E gli infelici gridavano: “ma questa è una vergogna” – o di come lo Stato moderno Demiurgo è condannato all’infelicità

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di Lorenzo Centini

C’è un’osservazione di Costanzo Preve molto poco evocata, la quale tuttavia meriterebbe ben altro studio: il comunismo storico novecentesco fallì non, come asseriscono i trotskisti, perchè dismise la Rivoluzione, ma proprio perchè non seppe trovare il modo di impostare una quotidianità reale. Il Comunismo Storico Novecentesco morì per non aver voluto trasformarsi in uno stadio di civiltà e per esser voluto rimanere un cantiere infinito, pieno di “farò” e di “bisogna fare”.

Nessuno stadio di civiltà può reggersi se si conferisce obbiettivi. La monarchia medievale non durò, nei suoi cambiamenti, quasi mille anni perchè realizzò opere e si prefisse scopi. Ugualmente la democrazia elettorale che viviamo, in Occidente, si dissangua perchè rimane ” a progetto”.

Il Re medievale stava in mezzo alle sue città e campagne come un drizzatorti. Uno di quei dispositivi che quando ti avvicini alle strisce bianche ti sterzano, magari bruscamente, all’interno della carreggiata. Era soprattutto giudice, perchè la malignità e l’infingardia degli uomini è senza fine. Due cose faceva il Re: risolveva controversie e difendeva il regno. Al potere regio si chiedeva infatti di essere “Giusto”, cioè di essere “nel giusto”, cioè di mantenere “nel giusto” il consorzio umano.

Ogni moderna Costituzione, a confronto, è un compitino di seconda elementare. “Come dovrebbe essere il mondo secondo te Christian?” “In pace signor Maestro, e in cui tutti lavorano, e pieno di scienza, coscienza e gentilezza”. E così le nostre repubbliche difendono il lavoro, sostengono il risparmio, incentivano l’uguaglianza di genere, tutelano l’ambiente e così via. Un compitino di seconda elementare, peraltro, improbo perchè a strumenti migliori, tecnicamente, corrispondono anche limiti maggiori. Per mettere una tassa un Re medievale doveva ottenere il consenso dei parlamenti e delle città, un Primo Ministro deve muovere una macchina celeste fatta di uffici, commissioni, organizzazioni di settore ecc.

La civiltà Occidentale e la democrazia parlamentare si usurano alla stessa velocità col quale si pongono obbiettivi improbi e irraggiungibili. La stessa forma di governo e di Stato “che devono fare”, “che si devono occupare di” ha come effetto diretto un grande quid di frustrazione che viene elaborato in modo vario; ora dicendo che la Costituzione “deve essere attuata compiutamente” ora che “La classe politica è uno schifo” etc.

Il comunismo storico ha rappresentanto il fallimento supremo in questo senso perchè non lo ha solo proclamato, lo ha proprio inserito nel DNA. “Ancora uno sforzo compagni” può durare una guerra civile, non per sempre.

Se si rimane nella cornice dello Stato come agente, della società che “deve cambiare” e delle ingiustizie che “devono essere sanate” il risultato sarà ben oltre il Grande Reset; la società civile diventa transumana perchè non accetta di essere imperfetta ed entra in una sequela infinita di interventi prima cosmetici e poi sostanziali. Prometeo scopre il fuoco perchè attizza un fuoco, e il fuoco non può far altro che bruciare.

D’altronde non si vede come si possa evitare questa cornice. Tornare indietro non si può giacchè la società “pre-prometeica”, nella quale lo Stato era un autopilota, prevedeva totale rigidità morale e un grande autocontrollo: nonchè, banalmente, circa 6 miliardi di umani in meno e l’assenza di microchip, trafori e aerei. Includere il fallimento programmatico nella Democrazia richiederebbe un tanto di realismo che un mondo di Grete Thurnberg semplicemente non ha; e in più non si capisce in che modo la società civile riprodurrebbe se’ stessa se non scoprendosi ogni cinque anni fallimentare e provando a tirarsi su per i capelli.

Chiediamo troppo a noi stessi e ci cuciamo ogni giorno, politicamente, un cappello di fallimenti.

Foto: Idee&Azione

15 ottobre 2022

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