Farewell to Donetsk

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di Lorenzo Centini

Nella (probabile) onda di riflusso il vero sconfitto è l’esperienza autonoma della Repubblica di Donetsk.

Putin si ritira (o meglio, evita di continuare a premere) perchè gli pare d’aver ottenuto due importanti passi avanti: ha stoppato in modo convincente l’iter di entrata della NATO dell’Ucraina e ha introdotto un piccolo iato tra gli europei e gli americani nelle questioni orientali.

Il primo scopo lo ha ottenuto perchè pure gli ucraini hanno smesso di menzionare l’entrata nella NATO pure come ipotesi di pressione.  Ormai solo la NATO stessa rimette la libertà di Kiev di accedere alla Alleanza Atlantica sul piatto: Stoltenberg non ha voci a suo sostegno chiare nemmeno oltreoceano. Putin anche oggi con Scholz è stato ferreo: “Mai la NATO ai nostri confini”. Chiaro e semplice, detto ad alta voce. Scholz uscito per la conferenza stampa non blatera ad mentulam canis sulla libertà di ciascuna nazione di autodeterminarsi (lo sentite questa fragranza di realismo?) bensì una verità lampante: “La sicurezza non può essere costruita contro la Russia”.

Non sono parole leggerine. Sono parole pesanti. Dette da un governo che solo qualche mese addietro adduceva scuse burocratiche scartoffiesche per impedire i lavori del Nordstream 2. Parole che sono quanto di meno antirusso la politica europea abbia prodotto negli ultimi dieci anni. Parole che sono DDT per la politica americana che ha invece costruito la propria presenza in Europa sull’assunto che la sicurezza europea si costruiva contro la Russia.

Il secondo scopo, appunto. Dividere, almeno a parole, europei e americani. Mentre Macron e Scholz dialogavano, intessevano, parlavano, facevano girare le ruote del cervello, oltreoceano si isteriava a tutto spiano. Perfino Kiev, che è davvero il vaso di coccio supremo, ha dimostrato di gradire più la serietà europea agli starnazzi americani tutti fissati su attacchi imminentissimi.

Non male questi due obbiettivi per una crisi in cui non si è sparato.

Chi sono gli sconfitti? Americani, anche se non lo diranno. E, diciamocelo, i popoli di Donetsk e Luhansk. Sconfitti perchè già la loro autonomia politica era ridotta al lumicino, e ora annichiliti da quel voto troppo prematuro della Duma russa, che sembra esser fatto apposta dai falchi moscoviti contro i piani di distensione ragionata russi per indebolire l’unico piano politico su cui si può (sigh!) dialogare, cioè il Minsk2. Putin ha accettato per la soggettività filorussa popolare in Ucraina Minsk2 e l’agenda europea, che cucirà per Donetsk e Luhansk un futuro simil-Repubblica SRPSKA in Bosnia, vedrete.

Un peccato. Nel breve e tormentantissimo lasso di tempo in cui le Repubbliche popolari hanno vissuto davvero e sono fiorite ci hanno confortato molto. Le ricorderemo come patria di grandi uomini e di esperimenti politici ed economici interessanti.

Foto: Alexander Nemenov/AFP

16 febbraio 2022