedete e create nel corso di questa interpretazione. Si può vivere in un mondo cinese vivendo all’interno o all’esterno della Cina. L’essere-con, Mit-Sein in tedesco, un altro concetto di Heidegger, è il nucleo dell’identità cinese, poiché non si può essere soli, ma sempre circondati da altri cinesi. Si è con la propria famiglia, con gli antenati, con l’altro, con il sistema di scrittura cinese, con i propri pensieri. Questo è il dialogo cinese. Si è sempre con. Con cosa? Con qualcosa di cinese.

L’essere-verso il cinese-morte è la definizione più radicale dell’essere-qui, o Dasein (此在). Una volta ho detto all’ultimo discepolo vivente di Heidegger, il professor Friedrich von Hermann di Friburgo, che credo in una molteplicità di Dasein – non c’è un solo Dasein universale per tutti, perché ci sono culture diverse e le loro diverse descrizioni dell’Esserci. Ha detto che Heidegger non avrebbe approvato questo, perché Heidegger credeva nell’universalità del Dasein (此在), e l’argomento per questo è l’universalità della Morte. Ho risposto: Niente affatto! Nelle diverse culture ci sono morti diverse. Per gli atei, la morte è la fine di tutto. Per i cristiani, il modo di morire si basa sull’anima e sul viaggio post-mortem in Paradiso e in Cielo. Sono esperienze completamente diverse. Penso che esista o debba esistere una concezione cinese della morte inscritta nella cultura cinese del ritorno degli antenati. La famiglia, la casa, la tradizione sono più importanti della morte. Entrando nella Morte o venendo al mondo, c’è questa rotazione circolare. Non si tratta di una sorta di interruzione della continuità. C’è continuità nella Morte. Potrebbe esserci una morte cinese, molto speciale. Essendo russo, potrei parlare di più del significato e del modo russo della Morte, ma lascio a voi il compito di esplorare meglio questo esistenziale del Dasein cinese (此在).

Per quanto riguarda il Logos cinese, questo è una parte più evidente dell’identità cinese perché è esplicito. Se l’identità esistenziale è implicita, o nascosta al livello esistenziale, di base, della presenza nel mondo, il Logos è abbastanza chiaro. Nella società tradizionale, abbiamo il Logos cinese con Confucio, Laozi e il Buddismo cinese – questi sono i tre grandi sistemi della cultura e della società tradizionale cinese. Tianxia (天下) è proprio un concetto tradizionale, non immaginato dal professor Zhao Tingyang. Nel testo dello Zhuangzi c’è un capitolo chiamato “Tianxia”. È il 33° e l’ultimo nella divisione tradizionale dell’intero libro (Capitoli vari -雜篇 Zapian).

Ordine etico e meritocrazia. Il professor Daniel Bell ha scritto un libro molto interessante sul modello cinese di meritocrazia, che consiglio: “The China Model: Political Meritocracy and the Limits of Democracy”[1].

Esistono quindi sistemi molto espliciti di comprensione dell’identità di base a livello di Logos. Tutte le definizioni che abbiamo usato all’inizio si trovano qui, molto ricche, con dettagli, in libri, sistemi e scuole. Si tratta di un enorme patrimonio culturale e intellettuale basato sull’identità cinese.

Nella società moderna c’è un’altra forma del Logos cinese: Mao Zedong, il socialismo e la modernità cinese sono una sorta di nuova forma del Logos cinese adattata alle nuove sfide della vostra storia. Nella vostra situazione attuale, questo è importante quanto l’eredità dell’identità cinese tradizionale. Sono nomi nuovi per le cose. Confucio diceva che bisogna migliorare i nomi delle cose. Mao Zedong ha migliorato alcuni nomi per adattarli alla realtà senza distruggere le relazioni tra le cose, pur mantenendo la stessa identità cinese. In questa situazione, Deng Xiaoping ha aggiunto a questa visione alcune nuove caratteristiche, come l’apertura all’Occidente – ma non per rinunciare alla propria identità, bensì con la flessibilità di potenziare la propria identità, per rimanere cinesi nel nuovo mondo globale.

Non è la globalizzazione che sta usando la Cina. È la Cina che sta cercando di usare la globalizzazione. Questo è molto interessante, ma molto pericoloso, perché entrando in un mondo che non è cinese ed è organizzato su una serie di concetti e valori completamente diversi, è facile perdere l’identità. Forse non per voi, perché abbiamo scoperto che la vostra identità è così forte che potete accettare questa sfida. Questa è la differenza tra la storia cinese e quella russa. L’identità russa non è così forte. Venendo incontro all’Occidente, abbiamo fallito, abbiamo perso il nostro Paese e quasi la nostra anima. All’ultimo momento è apparso Putin. La nostra situazione era estremamente critica negli anni ’90 e, entrando nella globalizzazione, l’abbiamo accettata troppo profondamente, abbiamo lasciato che entrasse troppo in profondità nel nostro sistema e ha quasi distrutto la nostra società.

Ora stiamo arrivando alla futura società cinese, quella che io chiamo la Grande Sintesi della società tradizionale e moderna. È proprio questo che dichiara il compagno Xi Jinping. Egli dichiara il Sogno cinese. Il Sogno cinese non è solo un’imitazione del sogno americano, con consumi e comodità, ma è il sogno di riaffermare la propria identità eterna in nuove condizioni, di unire la società tradizionale con i suoi valori e la società moderna. Si tratta proprio del confucianesimo e del maoismo, le tradizioni della Cina antica e della Cina moderna. È una sorta di post-modernità cinese o di futuro cinese. Questo è il Logos basato sul Dasein cinese (此在).

Per rafforzare e potenziare questo Logos per la futura identità cinese, potreste utilizzare alcuni autori europei molto critici nei confronti del Logos europeo e della modernità europea, che sono molto utili per promuovere la vostra comprensione dell’Occidente.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

12 luglio 2022