E adesso che fare? Niente!

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di Roberto Siconolfi

Lenin nei suoi scritti rivoluzionari, prima della presa del potere a un certo punto si domandò in senso strategico e politico “che fare?”, e quello scritto servì ulteriormente ad elaborare la sua strategia rivoluzionaria.

Bene oggi a una domanda del genere cosa rispondere?

Non lo so e non lo posso sapere per tutti gli altri, ma vi posso dire io cosa faccio: niente!

Siamo troppo abituati a reagire alle situazioni e non invece a metabolizzarle per poi far emergere l’atteggiamento se non la soluzione giusta per i problemi.

Lo stesso vale in ambito politico.

Dobbiamo fare, organizzare, sentirci, chiamarci, federare, unire, attaccare, protestare, manifestare, informare, condividere, ecc.

Proviamo invece ad invertire il meccanismo dell’azione e a non reagire quando accade qualcosa ma ad “agire”.

Agire sempre, comunque, costantemente, indipendentemente da ciò che accade o non accade, indipendentemente dal risultato e ancor di più se il risultato deve essere una medaglietta per noi.

Io continuo a fare quello che ho sempre fatto, perché è quello che mi piace fare e che sento di fare.

Quando c’è da scrivere scrivo, quando c’è da scendere in piazza scendo in piazza, quando c’è da parlare parlo, quando c’è da fare un’azione faccio un’azione, quando c’è da fare una riunione faccio una riunione e via discorrendo fino alla mia vita “privata” (faccende domestiche, spesa, uscire con amici, ecc.).

E faccio tutto questo talvolta anche sapendo che non produrrà il risultato utile, ma lo faccio lo stesso, fino alla fine!

Proviamo a iniziare a ragionare così e a non fare le cose in reazione a quello che stabilisce qualcun altro, in questo caso lo Stato, e che non significa non protestare con forza al momento opportuno, ma farlo da un’altra ottica, da uomini veramente liberi, perché “interiormente liberi”.

Proviamo a non fare più le cose tanto per farle, perché così si fa e così si deve.

Ad esempio, a non fare manifestazioni annoianti se non mortifere, dove si respira un’aria mortifera, perché fatta da gente mortifera, che fa le cose “tanto per” e non portando tutta la sua carica, la sua “potenza”.

Già la potenza! La potenza si genera, si coltiva, si alimenta, la si raffina, la si smussa o la si affila.

E coltiviamo l’essere per generarla, e coltivare l’essere significa essere ciò che si è e fare ciò che va fatto!

Il politico faccia il politico, il filosofo faccia il filosofo, il produttore faccia il produttore, il guerriero faccia il guerriero, ecc.

E laddove sorge il momento giusto per la tanto decantata “unione”, allora ci si unirà.

Ma unitevi prima in voi stessi!

Tutto il resto è agitarsi a vuoto!

Diffidate da chi vuole fare!

Date alla realtà il tempo di manifestarsi!

Brillerà quando brillerà… (antico detto popolare)

Foto: Idee&Azione

28 settembre 2022

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