Fantasmi campisti

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di Lorenzo Centini

Sì, esiste una ossessione campista in una parte del pensiero antiamericano e “rossobruno”. Esiste per ben precisi motivi di carattere più che ventennale e il suo rafforzamento è dovuto all’euforia politicistica innestata dall’Alt-Right dal 2016 con la presidenza Trump e poi con la coda del riposizionamento sul COVID.

Geopoliticismo, Politicismo/Viganismo (chiamiamolo così) sono malattie, come tutti gli -ismi, ma non tutte le malattie hanno uguale intensità e mortalità.

Quando ci si schiera a difesa di un potere costituito come il governo Tokayev in Kazakhstan e lo si fa cum grano salis di solito non si nega l’estrema disfunzionalità di certe esperienze di governo. Come, illo tempore, schierarsi a difesa del governo Rohani (sommosse per l’acqua 2018-2019) non voleva dire misconoscere il carattere composito e le debolezze di questi governi e queste esperienze.

Vuol dire prima di tutto riconoscere che in nessun paese del mondo esistono classi popolari e lavoratrici abbastanza forti, spesse e lucide da portare una critica a tali disfunzioni E INSIEME evitare di prestarsi come massa di manovra per governi che quelle disfunzioni peggiorerebbero e basta.

Per intenderci: superate le fasi adolescenziali bisognerebbe capire che prima ancora che difendere/auspicare il socialismo i socialisti dovrebbero A) difendere lo Stato e le sue prerogative contro poteri transnazionali B) Riflettere sullo scenario Reale che un cambiamento può portare. Oggettivamente in tutti questi scenari il campismo è una malattia, ma è comunque realistica nel riconoscere, forse pessimisticamente, che nessuna soggettività politica, ad oggi, ha la benché minima fibra per essere qualcosa di diverso che agente del chaos e della distruzione delle prerogative Statali.

Non si chiama “voler insegnare ai khazaki cosa vogliono” o “Fare i conti in tasca ai birmani”. Un camionista khazako che scende in strada perchè il costo della benzina lo rende immediatamente improduttivo o un contadino birmano che scende in strada contro la Giunta perchè il capetto locale gli vuole trasformare le terre in un resort per cinesi hanno tutte le ragioni di questo mondo. Noi europei e occidentali però osserviamo gli sviluppi, con i nostri fallibili metodi, per ciò che concerne noi, e cioè il lungo termine e medio termine dello sviluppo: il mantenimento in piedi di forme di aggregazione politica con vaghe possibilità anticapitalistiche e aperture a mondi migliori e nuove. Ergo puntare sul pessimismo, cioè non confidare nella capacità di essere alternativa dei lavoratori khazaki non è “campismo” o spocchia ma semplice osservazione di un dato reale reiterato nel tempo.

Poi, se si ritiene che esistano altri soggetti politici capaci di costruire alternative socio-economiche oltre gli Stati, e quindi si crede nella capacità totale dei lavoratori di farsi da sé la loro realtà – e ciò sia detto senza ironia – la questione è diversa. Ma a volte è meglio peccare di pessimismo che di entusiasmo.

Foto: Idee&Azione

9 gennaio 2022