Elezioni sottotono

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di Costantino Ceoldo

 

Il 25 settembre si svolgeranno le elezioni politiche in Italia. Manca poco meno di una settimana e il nostro Paese avrà un nuovo parlamento, un nuovo governo e un nuovo primo ministro.

I sondaggi danno per favorita la coalizione sovranista di centro destra: Forza Italia (il vecchio inscalfibile Silvio Berlusconi), Lega Nord (Matteo Salvini, un po’ appannato e in calo di consensi) e Fratelli d’Italia (Giorgia Meloni).

In particolare, il partito fondato nel 20212 dalla senatrice Meloni sembra proprio godere di un exploit di consensi che porteranno “io sono Giorgia” a diventare primo ministro, e quindi la prima donna a ricoprire questo incarico nella storia della nostra repubblica.

Ma vi prego: non paragoniamola a Margaret Tacher. È troppo presto e “io sono Giorgia” è pure più bassa di statura.

La Sinistra uscirebbe così sconfitta dal voto del 25 settembre e il Partito Democratico Italiano (l’ex Partito Comunista Italiano) finirebbe all’opposizione assieme ad alcuni partitini organizzati in liste centrate su un singolo portavoce e che costituiscono le attuali naturali metastasi di quello che un tempo era il partito dei lavoratori e dei proletari. Non che stare all’opposizione cambi qualcosa per i nostri ex comunisti convertiti al libero mercato: anzi, meglio, così possono governare senza responsabilità come hanno fatto quasi sempre da Mani Pulite in poi. Sono chiaramente passati i tempi della proprietà privata come crimine imperdonabile e oggi, nel mondo fluido del gender e del riscaldamento globale è meglio scegliere come padrone Mario Draghi e come Dio il denaro, magari assieme alla falsa scienza di vaccini sperimentali imposti col ricatto durante una psico-pandemia.

La Destra (sic) non è tanto migliore, ma almeno non si presenta come il partito de iBuoniTM, che hanno come soluzione ad ogni problema un (non troppo) accattivante sorriso arcobaleno.

C’è un terzo schieramento in corsa, che però ha poche o nessuna possibilità di successo: è la galassia delle “forze anti-sistema” (sic) che, siccome si sono prefisse tutte un obbiettivo facile da raggiungere, si presenta frammentata e divisa piuttosto che come blocco unico e compatto.

Gianluigi Paragone fonda il suo partito Italexit nel 2020, dopo essere stato espulso dal Movimento 5Stelle a causa di disaccordi politici con i suoi ex compagni politici, e dichiara di voler portare l’Italia fuori dall’Europa come ha fatto Boris Johnson con l’Inghilterra. Ma l’Italia di Paragone non è l’Inghilterra di BoJo e non basta neanche dire di essere contro i vaccini obbligatori e il Green Pass dei nazisti.

Vita di Sara Cunial (anche lei ex 5Stelle) è anch’essa contraria ai vaccini obbligatori e al Green Pass, è contraria ad appoggiare l’Ucraina ma non si sbilancia sull’uscita dell’Italia dall’Europa.

Italia Sovrana e Popolare della coppia Francesco Toscano e Marco Rizzo ripropone i temi degli altri due movimenti e sottolinea la necessità per il nostro Paese di essere indipendente, sovrana, in Europa e nel mondo. Toscano è un giornalista ben noto in Italia e Rizzo un comunista ortodosso. Forse una strana coppia ma, se crediamo alle loro intenzioni, perché non si sono uniti agli altri due partiti di opposizione? È una domanda che vale anche per Italexit e Vita, chiaramente.

Così, invece di avere un blocco unico e compatto con nomi di valore, (per esempio il dottor Andrea Stramezzi [1] che è candidato con Italexit o l’avvocato Renate Holzeisen che è candidata con Vita e che si è impegnata moltissimo a difendere le persone che rifiutavano le imposizioni vaccinali), abbiamo un insieme incoerente e frammentato. Si sa, quando c’è di mezzo la purezza c’è sempre qualcuno più puro di te che ti epura. E quindi un candidato era massone, un altro fascista, un altro falsamente antisistema, un altro semplicemente squinternato o antipatico e così via. L’azione politica dei nuovi, eventuali, parlamentari sarà perciò inevitabilmente limitata e frammentata come il blocco virtuale a cui appartengono. A beneficiarne sarà, alla fin fine, più il loro conto in banca che la nostra nazione e questo perché si muovono da soli, senza la coordinazione di un vero partito che li contenga e li unifichi.

C’è anche un quarto blocco, quello dei disillusi che non andranno a votare. Qui i numeri previsti variano arrivando perfino al 60% di astenuti. Le elezioni politiche non hanno un quorum minimo per essere valide. Ci potrebbe essere un’astensione del 95% ma le elezioni resterebbero valide e il restante 5% determinerebbe comunque il nuovo parlamento e il nuovo governo. Quindi attenzione a non andare a votare.

E i programmi politici?

Destra e Sinistra sono identiche in politica estera: atlantismo, lealtà a Washington e al Natostan, pieno supporto all’Ucraina aggredita dai cripto-fascio-comunisti del Cremlino, nei cui cupi e sinistri corridoi si aggira baba jaga Putin. E quindi mentre Volodymyr Mahatma Gandhi Zelens’kyj potrà continuare a suonare il pianoforte con il suo pene e farsi qualche striscia di coca quando è troppo stressato dalle fatiche di condurre una guerra per conto terzi, gli italiani passeranno un inverno orrido grazie a governi che continuano le sanzioni contro la Russia, sanzioni che sono una martellata sui piedi italiani e non su quelli russi.

Avremo un bellissimo orrido inverno, con un continuo stillicidio di negozi, palestre e fabbriche grandi e piccole che chiudono a causa delle bollette del gas e della corrente elettrica schizzate alle stelle, case fredde o mal riscaldate se non buie. Avremo poca luce e poco gas ma molti più disoccupati e le inevitabili, democratiche, manganellate della polizia sui manifestanti che protestano.

Ci dicono che questo è il prezzo della democrazia ma non è così: è il prezzo della demenza che regna a Washington e Bruxelles e della continua sudditanza del nostro Paese a tutte le organizzazioni internazionali a cui aderisce. È il prezzo di avere governi di merda.

Passare da “lavatevi spesso le mani” a “fatevi poche docce, brevi e con l’acqua fredda” è bastato davvero un attimo…

In politica interna, iBuoniTM si dichiarano fedeli all’“Agenda Draghi” che poi è l’agenda Soros e quindi… più immigrazione!, più tagli al bilancio!, più austerità!, più tutte quelle altre cose che hanno trasformato l’Italia, una volta un Paese molto prospero, nella quasi latrina d’Europa.

La Destra, sotto la guida di “io sono Giorgia” ha confermato che seguirà… l’“Agenda Draghi”. O forse no. Non si capisce bene. Di sicuro la senatrice Meloni giura sul cielo e sulla terra che non toccherà la legge sull’aborto e il suo governo non farà nulla che ricalchi la decisione della corte suprema americana sulla sentenza Roe-Wade.

I programmi dei due blocchi principali sono così simili da risultare di fatto indistinguibili. Per cui mi è nata l’impressione che entrambi le parti giochino per perdere, perché sarà meglio essere all’opposizione che al governo quando i nodi verranno tragicamente al pettine nei prossimi mesi. Purtroppo, non possono essere entrambi all’opposizione e Mario Draghi ha già fatto la parte di lavoro che gli era stata assegnata e non è detto che ritorni per capeggiare un ennesimo governo di unità nazionale che pianti qualche altro chiodo sulla bara dell’Italia.

Certo, c’è sempre la polizia con le sue democratiche manganellate ma non è detto che basti. In questo caso cosa succederà?

Aspettiamo… Tanto manca davvero poco al 25 settembre.

E dopo, che Dio ci aiuti.

[1] https://english.pravda.ru/opinion/152384-matter_duty/ 

Foto: Idee&Azione

20 settembre 2022

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